SIMON SCARROW.
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ROMA O MORTE.
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Ciclo: Aquile dell'Impero 4.
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Parte 1.
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Titolo originale: The eagle and the wolves. 2003. Eagles of the empire series.
Traduzione di: Milva Faccia.
2012. Newton Compton, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale fornita da: Amedeo Marchini.
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Presentazione.
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Quarto volume del ciclo Aquile dell'Impero.
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L'AUTORE.
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Simon Scarrow  nato a Lagos, in Nigeria quando ne era ancora la capitale, da genitori inglesi. Ha vissuto in molti paesi, tra cui Hong Kong e le Bahamas, prima di stabilirsi in Inghilterra, dove si  laureato all'Universit dell'East Anglia a Norwich, dopo di che si  dato all'insegnamento, come professore di letteratura, prima all'East Norfolk Sixth Form College e poi al City College Norwich.  considerato un grande esperto di storia romana ed ha sempre alternato all'insegnamento ed alle conferenze la sua grande passione: la scrittura. Nel 2005 ha lasciato a malincuore l'insegnamento per potersi dedicare totalmente ai suoi libri. Per approfondire le sue conoscenze, e poterle poi riportare nei suoi romanzi, ha effettuato numerosi viaggi in Italia, Grecia, Turchia, Giordania, Siria ed Egitto.
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Al momento Simon Scarrow ha pubblicato 38 romanzi di cui ben 37 di genere storico. Molto famosa la sua prima serie di romanzi, successivamente denominata Eagles of the Empire, Aquile dell'Impero, tutta incentrata sulla storia dell'Impero romano, composta finora da 18 libri scritti fra il 2000 ed il 2019. Dal 2006 al 2010 Scarrow ha pubblicato una seconda serie di romanzi, denominata Revolution Series, composta da quattro opere, con un'ambientazione diversa, ovvero a cavallo dell'Ottocento e con protagonisti Napoleone Bonaparte e Arthur Wellesley.

Tra il 2012 ed il 2013 Scarrow ha pubblicato una terza serie, denominata Arena, formata da cinque romanzi, ancora ispirati al mondo dei gladiatori dell'epoca romana. Tra il 2014 ed il 2015 ha inoltre pubblicato una quarta serie di cinque romanzi, denominata Invader, I conquistatori, in cui si approfondiscono le gesta della Seconda Legione di Roma gi trattate nei primi romanzi della "Eagles of the Empire Series".
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Dal 2011 al 2014 Scarrow ha pubblicato una ulteriore serie di quattro romanzi, detta Gladiator Series, in una collana dedicata ai ragazzi, che narrano le vicende del giovane Marco Cornelio Primo ambientate nel mondo dei gladiatori. A differenza delle altre serie, che raccontano episodi del primo secolo dopo cristo, in questa i protagonisti vivono nel mondo romano del primo secolo avanti cristo. Infine, nell'arco del 2019 Scarrow ha completato la pubblicazione di una serie di cinque romanzi, detta Pirate series, che approfondiscono la vita e la carriera del pirata Telemaco gi visto in romanzi precedenti.
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Dopo aver prodotto altri romanzi singoli, nel 2017 Simon Scarrow, per la prima volta, ha lasciato il romanzo storico per realizzare un thriller, intitolato Playing With Death, uscito in Italia nel 2018 con il titolo L'ultimo testimone. Per questo romanzo Scarrow si  avvalso della collaborazione del suo allievo Lee Francis. Simon Scarrow ha annunciato per l'agosto 2020 la pubblicazione, in Inghilterra, del suo nuovo lavoro ambientato durante la seconda guerra mondiale, dal titolo Blackout.
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Alla mia editor, Marion Donaldson, e a Wendy Suffield, lagente che lha convinta a leggere il mio primo libro.  stato un grande piacere lavorare con voi.
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Lorganizzazione di una legione romana.
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La Seconda Legione, come tutte le legioni, era composta da circa cinquemila e cinquecento uomini. Lunit base era la centuria di ottanta uomini, comandata da un centurione, con un optio come vicecomandante. La centuria si divideva in sezioni di otto uomini, che condividevano una stanza nella caserma e una tenda durante le campagne. Sei centurie formavano una coorte e dieci coorti una legione; la prima coorte contava il doppio degli uomini rispetto alle altre. Ogni legione era accompagnata da un reparto di cavalleria di centoventi uomini, divisi in quattro squadroni, che fungevano da ricognitori e messaggeri. In ordine discendente, i ranghi principali erano: Il legato, un uomo di origini aristocratiche. In genere oltre la trentina, comandava la legione per cinque anni e sperava di farsi un nome in modo da lanciare la propria successiva carriera politica.
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Il prefetto del campo era un veterano, gi centurione capo della legione, allapice della carriera professionale di un soldato. Dotato di grande esperienza e integrit, toccava a lui il comando della legione se il legato era assente o fuori combattimento.
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Sei tribuni fungevano da stato maggiore. Di solito avevano da poco passato la ventina e servivano nellesercito per la prima volta, per fare esperienza amministrativa prima di occupare posti subalterni nellamministrazione civile. Il tribuno anziano aveva un ruolo diverso: era destinato a un alto incarico politico e, eventualmente, al comando della legione.
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Sessanta centurioni rappresentavano la spina dorsale dellesercito, relativamente alla disciplina e alladdestramento. Venivano scelti singolarmente per la loro attitudine al comando e per la prontezza a combattere fino alla morte. Di conseguenza, la percentuale di morti tra le loro file superava di gran lunga quella di altri ranghi. Il centurione pi anziano comandava la prima centuria della prima coorte ed era un individuo altamente decorato e rispettato.
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La catena di comando dellesercito romano nel 43 d.C.
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I quattro decurioni della legione comandavano gli squadroni di cavalleria e speravano nella promozione a comandante dei reparti di cavalleria ausiliari. Ogni centurione era assistito da un optio, che fungeva da attendente, con incarichi di comando di minore importanza. Gli optiones aspettavano un posto vacante nel centurionato.
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Sotto gli optiones cerano i legionari, uomini che si erano arruolati impegnandosi per venticinque anni. In teoria, bisognava essere cittadini romani per potersi arruolare, ma sempre pi reclute provenivano dalle popolazioni locali e la cittadinanza romana veniva conferita loro allatto dellarruolamento.
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Lo status pi basso rispetto ai legionari era occupato dagli uomini delle coorti ausiliarie. Venivano reclutati dalle province e fornivano allimpero romano cavalleria, fanteria leggera e altre abilit specialistiche. Al termine dei venticinque anni di servizio venivano ricompensati con la cittadinanza romana.
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CAPITOLO UNO.
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Fermi!, grid il legato alzando un braccio.
La scorta a cavallo dietro di lui tir le redini, e Vespasiano tese lorecchio per afferrare il suono
che aveva udito un momento prima. Non pi coperto dal pesante rumore di zoccoli sullaccidentata
pista nativa, il debole e aspro squillo dei corni di guerra britanni giunse dalla direzione di Calleva,
distante alcune miglia. La vasta e caotica citt era la capitale degli Atrebati, una delle poche trib
alleate di Roma, e per un attimo il legato si chiese se il comandante nemico, Carataco, avesse portato
uno sfrontato attacco alle retrovie delle forze romane. Se Calleva era sotto attacco...
Andiamo!.
Affondando i tacchi degli stivali nei fianchi del cavallo, Vespasiano si pieg sullanimale
spronandolo su per il pendio. Gli uomini della scorta, una dozzina di esploratori della Seconda Legione,
lo seguirono. Avevano il sacro dovere di proteggere il loro comandante.
La pista curvava in diagonale risalendo il versante di una cresta lunga e scoscesa, oltre la quale
scendeva verso Calleva. La citt era usata come deposito avanzato di rifornimenti per la Seconda
Legione. Distaccata dal grosso dellesercito comandato dal generale Plauzio, la legione aveva ricevuto
lordine di sconfiggere i Durotrigi, lultima delle trib del Sud che ancora combatteva per Carataco.
Solo quando i Durotrigi fossero stati distrutti, le linee di rifornimento romane sarebbero state
abbastanza sicure da consentire di continuare lavanzata verso nord-ovest. Senza approvvigionamenti
adeguati non ci sarebbero state vittorie per Plauzio, e la prematura celebrazione della conquista della
Britannia da parte dellimperatore sarebbe stata denunciata come una vuota montatura al popolo di
Roma. Il destino del generale e delle sue legioni  anzi, dello stesso imperatore  dipendeva da quelle
arterie sottili e troppo estese che alimentavano le truppe e che potevano essere recise in un sol colpo.
Regolari colonne di pesanti carri arrancavano dal vasto campo base allestuario del Tamesis  il
fiume che attraversava serpeggiando il cuore della Britannia  dove venivano sbarcati provviste ed
equipaggiamento provenienti dalla Gallia. Negli ultimi dieci giorni, la Seconda non aveva ricevuto
vettovagliamenti da Calleva. Lasciando le sue forze ad assediare una delle pi grandi fortezze montane
dei Durotrigi, Vespasiano si era diretto in tutta fretta verso la citt per controllare la situazione. Le
truppe erano gi a razioni ridotte, e piccoli gruppi di nemici attendevano nelle foreste circostanti, pronti
ad attaccare qualsiasi squadra in cerca di rifornimenti che osasse allontanarsi troppo dal grosso della
legione. A meno che il legato non fosse riuscito ad assicurare cibo per i suoi uomini, presto avrebbero
dovuto ripiegare verso il deposito.
Vespasiano poteva ben immaginare la collera con cui il generale avrebbe accolto la notizia di
un simile contrattempo. Aulo Plauzio era stato incaricato dallimperatore Claudio di guidare lesercito
romano con il compito di annettere allimpero la Britannia e le sue trib. Nonostante le vittorie ottenute
da Plauzio lestate precedente, Carataco aveva messo insieme una nuova armata e continuava a sfidare
Roma. La campagna dellanno prima gli aveva insegnato molto, e ora evitava di scendere in campo
contro le legioni, mandando invece contingenti di guerrieri ad attaccare le linee di rifornimento della
ponderosa macchina da guerra romana. Ogni miglio percorso dal generale e dai suoi legionari rendeva
quelle linee vitali sempre pi vulnerabili.
Pertanto, lesito della nuova campagna dipendeva dal successo delluna o dellaltra strategia. Se
Plauzio fosse riuscito a costringere i Britanni ad affrontarlo in campo aperto, allora le legioni avrebbero
avuto la meglio. Se i Britanni riuscivano a evitare la battaglia e ad affamare il nemico, avrebbero potuto
indebolirlo abbastanza da obbligare il generale a una pericolosa ritirata fino alla costa.
Mentre Vespasiano e la sua scorta galoppavano verso la sommit del crinale, il suono dei corni
diventava sempre pi assordante. Ora si udivano uomini gridare, il clangore delle armi e i tonfi sordi
delle spade sugli scudi. Nascosto dietro lerba alta sulla sommit della cresta, il legato osserv la scena
sul versante opposto. A sinistra sorgeva Calleva, unenorme distesa di tetti di paglia che coprivano
principalmente piccole e squallide abitazioni, circondata da un terrapieno e una palizzata. Una sottile
coltre di fumo di legna era sospesa sulla citt. Una striscia scura di terra fangosa indicava la pista tra
lalta torre di travi del corpo di guardia e il Tamesis. Su di essa, a meno di un miglio da Calleva,
cerano i pochi carri rimasti di una colonna di rifornimenti protetti da un esiguo numero di ausiliari.
Intorno ai difensori turbinava il nemico: piccoli gruppi di guerrieri pesantemente armati e truppe
leggere con frombole, archi e giavellotti, che lanciavano unincessante pioggia di proiettili sul
convoglio e la scorta. Il sangue scorreva dai fianchi dei buoi feriti, e la pista era cosparsa di cadaveri.
Vespasiano e i suoi uomini tennero a freno i cavalli, mentre il legato si sforzava di trovare una
soluzione in tempi brevi. A un tratto scorse un drappello di Durotrigi piombare alle spalle del
convoglio e avventarsi sugli ausiliari. Il comandante della colonna, chiaramente visibile nel suo
mantello scarlatto, in piedi sul sedile del conducente del primo carro, giunse le mani intorno alla bocca
per urlare un ordine, e il convoglio lentamente si arrest. Gli ausiliari respinsero abbastanza
agevolmente gli attaccanti, ma i loro camerati nelle prime file offrivano un bersaglio fin troppo facile al
nemico, e cos, quando i carri ripresero a muoversi, altri uomini della scorta giacevano a terra esanimi.
Dov la fottuta guarnigione?, brontol uno degli esploratori. Ormai dovrebbero aver visto il
convoglio.
Vespasiano guard le ordinate costruzioni del deposito fortificato che si estendeva lungo i
bastioni di Calleva. Piccole figure scure correvano tra i gruppi di caserme, ma non si notavano
concentrazioni di truppe. Si promise di ammonire severamente il comandante della guarnigione quando
fosse giunto allaccampamento.
Ammesso di arrivarci, pens, perch lo scontro si stava svolgendo proprio nel tratto fra la sua
squadra e le porte di Calleva.
A meno che la guarnigione non avesse fatto una sortita, presto gli ausiliari sarebbero stati
decimati al punto che il nemico avrebbe potuto spazzarli via con un ultimo assalto. Rendendosi conto
che il momento decisivo era prossimo, i Durotrigi incalzavano i carri sempre pi da vicino, lanciando
grida di guerra e percuotendo con le armi i bordi degli scudi per alimentare leccitazione della battaglia.
Vespasiano si strapp il mantello dalle spalle. Afferrando saldamente le redini con una mano,
sguain la spada con laltra e si gir verso i suoi.
Schierarsi!.
Gli esploratori lo guardarono sorpresi. Se aveva intenzione di attaccare il nemico, sarebbe stato
un suicidio.
Schieratevi, dannazione!, url il legato, e questa volta gli uomini ubbidirono
immediatamente, disponendosi ai suoi fianchi e approntando le lunghe lance. Appena furono in
posizione, Vespasiano abbass la spada con un gesto rapido.
Andiamo!.
Non vi fu alcuna precisione da campo di parata nella manovra. Il piccolo gruppo di cavalieri
piant i talloni nei fianchi delle cavalcature e si avvent gi per il pendio sulla massa caotica dei
nemici. Mentre il sangue gli pulsava nelle orecchie, Vespasiano si sorprese a dubitare dellassennatezza
di quella carica temeraria. Sarebbe stato pi semplice rimanere ad assistere allannientamento della
colonna e attendere che i vincitori si allontanassero trionfanti, prima di dirigersi verso Calleva. Ma si
sarebbe trattato di un atto di codardia, e in ogni caso quelle provviste erano assolutamente necessarie.
Perci strinse i denti e continu a galoppare verso i carri impugnando lelsa nella mano destra.
Ai piedi dellaltura, il rumore dei cavalli che si avvicinavano fece girare molte teste verso di
loro, e la grandine di proietti diminu dintensit.
L! Laggi!, grid il legato, puntando verso una linea disordinata di frombolieri e arcieri.
Seguitemi!.
Gli esploratori effettuarono una conversione mettendosi in riga e caricarono obliquamente
attraverso il declivio verso la fanteria leggera dei Durotrigi. I Britanni cominciavano gi a disperdersi
davanti ai cavalieri, mentre le urla di trionfo si spegnevano sulle loro labbra. Vespasiano not che il
comandante del convoglio aveva approfittato della diversione, e ora i carri stavano di nuovo avanzando
rumorosamente verso la salvezza delle mura della citt. Ma nemmeno il capo degli avversari doveva
essere uno sciocco, e un rapido sguardo gli rivel che la fanteria pesante e i cocchi da guerra si stavano
avvicinando per colpire la loro preda prima che raggiungesse le porte. Poco pi avanti, corpi tinti col
guado cercavano disperatamente di sfuggire ai cavalieri romani. Il legato scelse un grosso fromboliere
con una pelle di lupo sulle spalle e abbass la punta della spada. Allultimo momento, il Britanno
avvert la presenza del cavallo che piombava su di lui e volt la testa di scatto, gli occhi sbarrati dal
terrore. Vespasiano mir in un punto sotto il suo collo, ma improvvisamente il fromboliere si gett a
terra, e la lama lo manc.
Merda!, sibil tra i denti. Quei maledetti gladi della fanteria non erano efficaci a cavallo, e si
rammaric per non aver preso una delle lunghe spade da cavalleria come quelle dei suoi uomini.
Poi un altro guerriero gli si par davanti. Ebbe appena il tempo di scorgerne il fisico magro e
gracile e i capelli irti imbiancati di calce, prima di menargli un fendente al collo. Si ud uno scricchiolio
sordo, poi luomo cadde al suolo con un grugnito, mentre Vespasiano proseguiva al galoppo verso la
colonna. Lanciando unocchiata agli esploratori, vide che si erano fermati ed erano intenti a trafiggere
con le lance ogni Britanno rannicchiato tra lerba che riuscivano a scovare. Era il momento perfetto per
qualsiasi cavaliere: la frenesia omicida che seguiva lo sfondamento delle linee nemiche. Ma
trascuravano il pericolo dei cocchi che stavano attraversando velocemente il pendio verso il piccolo
gruppo di Romani a cavallo.
Lasciateli perdere!, rugg. Lasciateli perdere! Ai carri! Via!.
Gli esploratori riacquistarono la ragione e serrarono i ranghi, galoppando dietro di lui mentre si
dirigeva verso il carro di coda, a non pi di un centinaio di passi di distanza. Gli ausiliari alla
retroguardia levarono acclamazioni con voci rauche, agitando i giavellotti. I cavalieri avevano quasi
raggiunto i camerati, quando Vespasiano ud un sibilo e lasta scura di una freccia saett accanto alla
sua testa. Poi furono in mezzo ai carri e fermarono gli animali ormai senza fiato.
Disponetevi in fondo al convoglio!.
Mentre i suoi guidavano i cavalli in formazione dietro lultimo carro, Vespasiano risal al trotto
la colonna verso il comandante, ancora in piedi a gambe divaricate sul sedile del conducente. Appena
vide il nastro assicurato alla corazza, luomo fece il saluto militare.
Grazie, signore.
Come ti chiami?
Centurione Gius Aurelias, Quattordicesima Coorte Ausiliaria Gallica, signore.
Aurelias, continua a far muovere i carri. Non fermarti per nessun motivo. Nessuno, hai capito?
Prendo io il comando dei tuoi soldati. Tu pensa ai carri.
Sissignore.
Vespasiano volt il cavallo per tornare dai suoi uomini, inspirando a fondo prima di gridare gli
ordini.
Quattordicesima Gallica! Schieratevi intorno a me!.
Fece un gesto con la spada, e i superstiti della scorta si affrettarono a prendere posizione.
Al di l degli esploratori, i Durotrigi si erano ripresi dalla sorpresa della carica e adesso,
rendendosi conto di essere stati gettati nel panico da un numero tanto modesto di assalitori, ardevano di
vergogna e avevano sete di vendetta. Avanzavano in una fitta massa di fanteria leggera e pesante,
mentre i cocchi si dirigevano fragorosamente verso il lato del convoglio nel tentativo di deviarlo prima
che raggiungesse il deposito e di intrappolare i Romani tra loro e la fanteria come in una morsa. Il
legato comprese di non poter far nulla contro i cocchi. Se fossero riusciti a tagliare la strada ai carri,
Aurelias avrebbe dovuto cercare di aprirsi un varco affidandosi allo slancio dei pesanti buoi per
travolgere i piccoli pony durotrigi e i loro veicoli.
Per il momento Vespasiano non poteva fare altro che trattenere la fanteria nemica il pi a lungo
possibile. Lanci unultima occhiata allesigua schiera dei suoi uomini, poi alle facce dure e risolute dei
Britanni che avanzavano, e cap di non avere alcuna probabilit di successo. Dovette trattenere
unamara risata. Essere sopravvissuto a tutte le sanguinose battaglie combattute nellultimo anno contro
Carataco e le sue armate solo per morire in una misera scaramuccia era troppo ignominioso. E cerano
ancora molte cose che voleva ottenere. Maledisse le Parche, e poi il comandante della guarnigione di
Calleva. Soltanto se quel bastardo avesse condotto immediatamente le sue truppe in aiuto al convoglio,
avrebbero avuto una possibilit di successo.
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CAPITOLO DUE.
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Non potete entrare!, grid Macrone. Qui sono ammessi solo gli ufficiali!.
Chiedo scusa, signore, replic linfermiere allestremit pi vicina della barella. Ordini del
capo chirurgo.
Il centurione lo guard accigliato per un momento, poi torn ad adagiarsi sul letto, attento a
tenere la testa ferita lontano dallintelaiatura. Erano passati due mesi da quando un druido lo aveva
quasi scotennato con un colpo di spada, e anche se il taglio si era ormai rimarginato, il dolore era
ancora intenso, e le lancinanti emicranie cominciavano solo adesso ad attenuarsi. Gli inservienti
entrarono nellangusto locale e deposero con cura la lettiga, grugnendo per lo sforzo.
Cos questa storia?
La cavalleria, signore, rispose linfermiere raddrizzandosi. Sono caduti in unimboscata
stamattina. I superstiti stanno cominciando ad arrivare.
Qualche ora prima, Macrone aveva udito chiamare ladunata della guarnigione. Si tir su di
nuovo. Perch non ci hanno detto nulla?.
Luomo si strinse nelle spalle. Perch avrebbero dovuto? Voi siete solo dei pazienti, signore.
Non c motivo di disturbarvi.
Ehi, Catone!. Macrone si gir verso laltro letto. Catone! Hai sentito? Costui pensa che dei
miseri piccoli centurioni come noi non debbano essere informati sugli ultimi sviluppi... Catone?
CATONE!.
Imprecando sottovoce, Macrone si guard rapidamente intorno, afferr la verga di vite, si
appoggi alla parete e con lestremit del bastone colp la forma immobile tra le lenzuola.
Da sotto le coperte si ud un gemito, poi le pieghe di lana grezza vennero respinte, e i riccioli
neri di Catone emersero dal caldo rifugio. Il compagno di Macrone era stato solo di recente promosso
al grado di centurione, dopo aver servito come suo optio. A diciotto anni, era il centurione pi giovane
delle legioni. Aveva attirato lattenzione dei superiori grazie al coraggio in battaglia e allingegnosit
con cui aveva saputo gestire una difficile missione di soccorso in territorio nemico lestate precedente.
In quelloccasione lui e Macrone erano stati gravemente feriti dai druidi. Il capo dei sacerdoti aveva
percosso le sue costole con una pesante mazza cerimoniale, squarciandogli il fianco. Per poco non era
morto a causa della ferita, ma ora, molte settimane dopo, si stava riprendendo bene e portava la
cicatrice rosso scuro intorno al torace con un certo orgoglio, nonostante avvertisse un male dinferno
ogni volta che tendeva i muscoli in quella parte del corpo.
Aprendo a fatica gli occhi, batt le palpebre e si volt verso Macrone. Che succede?
Abbiamo compagnia. Macrone indic col pollice luomo accanto alla barella. Sembra che i
ragazzi di Carataco vogliano impegnarci ancora una volta.
Staranno seguendo un convoglio di rifornimenti. Devono essere incappati nella pattuglia.
 il terzo attacco questo mese, se non sbaglio. Macrone guard linfermiere. Giusto?
S, signore,  la terza volta. Lospedale si sta riempiendo, e noi lavoriamo sodo. Le ultime
parole furono pronunciate con una pesante enfasi, e i due inservienti fecero un passo verso la porta.
Possiamo tornare ai nostri compiti, signore?
Non cos in fretta. Voglio sapere cos successo esattamente al convoglio.
Non saprei, signore. Io mi occupo solo dei feriti. Ho sentito dire da qualcuno che i superstiti
della scorta erano ancora sulla pista, non molto lontano da qui, tentando di salvare gli ultimi carri.
Stupidi, se volete la mia opinione. Avrebbero dovuto lasciarli ai Britanni e pensare a salvare la pelle.
Ora, signore, vi dispiace se....
Cosa? Ah, s. Andate, levatevi dalle palle.
Grazie, signore. Con un sorrisetto, linfermiere spinse il collega davanti a s e usc
chiudendosi dietro la porta.
Appena se ne furono andati, Macrone gett le gambe fuori dalla barella e allung una mano
verso gli stivali.
Dove state andando, signore?, chiese Catone con voce assonnata.
Alla porta, per vedere che sta succedendo. Alzati. Vieni anche tu.
Io?
Ma certo. Non sei curioso? Oppure non ne hai ancora abbastanza di startene chiuso in questa
dannata infermeria? Sono quasi due mesi! Inoltre, aggiunse Macrone, cominciando a stringere le
cinghie,  tutto il giorno che dormi. Un po di aria fresca ti far bene.
Catone aggrott la fronte. Se di giorno dormiva tanto, era perch la notte il suo compagno di
stanza russava cos forte da impedirgli di chiudere occhio. A dire il vero, era stufo dellinfermeria e
aspettava con impazienza di tornare al servizio attivo. Ma occorreva del tempo prima che ci fosse
possibile, riflett risentito. Aveva recuperato appena le forze per reggersi in piedi. Lamico, malgrado
la spaventosa ferita alla testa, possedeva una costituzione pi robusta e, a parte qualche violenta
emicrania, a breve avrebbe potuto riprendere il suo posto.
Mentre Macrone era occupato con le cinghie degli stivali, Catone osserv la cicatrice violacea
che gli attraversava la sommit della testa. La ferita aveva lasciato grumi di pelle rugosi intorno ai quali
i capelli ancora non crescevano. Il chirurgo aveva assicurato che alla fine ne sarebbero ricresciuti un
po, nascondendo la maggior parte della lesione.
Per mia fortuna, aveva commentato acido Macrone,  successo proprio ora che sto
cominciando a diventare calvo.
Catone sorrise al ricordo di quella battuta. Poi gli venne in mente un buon pretesto per rimanere
a letto.
Siete sicuro di voler andare, visto che avete perso i sensi lultima volta che siamo usciti nel
cortile dellospedale? Pensate che sia saggio, signore?.
Macrone alz gli occhi con aria irritata, mentre le dita stringevano con un gesto automatico le
cinghie, come avevano fatto praticamente ogni mattina negli ultimi sedici anni. Scosse la testa.
Continuo a ripetertelo, non  necessario che mi chiami signore tutte le volte, solo davanti agli altri e
in situazioni ufficiali. Dora in avanti, io per te sono Macrone. Capito?
S, signore, rispose immediatamente Catone, poi sbatt le palpebre e si diede una pacca sulla
fronte. Scusa. Non  facile. Ancora non mi sono abituato allidea di essere un centurione. Devo essere
il pi giovane dellesercito.
In tutto il fottuto impero, direi.
Per un attimo Macrone si pent di quelle parole, percependo in esse una certa amarezza. Pur
avendo accolto con gioia la promozione di Catone, luomo pi anziano aveva ben presto dimenticato il
suo entusiasmo e di tanto in tanto si lasciava sfuggire qualche commento sul fatto che un centurione
aveva bisogno di esperienza. Oppure gli offriva qualche consiglio sul modo in cui doveva comportarsi.
Era presuntuoso da parte sua, si rimproverava, dal momento che aveva ottenuto il centurionato appena
un anno e mezzo prima di Catone. Daccordo, militava sotto le aquile ormai da sedici anni ed era un
veterano rispettato con uno stato di servizio soddisfacente, ma anche per lui il grado era nuovo quasi
quanto per il compagno.
Continuando a guardare Macrone intento ad allacciarsi gli stivali, Catone consider con disagio
la sua promozione. Non poteva fare a meno di pensare che fosse arrivata troppo presto, e provava
vergogna nel paragonarsi a Macrone, un soldato cos esperto come mai ce nerano stati. Temeva gi il
momento in cui si sarebbe ripreso abbastanza da assumere il comando della sua centuria. Non ci voleva
molto a immaginare come avrebbero reagito uomini di gran lunga pi anziani e consumati nel vedersi
sottoposti agli ordini di un diciottenne. Certo, avrebbero visto le medaglie sulla sua corazza e appreso
che il loro centurione non mancava di coraggio e aveva attirato linteresse di Vespasiano. Avrebbero
notato le cicatrici sul braccio sinistro, ulteriore prova del suo valore in battaglia, ma nulla di tutto
questo poteva cambiare il fatto che aveva appena raggiunto la maturit ed era pi giovane dei figli di
alcuni dei membri della sua centuria. Ci non sarebbe stato digerito facilmente, e sapeva che sarebbe
stato sotto attenta osservazione, che non gli sarebbe stato perdonato alcun errore. Non per la prima
volta, si chiese se non ci fosse un modo per farsi riassegnare al vecchio grado, tornando al comodo
ruolo di optio.
Una volta che ebbe finito di affibbiarsi gli stivali, Macrone si alz e prese il mantello militare
scarlatto.
Forza, Catone! In piedi. Andiamo.
Fuori della stanzetta, i corridoi dellinfermeria erano pieni di infermieri e feriti, che
continuavano ad arrivare. I medici si aggiravano tra la calca, valutando rapidamente le situazioni e
facendo portare i casi disperati nel piccolo reparto sul retro, dove sarebbe stata loro data una
sistemazione il pi confortevole possibile prima che la morte sopraggiungesse. Gli altri venivano
infilati in tutti gli spazi disponibili. A causa della campagna di Vespasiano contro le fortezze montane
dei Durotrigi, il ricovero di Calleva era al completo, e la costruzione di una nuova ala non era ancora
ultimata. Le continue incursioni contro le linee di rifornimento dellesercito del generale Plauzio
aggiungevano altri pazienti alle strutture gi messe a dura prova, e ormai si cominciava a sistemarli su
rozzi giacigli lungo le pareti delle corsie. Per fortuna era estate, e la notte non avrebbero dovuto
sopportare troppi disagi.
Macrone e Catone si diressero verso lingresso principale. Indossavano soltanto la tunica e il
mantello dordinanza, ma le verghe di vite indicavano il grado che rivestivano, e gli altri uomini
cedevano loro rispettosamente il passo. Macrone portava anche sulla testa la fodera di feltro dellelmo,
in parte per nascondere la ferita  era stanco delle occhiate di disgusto dei bambini del luogo  ma
soprattutto perch lesposizione allaria fresca gli faceva dolere la cicatrice. Catone reggeva la verga
con la mano destra e teneva il gomito sinistro sollevato per proteggere il fianco dagli urti.
La porta dellospedale si apriva sulla strada che attraversava il deposito fortificato fatto
costruire da Vespasiano lungo un lato di Calleva. Alcuni carri leggeri erano fermi davanti allentrata, e
dallultimo arrivato si stavano ancora scaricando i feriti. Allinterno di quelli vuoti cera una
confusione di armi e attrezzature macchiate di sangue scuro.
Quegli altri stanno diventando piuttosto ambiziosi, osserv Macrone. Questa non  opera di
un piccolo gruppo di predoni. Si direbbe che ci stiano attaccando in forze. Diventano sempre pi
audaci. Se continua cos, le legioni avranno grossi problemi a proseguire lavanzata.
Catone annu. La situazione era preoccupante. Il generale Plauzio era gi stato costretto ad
abbandonare una serie di forti per proteggere i lenti convogli dei rifornimenti. Con ogni nuova
guarnigione che veniva costituita, la sua potenza dattacco diminuiva, e alla fine lindebolimento
avrebbe reso le sue truppe un invitante bersaglio per Carataco.
I due centurioni percorsero rapidamente la pista verso lingresso del deposito, dove la piccola
guarnigione del forte si stava radunando in tutta fretta. Gli uomini armeggiavano con fibbie e cinghie,
mentre il centurione Veranio, comandante del presidio, urlava improperi davanti alle camerate,
percuotendo con la verga i ritardatari ancora alle prese con lequipaggiamento. Macrone scambi uno
sguardo dintesa con Catone. Il presidio era stato formato con la feccia della Seconda Legione, il
genere di individui che Vespasiano non poteva permettersi il lusso di portare con s nella sua fulminea
campagna nel cuore del territorio dei Durotrigi. La scarsa qualit dei soldati era facilmente visibile a un
occhio esperto e offendeva profondamente la professionalit di Macrone.
I locali potrebbero fare tranquillamente a pezzi questa marmaglia. Basta che una parola esca
da Calleva, e Carataco si render conto che pu venire qui quando vuole a cacciare via Verica a calci
nel sedere.
Verica, il vecchio re degli Atrebati, si era alleato con i Romani fin da quando le legioni erano
sbarcate in Britannia un anno prima. Non che avesse avuto scelta. Aveva acconsentito allalleanza in
cambio della restituzione del trono prima ancora che i legionari marciassero sulla capitale di Carataco a
Camulodunum. Quando la campagna si era estesa alle trib ostili del sud-ovest, aveva sollecitamente
offerto Calleva a Plauzio come base per le operazioni.  per questo motivo che era stato costruito
proprio l il deposito. Oltre a ottenere la benevolenza di Roma, Verica si era preparato una via di fuga
prontamente praticabile nelleventualit che gli Atrebati avessero ceduto agli appelli delle trib che
ancora resistevano e si fossero rivoltati contro gli invasori.
I due centurioni si diressero alla porta che si apriva nel vallo e conduceva nella citt. Anche se
Vespasiano aveva lasciato a difesa del deposito soltanto due centurie sotto un unico comandante, larea
racchiusa dal terrapieno era abbastanza ampia da contenere diverse coorti. Oltre il campo di parata,
cerano linfermeria e gli edifici del quartier generale, con accanto alcune file di caserme di legno. Al
di l di queste sorgevano i granai e altri magazzini ai quali la Seconda Legione aveva bisogno di
attingere nella sua marcia verso ovest. Il capo dei Britanni, Carataco, aveva fatto terra bruciata davanti
alle truppe di Plauzio, e quindi le colonne romane dipendevano dalle lunghe linee di comunicazione
che arrivavano alla grande base di Rutupiae, dove le legioni avevano messo per la prima volta piede
sullisola.
Il contrasto fra lordinato interno del deposito e la caotica confusione di capanne, fienili, stalle e
viuzze fangose di Calleva colp ancora una volta Catone. In tempi normali, la capitale della trib
ospitava circa seimila persone, ma con il nemico che attaccava convogli di rifornimenti e fattorie in
tutto il regno, la popolazione era aumentata a quasi il doppio. Stipati nelle primitive casupole tra le
mura della citt, gli abitanti erano sempre pi affamati e in preda alla disperazione.
Nonostante la posizione ideale in cima a unaltura che degradava dolcemente, non era stato
fatto alcun tentativo di creare un adeguato sistema di drenaggio, e le vie profondamente scavate dalle
ruote dei carri, se potevano definirsi vie, erano coperte di letame. Pozzanghere maleodoranti si
formavano nei punti in cui il terreno era talmente saturo da non assorbire pi nulla, e Catone avvert un
senso di disgusto alla vista di due bambini intenti a modellare torte di fango accanto a un solco pieno
dacqua.
Quando i centurioni giunsero alla porta principale di Calleva, trovarono una folla eterogenea di
Romani e nativi che si accalcavano sui terrapieni per osservare il dramma in atto sul pendio sottostante.
Oltre agli uomini della guarnigione, limpero era rappresentato dalla prima ondata di mercanti,
trafficanti di schiavi e mediatori di terreni venuti a cercare un rapido guadagno prima che la nuova
provincia fosse abbastanza pacificata e gli indigeni mangiassero la foglia, cominciando anchessi ad
arricchirsi.
Ora facevano ressa con gli Atrebati per vedere meglio, mentre quel che restava della colonna di
rifornimenti lottava per raggiungere la sicurezza di Calleva. Catone attir lattenzione delloptio che
comandava il corpo di guardia, sollevando la verga di vite per indicare il suo grado. Subito loptio
ordin ad alcuni uomini di aprire un passaggio per i due centurioni, e quelli svolsero il compito con
labituale insensibilit dei soldati. Le borchie degli scudi furono sbattute contro i corpi dei nativi senza
riguardo per let o il sesso, e urla di rabbia si levarono ben presto coprendo quelle di sorpresa e dolore.
Ehi, vacci piano!, grid Catone al di sopra del frastuono, colpendo con la verga lo scudo del
legionario pi vicino. Piano, ho detto! Questi sono alleati di Roma, non animali! Hai capito?.
Luomo scatt sullattenti davanti al superiore, fissando un punto oltre la spalla di Catone.
Sissignore!.
Se ti ritrovo, te o chiunque altro, a maltrattare i locali, ti mando a pulire le latrine per il resto
dellanno. Il giovane si avvicin al soldato e aggiunse sottovoce: A quel punto saresti sul serio nella
merda, non credi?.
Laltro trattenne un sorriso, e Catone annu. Fammi strada.
S, signore.
Mentre il legionario lo precedeva attraverso la folla, i nativi smisero di protestare, avendo visto
punire la tracotanza dei soldati.
Macrone diede una gomitata a Catone. Che bisogno cera di prendersela tanto? Il ragazzo
stava solo facendo il suo lavoro.
Gli basteranno pochi minuti per dimenticare lorgoglio ferito. Ci vuole molto di pi per creare
buoni rapporti con gli Atrebati, e basta un nonnulla per rovinarli.
Forse, replic Macrone a malincuore. Poi ramment il sorriso represso del legionario
allosservazione finale di Catone. Quel pizzico di umorismo aveva attenuato notevolmente il suo
risentimento. In ogni caso,  stata una cosa ben fatta.
Catone scroll le spalle.
Entrarono nellingresso in penombra del corpo di guardia e salirono la scala che conduceva alla
piattaforma sopra le grosse travi delle porte della citt. Emergendo dalla stretta botola, Catone vide
Verica e alcune delle sue guardie del corpo fermi da un lato. Salutando il re, attravers il pavimento di
assi e si affacci alla palizzata per osservare la pista che si snodava verso nord in direzione del
Tamesis. A circa un miglio di distanza sei grandi carri, ciascuno trainato da quattro buoi, arrancavano
nel fango. Intorno a essi marciava unesigua schiera di ausiliari, e un piccolo gruppo di esploratori a
cavallo formava la retroguardia. Il sole scintillava su una corazza, e il giovane scorse una figura che
cavalcava verso il centro della colonna.
Non  il legato, quello?
Come faccio a saperlo? I tuoi occhi sono migliori dei miei. Dimmelo tu se  lui.
Catone aguzz lo sguardo. S!  proprio il legato.
Che diavolo ci fa qui?. Macrone era sinceramente sorpreso. Dovrebbe essere con la legione
a distruggere quelle maledette fortezze montane.
Credo, riflett Catone, che sia venuto a vedere che fine hanno fatto i suoi rifornimenti. Deve
essersi imbattuto nei carri.
Ecco com fatto il nostro Vespasiano!, rise Macrone. Non pu fare a meno di finire in una
mischia.
Il convoglio era seguito da alcuni gruppi di guerrieri nemici, accompagnati da alcuni dei veloci
cocchi prediletti da molte trib britanne. La colonna romana era sottoposta a un costante lancio di
frecce, sassi e lance. Mentre Catone osservava la scena, uno degli ausiliari fu colpito a una gamba e
cadde a terra lasciando andare lo scudo. Luomo alle sue spalle gir intorno al compagno ferito e
prosegu curvo dietro il suo scudo ovale senza guardarsi indietro.
Brutta situazione, disse Macrone.
Gi....
Entrambi si sentivano frustrati per limpossibilit di aiutare i camerati. Finch erano affidati alle
cure dei medici, al deposito venivano considerati dei semplici soprannumerari. Inoltre, il centurione che
comandava la guarnigione non avrebbe apprezzato alcuna interferenza da parte loro.
Prima che la colonna avesse superato luomo ferito, uno dei conducenti lasci i suoi animali e
corse verso lausiliario che tentava di liberarsi della lancia. Sotto gli occhi della folla sugli spalti di
Calleva, il conducente afferr lasta e la tir fuori con uno strattone. Poi, sostenendo laltro, si avvi
faticosamente verso il carro di coda.
Non ce la faranno, osserv Catone.
I buoi avanzavano pesantemente verso la sicurezza delle mura della citt, stimolati dai frenetici
colpi di frusta dei conducenti, e il distacco tra i due uomini e lultimo carro aumentava sempre pi,
finch scomparvero tra i ranghi della retroguardia a cavallo. Catone si sforz di scorgerli ancora.
Avrebbe dovuto abbandonarlo, comment con rabbia Macrone. Quellidiota ha solo
sprecato unaltra vita.
Eccoli l!.
Macrone guard oltre gli esploratori della legione e vide la coppia che ancora arrancava dietro il
convoglio. Poi not il gruppo pi vicino di Britanni che si precipitava verso il facile bersaglio. Il
conducente si guard alle spalle e si ferm bruscamente. In un attimo, si sbarazz del ferito e cominci
a correre verso la salvezza. Lausiliario cadde sulle ginocchia e tese una mano verso di lui, mentre il
nemico lo circondava. Subito dopo scomparve sotto una massa di corpi tinti col guado e con i capelli
irti imbiancati di calce. Alcuni Britanni si gettarono allinseguimento del conducente. Pi giovani, in
forma e veloci, guadagnarono rapidamente terreno e lo abbatterono affondandogli una lancia nelle reni.
Poi anche lui spar sotto i colpi selvaggi degli assalitori.
Che peccato. Macrone scosse la testa.
Sembra che gli altri si preparino a caricare. Catone guard il gruppo pi numeroso di cocchi,
dove lalta figura su quello pi avanzato stava agitando la lancia sopra la testa per attirare lattenzione.
Poi, con un gesto brusco luomo indic con la punta i resti della colonna, e i guerrieri partirono
allattacco levando il loro urlo di guerra. Gli ausiliari serrarono i ranghi, formando una linea
penosamente sottile tra i Durotrigi e i carri. Il legato si era riunito agli esploratori, che si disposero a
ventaglio coprendo la coda del convoglio e preparandosi ad attaccare.
Che accidenti crede di fare?, chiese Catone. Verranno fatti a pezzi.
Potrebbero guadagnare un po di tempo per gli altri. Macrone si gir verso il vallo del
deposito. Dov la guarnigione?.
Un lontano rumore di zoccoli e il fiero grido di Augusta! annunciarono la carica dei
ricognitori a cavallo. I due centurioni videro con angoscia la manciata di cavalieri galoppare sullerba
illuminata dal sole verso la moltitudine urlante dei Durotrigi. Per qualche attimo i due schieramenti
furono forze distinte, Romani contro Britanni, poi vi fu soltanto un turbinio caotico di uomini e cavalli;
le grida di guerra e le urla di dolore erano chiaramente udibili da quanti assistevano impotenti dagli
spalti di Calleva. Alcuni cavalieri si sganciarono dalla mischia, precipitandosi di nuovo verso i carri.
Il legato  con loro?, domand Macrone.
S.
Il sacrificio degli esploratori era servito a ritardare il nemico per un po, e il convoglio con la
sua scorta di ausiliari si trovava a non pi di duecento passi dalla porta. La folla sulle mura urlava
incoraggiamenti e faceva cenni frenetici al loro indirizzo.
I Durotrigi si avventarono verso la preda, una massa tumultuosa di uomini e cocchi. Gli ausiliari
si prepararono a sostenere la carica. Le aste scure degli ultimi giavellotti descrissero curve nellaria,
ricadendo sul nemico. Catone ne scorse uno colpire la testa di un cavallo; lanimale simpenn e si
rovesci su un fianco, trascinando con s il cocchio con gli occupanti, il conducente e il lanciere. I
Britanni passarono oltre senza curarsi di loro e si gettarono contro gli scudi e le spade dei difensori,
spingendoli contro i carri in fuga.
Il giovane si volt udendo dietro di s un rumore cadenzato di stivali in marcia e vide la testa
della guarnigione emergere dal centro di Calleva e dirigersi verso le mura. Sotto la piattaforma di legno
della torre del corpo di guardia, le pesanti porte di travi cigolarono mentre venivano aperte per lasciare
passare i legionari.
Era ora!, brontol Macrone.
Credi che possano fare qualcosa?.
Macrone osserv il disperato combattimento alla retroguardia del convoglio e si strinse nelle
spalle. La vista dei soccorritori poteva indurre gli assalitori a sospendere il massacro. Negli ultimi due
anni i nativi erano giunti a temere gli uomini dietro gli scudi cremisi, e a ragione. Tuttavia, i
componenti del presidio erano i veterani pi anziani, individui malandati non pi in grado di stare al
passo con i camerati, oppure lavativi sui quali non si poteva fare assegnamento in battaglia. Appena il
nemico si fosse reso conto della consistenza di chi aveva davanti, tutto sarebbe stato perduto.
I primi ranghi della guarnigione emersero da sotto la piattaforma del corpo di guardia. Il
centurione grid un ordine e la colonna cambi formazione, disponendosi su quattro file lungo
entrambi i lati della pista. I gruppi pi arretrati di Britanni si voltarono per affrontare la nuova
minaccia, e frombolieri e arcieri scagliarono i loro proietti contro i Romani. La gragnuola rimbalz
sugli scudi senza fare danni, poi cess mentre la fanteria nemica avanzava verso i legionari. Non vi
furono cariche selvagge: i due schieramenti vennero semplicemente in contatto con un crescente
frastuono di spade e scudi che cozzavano tra loro. La guarnigione si diresse verso il primo carro,
aprendosi inesorabilmente la strada attraverso i Durotrigi.
La centuria continu ad avanzare, ma agli occhi degli osservatori sul corpo di guardia appariva
evidente che la sua andatura stava rallentando. Nondimeno, raggiunse i buoi del primo carro e cre tra
la massa turbinante dei nemici un vuoto sufficiente da consentire il passaggio del veicolo, che
procedette rumorosamente in direzione delle porte spalancate. Altri due lo seguirono, mentre gli
ausiliari cercavano di affiancarsi ai camerati. Vespasiano smont da cavallo e si lanci nella mischia
insieme ai suoi uomini. Per un attimo Catone avvert una fitta dangoscia perdendo di vista il suo
legato; poi il cimiero rosso ricomparve tra la confusione di elmi scintillanti e armi insanguinate.
Il giovane si sporse dalla palizzata per osservare i carri sotto il corpo di guardia, ciascuno carico
di anfore sistemate tra la paglia. Quindi, una piccola quantit di grano e di olio era stata salvata. Ma
nientaltro. Alzando lo sguardo, vide che i due carri di coda erano caduti nelle mani dei Britanni, con i
conducenti che giacevano a terra accanto a essi. Solo un ultimo veicolo era ancora conteso, ma i
Durotrigi stavano gi respingendo i Romani.
Guarda l!, esclam Macrone indicando un punto lontano dal combattimento. Il capo
britanno aveva radunato intorno a s la maggior parte dei cocchi e li stava guidando in un ampio arco
con la chiara intenzione di investire la retroguardia romana. Se li raggiungono prima che arrivino alla
porta, i ragazzi cederanno.
Cederanno?, sbuff Catone. Saranno fatti a pezzi... se non si accorgono in tempo del
pericolo.
Lo schieramento romano stava perdendo costantemente terreno sotto il peso dellattacco dei
Britanni. Gli uomini in prima linea assestavano e paravano colpi, preoccupati soltanto di uccidere il
nemico direttamente davanti a loro, mentre quelli in posizione arretrata si guardavano nervosamente
alle spalle, indietreggiando a poco a poco verso la salvezza rappresentata dalla porta. Con un selvaggio
urlo di trionfo, i conducenti dei cocchi frustarono i pony spronandoli verso lo spazio tra i legionari e il
corpo di guardia. Perfino da quella distanza, Catone sentiva la piattaforma vibrare sotto i suoi piedi
mentre gli zoccoli dei pony e le ruote dei cocchi facevano tremare il terreno.
Il centurione che comandava il presidio not la manovra e url un avvertimento. Subito i
legionari e gli ausiliari si staccarono dal nemico precipitandosi verso la porta, Vespasiano con loro.
Sulla torre del corpo di guardia, Verica un le mani a coppa intorno alla bocca e grid un ordine agli
uomini allineati lungo la palizzata. Vennero incoccate frecce e afferrati giavellotti, pronti a essere
lanciati per fornire una copertura ai Romani in fuga. Molti stavano gi riversandosi allinterno, ma era
evidente che alcuni non ce lavrebbero fatta. I pi vecchi, arrancando penosamente sotto il peso
dellequipaggiamento, rimanevano indietro. Altri avevano abbandonato spade e scudi, e correvano
lanciando occhiate ai cocchi che sopraggiungevano sulla loro destra, i pony con le criniere al vento, le
narici frementi e le bocche schiumose, e sopra di essi le espressioni selvagge dei conducenti e dei
guerrieri armati di lancia che esultavano pregustando lannientamento dei fuggiaschi.
Il centurione Veranio, da buon soldato, aveva ancora lo scudo e la spada, e camminava a passo
svelto accanto agli ultimi dei suoi uomini, gridando loro di continuare a muoversi. Quando i cocchi
furono a non pi di venti passi da lui cap di non avere pi scampo. Allora si ferm, si volt verso gli
assalitori e sollev lo scudo, tenendo la spada allaltezza della cintola. Mentre Catone osservava
trepidante la scena, il centurione alz gli occhi verso il corpo di guardia e sorrise con aria torva. Fece
un cenno di saluto alla fila di facce che assistevano alla sua lotta finale, poi si gir verso il nemico.
Vi fu un urlo, che sinterruppe bruscamente mentre i cocchi investivano i pi lenti dei
ritardatari, e Catone vide i corpi in maglia di ferro dei legionari ridotti in poltiglia sotto gli zoccoli e le
ruote. Veranio si lanci in avanti, infilando la spada nel petto di uno dei primi pony, poi venne travolto
e scomparve tra una confusione di finimenti e strutture di vimini.
Con un tonfo sordo le porte furono richiuse, e la trave che le bloccava torn negli appositi
supporti. I cocchi si arrestarono sbandando di fronte a esse, e improvvisamente laria si riemp di urla e
acuti nitriti di agonia, mentre i giavellotti e le frecce degli uomini di Verica piovevano sulla fitta massa
sottostante. I Durotrigi risposero con i loro proietti, e un sasso lanciato da una frombola colp la
palizzata poco sotto Catone. Il giovane afferr Macrone per la spalla e lo trascin verso la scala che
portava allinterno del vallo.
Non c nulla che possiamo fare qui.  inutile esporsi.
Laltro annu, seguendolo gi per i gradini.
Quando uscirono nello spiazzo aperto e solcato dal passaggio di veicoli appena al di qua delle
porte, videro il gruppo confuso di carri, buoi e superstiti della scorta e del drappello. Alcuni uomini
erano accasciati a terra, ansimanti. Quelli in piedi si appoggiavano alle lance o erano piegati in due
cercando di riprendere fiato. Molti non si curavano delle ferite ricevute, e il sangue gocciolava sul
terreno intorno a loro. Vespasiano era fermo da una parte con le mani sulle ginocchia, anche lui
ansante. Macrone scosse lentamente la testa.
Che fottuto casino....
...
.
...
CAPITOLO TRE.
...
.
...
I rumori della battaglia svanirono rapidamente, mentre i Durotrigi si allontanavano da Calleva.
Anche se avevano appena inflitto una batosta ai Romani e ai loro disprezzati alleati, si rendevano conto
che qualsiasi tentativo di scalare le mura si sarebbe risolto in una perdita di vite. Lanciando grida di
scherno, corsero fuori della portata delle frombole, continuando la loro trionfante tirata di insulti fino al
crepuscolo. Quando loscurit sinfitt, si decisero finalmente ad andarsene; il debole fragore dei cocchi
indugi ancora per qualche tempo, poi la citt fu avvolta dal silenzio della notte.
I nativi che presidiavano il corpo di guardia e gli spalti su ambo i lati ruppero le righe,
lasciandosi cadere stancamente sulla piattaforma. Soltanto alcune sentinelle rimasero in piedi, gli occhi
e le orecchie allerta nelleventualit che i Durotrigi avessero solo finto di ritirarsi per tornare indietro
di soppiatto col favore delle tenebre. Quando lasci la torre, Verica sembrava sfinito e camminava con
andatura incerta, sostenendosi alla spalla di una delle sue guardie del corpo. Alla luce guizzante di
ununica torcia, il piccolo gruppo sincammin lentamente sulla strada principale verso gli alti tetti di
paglia della residenza reale. Lungo il percorso, capannelli di abitanti osservavano in silenzio passare il
loro re, i visi imbronciati nel bagliore arancione della fiamma oscillante. Mentre Verica e i nobili erano
ben nutriti, il popolo soffriva sempre pi la fame. La maggior parte delle fosse di grano era vuota, e
allinterno della cinta muraria rimanevano solo pochi maiali e pecore. Fuori Calleva, molte fattorie
erano state abbandonate o ridotte a rovine annerite; i loro occupanti erano morti o avevano cercato
rifugio nella citt.
Lalleanza con Roma non aveva portato nessuno dei benefici promessi da Verica. Lungi
dallessere protetti dalle legioni, a quanto sembrava gli Atrebati si erano attirati lira delle trib leali a
Carataco. Piccole colonne di razziatori provenienti dai territori dei Durotrigi, dei Dobunni, dei
Catuvellauni e perfino dei selvaggi Siluri sinsinuavano tra le legioni avanzanti per colpire in
profondit dietro le loro linee. Oltre a vedersi privare delle loro provviste di cibo, gli Atrebati non
ricevevano nemmeno il grano promesso da Roma a causa della distruzione dei convogli da parte dei
guerrieri di Carataco. Il poco che sopravviveva al viaggio da Rutupiae veniva aggiunto alle riserve nel
deposito della Seconda Legione, e la popolazione di Calleva mormorava che i legionari ingrassavano,
mentre i loro alleati atrebati erano costretti a mangiare razioni sempre pi ridotte di farina dorzo.
Il risentimento degli abitanti non sfuggiva a Catone e Macrone, seduti su una rozza panca di
tronchi appena fuori dalle porte del deposito. Un mercante di vino della Gallia Narbonense aveva eretto
un chiosco il pi vicino possibile ai suoi clienti romani, sistemando una panca su ciascun lato della
tenda di pelle con il banco di mescita poggiato su cavalletti. Macrone aveva acquistato del mulsum a
buon mercato, e i due centurioni tenevano i boccali di cuoio sulle ginocchia mentre osservavano il
passaggio del re degli Atrebati con il suo seguito. Le guardie alla porta si misero sullattenti, ma Verica
si limit a lanciare loro unocchiata fredda e prosegu zoppicando verso la sua residenza.
Non  certo il pi riconoscente degli alleati, brontol Macrone.
Come puoi biasimarlo? I suoi sudditi sembrano odiarlo pi del nemico.  stato imposto loro da
Roma, ora ha portato agli Atrebati soltanto sofferenza, e da parte nostra non possiamo fare granch per
aiutarlo. Non c da meravigliarsi che ce labbia con noi.
Comunque, penso che quel bastardo dovrebbe mostrare un po pi di gratitudine. Corre
dallimperatore piagnucolando che i Catuvellauni gli hanno sottratto il trono. Claudio lo ascolta e
invade la Britannia, e la prima cosa che fa  restituirgli il regno. Non poteva chiedere di pi.
Catone fiss il boccale per un momento prima di rispondere. Come al solito, Macrone aveva
una visione delle cose molto semplicistica. Bench fosse vero che Verica aveva tratto giovamento dal
suo appello a Roma, era altrettanto certo che la supplica del vecchio re avesse fornito a Claudio e allo
stato maggiore imperiale il pretesto che cercavano per intraprendere una vantaggiosa campagna
militare. Il nuovo imperatore aveva bisogno di un trionfo, e le legioni di un diversivo dalle loro
pericolose mire politiche. La conquista della Britannia era il chiodo fisso di ogni rappresentante della
politica romana da quando Cesare aveva tentato per la prima volta di allargare i limiti della gloria di
Roma in quelle isole nebbiose al di l del mare. Quella era stata loccasione per Claudio di dare lustro
al proprio nome, di divenire degno delle grandi gesta dei suoi predecessori. Dimenticando il fatto che la
Britannia non era pi la terra misteriosa che Cesare, sempre attento a qualunque opportunit di eternare
la sua memoria, aveva vividamente descritto nei suoi commentari. Anche durante il regno di Augusto
era stata percorsa in lungo e in largo da mercanti e viaggiatori provenienti da ogni parte dellimpero.
Era solo questione di tempo, prima che lultima roccaforte dei Celti e dei druidi venisse conquistato e
aggiunto allelenco delle province dei Cesari.
Verica aveva causato la fine dellorgoglio dellisola e della sua spavalda tradizione di
indipendenza da Roma. Catone era dispiaciuto per lui e, soprattutto, per il suo popolo. Si trovavano
presi tra lirresistibile forza delle legioni avanzanti sotto le aquile dorate e la feroce disperazione di
Carataco e della sua approssimativa confederazione di trib britanne, disposte a qualunque cosa per
cacciare i Romani da quelle terre.
Quel matto di Vespasiano!, ridacchi Macrone, scuotendo la testa con cautela.  un
miracolo che sia ancora vivo. Lo hai visto? Si  lanciato su di loro come un fottuto gladiatore.
Quelluomo  pazzo.
Gi, non si pu dire che il suo sia il comportamento che ci si aspetterebbe da un senatore,
riflett Catone.
Che cosa ha in mente, allora?
Immagino che si senta in dovere di dimostrare qualcosa. Lui e suo fratello sono i primi della
loro famiglia a far parte della classe senatoria, ben diversi dai soliti aristocratici che servono
nellesercito come legati. Catone si volt a guardare il collega. Devono considerarlo un piacevole
diversivo.
Lhai detto. La maggior parte dei senatori sotto i quali ho militato pensa che combattere le
orde barbariche sia indegno di loro.
Ma non il nostro legato.
Lui no, convenne Macrone, vuotando il boccale. Non che la cosa gli porter molti vantaggi.
Senza rifornimenti, la campagna della Seconda Legione dovr essere interrotta. E tu sai che succede ai
legati che non hanno successo. Il povero bastardo finir come governatore di qualche regione infestata
di pulci in Africa.  cos che vanno le cose.
Forse. Ma oserei dire che altri legati condivideranno la stessa sorte, se non si fa qualcosa per
queste razzie contro le nostre linee di rifornimento.
I due uomini tacquero, meditando sulle implicazioni della nuova strategia del nemico. Per
Macrone, significava linconveniente di avere razioni ridotte e la frustrazione di perdere terreno,
mentre le legioni erano costrette a ritirarsi per costruire difese pi efficaci a protezione delle vie di
comunicazione prima di riprendere loffensiva. Peggio ancora, le truppe del generale Plauzio avrebbero
dovuto annientare senza piet le trib una dopo laltra. Di conseguenza, la conquista sarebbe proseguita
a passo di lumaca; lui e Catone sarebbero morti di vecchiaia, prima che le tante popolazioni di
quellisola arretrata fossero finalmente sottomesse.
Anche i pensieri di Catone indugiarono per un momento sugli stessi temi, ma ben presto si
trasferirono su un livello pi strategico. Quel particolare ampliamento dellimpero era stato forse
progettato avventatamente. Certo, aveva fornito dei vantaggi a breve termine per limperatore
aumentando la scarsa popolarit di cui godeva a Roma. Ma nonostante la capitale di Carataco,
Camulodunum, fosse stata conquistata dai Romani, il nemico non aveva mostrato alcuna disponibilit a
negoziare, n tanto meno ad arrendersi. Anzi, sembrava che la sua determinazione si fosse rafforzata:
sotto la guida decisa di Carataco, stava facendo ogni sforzo per arrestare lavanzata delle aquile.
Lintera impresa si stava rivelando assai pi gravosa di quanto lo stato maggiore imperiale avesse
previsto. Per Catone, lunica cosa logica da fare era esigere un tributo e una promessa di alleanza dalle
trib britanne, e lasciare lisola.
Ma questo non sarebbe accaduto, non quando era in gioco la credibilit dellimperatore. Alle
legioni e alle loro coorti ausiliarie non sarebbe mai stato consentito di ritirarsi. Nel frattempo, sarebbero
stati inviati rincalzi con il contagocce, appena sufficienti a mantenere un minimo slancio nella
campagna contro i nativi. Come sempre, la politica passava sopra a tutte le altre necessit. Il giovane
sospir.
Occhio!, sibil Macrone, accennando verso lentrata del deposito.
Nel bagliore guizzante dei bracieri posti su entrambi i lati della pista, marciava un piccolo
contingente di soldati. Per primi venivano quattro legionari, poi Vespasiano, e dietro di lui altri quattro
uomini. Il gruppo si diresse verso la residenza di Verica e spar con passo pesante nelle tenebre,
osservato dai due centurioni.
Mi domando che cosa vanno a fare, mormor Catone.
Una visita di cortesia?
Dubito che il legato ricever unaccoglienza amichevole.
Macrone alz le spalle, mostrando una chiara mancanza di interesse per la cordialit dei
rapporti di Roma con una delle poche trib disposte ad allearsi con Claudio. Si concentr invece su una
questione di gran lunga pi importante.
Un altro giro? Offro io.
Catone scosse la testa. Preferisco di no. Sono stanco. Meglio tornare allinfermeria, prima che
qualche maledetto inserviente decida di assegnare i nostri letti a qualcun altro.
...
.
...
CAPITOLO QUATTRO.
...
.
...
Nonostante leccitazione per essere sopravvissuto alla disperata scaramuccia fuori delle porte di
Calleva, il legato era di pessimo umore, mentre percorreva la pista maleodorante verso la residenza di
Verica. E non solo perch si sentiva offeso dalla brusca convocazione del re degli Atrebati. Appena
ripreso fiato dopo essere entrato in citt, Vespasiano aveva condotto nel deposito i superstiti del
convoglio e dei suoi esploratori, e posto ogni uomo disponibile sulle mura, nelleventualit che i
Durotrigi decidessero di tentare un attacco pi ambizioso contro il loro nemico. Poi era stato assediato
da una folla di ufficiali subalterni che lottavano per ottenere la sua attenzione. Linfermeria era piena di
feriti, e il capo chirurgo della legione aveva bisogno di altri uomini per allestire un nuovo reparto. Il
centurione al comando del convoglio chiedeva che gli venisse messa a disposizione una coorte della
Seconda Legione per proteggere i suoi carri nel viaggio di ritorno alla base sul Tamesis.
Non posso rispondere dei rifornimenti, se non ho una protezione adeguata, signore, disse
cautamente lufficiale.
Vespasiano lo guard con freddo disprezzo. Ne sei responsabile in qualunque circostanza, e lo
sai.
S, signore. Ma quei fottuti ausiliari spagnoli che mi sono stati assegnati sono degli incapaci.
Mi sembra che oggi si siano comportati bene.
S, signore, concesse il centurione. Ma non  come essere protetti da legionari. Di fronte alla
nostra fanteria pesante i nativi se la fanno sotto.
Forse, ma non posso darti nessuno dei miei uomini.
Signore....
Nessuno. Tuttavia, domani mander una richiesta al generale per avere qualche cavaliere
batavo. Nel frattempo, voglio un inventario completo delle provviste nel deposito, e poi fai preparare
per la partenza tutti i carri che puoi.
Per un attimo il centurione addetto ai rifornimenti non si mosse in attesa di qualche altra
spiegazione, ma il legato gli indic bruscamente la porta, facendo cenno alluomo dietro di lui di
avvicinarsi. La sua priorit era avere quanto prima razioni per i suoi soldati. Gi uno degli esploratori
stava tornando alla Seconda Legione con lordine di inviare due coorti a Calleva. Poteva essere una
reazione eccessiva, ma Vespasiano voleva essere sicuro di poter trasportare la maggior quantit
possibile di vettovaglie. Con il nemico che attaccava in forze, era impossibile garantire un flusso
costante di approvvigionamenti.
Carataco lo aveva messo di fronte a una situazione paradossale: se continuava ad avanzare, le
sue provviste sarebbero state razziate; daltro canto, se si concentrava sulla difesa delle linee di
rifornimento, lavanzata si sarebbe interrotta. Pi a nord, le forze del generale Plauzio si stavano gi
allungando pericolosamente, e non rimaneva quasi nessuno per rafforzare le scorte ai convogli o
presidiare le stazioni intermedie e il vitale deposito di Calleva. Lindegno spettacolo offerto quel
pomeriggio dalla guarnigione rivelava il valore degli uomini che potevano essere assegnati a simili
compiti. Ci di cui ora aveva bisogno pi di qualunque altra cosa era materiale umano. In forma e ben
addestrato. Ma, doveva ammettere a denti stretti, era come chiedere la luna.
Cera poi un altro problema. Il comandante della guarnigione era morto. Veranio era stato un
ufficiale abbastanza allaltezza  abbastanza da poter essere destinato a quellincarico  ma la legione
non poteva permettersi di toglierne un altro alla campagna che stava conducendo contro le fortezze
montane. Come sempre, il tasso di mortalit tra i centurioni era estremamente elevato, data la loro
posizione in prima fila. Gi molte centurie erano comandate da optiones, una situazione non certo
soddisfacente...
Era stato allora che un messaggero mandato da Verica si era presentato a Vespasiano
chiedendogli di recarsi il pi presto possibile alla residenza reale.
Questi pensieri gravavano sulla mente del legato mentre percorreva le buie strade di Calleva,
attento a non scivolare sul fango e la lordura sotto i suoi stivali. Qua e l, chiazze di luce arancione
illuminavano le vie solcate dalle ruote dei carri dalle porte socchiuse delle capanne dei nativi.
Allinterno si intravedevano famiglie raggruppate intorno ai focolari, ma poche erano intente a
mangiare.
Vespasiano e la sua scorta giunsero davanti a un alto portone, e due guerrieri atrebati armati di
lancia uscirono dallombra al rumore dei passi che si avvicinavano. Le sentinelle abbassarono le larghe
punte a forma di foglia, finch riconobbero il legato nelloscurit. Allora si fecero da parte, e una di
esse indic il grande edificio rettangolare allestremit opposta del recinto. Mentre i Romani
attraversavano lo spazio aperto, Vespasiano si guard intorno e not alcune stalle, piccoli magazzini
con il tetto di paglia e due lunghe costruzioni di travi da cui provenivano voci maschili forti e rauche.
Dunque era cos che viveva la famiglia reale atrebate, una bella differenza dai palazzi dei re nelle
lontane terre orientali dellimpero. Una civilt completamente diversa, riflett, della quale Roma
avrebbe ben potuto evitare di occuparsi. Sarebbe occorso molto tempo per elevare quei Britanni a un
livello che permettesse loro di prendere posto accanto ai sudditi pi evoluti dellimpero.
Su entrambi i lati dellentrata della vasta dimora di Verica, le torce guizzavano lievemente nelle
tenebre. Alla loro luce, Vespasiano rimase sorpreso nel vedere che ledificio era stato terminato dopo la
sua ultima visita a Calleva. Evidentemente, il re degli Atrebati aspirava a un pi alto standard di vita.
Non cera da meravigliarsi, pens, dal momento che tanti nobili dellisola avevano trascorso
anni di esilio nelle comode abitazioni offerte da Roma.
Una figura usc dallimponente ingresso, un giovane sui ventanni con i capelli castani e le
spalle ampie. Era alto poco pi di Vespasiano, e indossava una corta tunica sui calzoni a quadri e
morbidi stivali di pelle: una via di mezzo tra labbigliamento indigeno e quello romano.
Luomo afferr il braccio di Vespasiano con un sorriso cordiale.
Salve, legato. Parlava latino con accento leggermente marcato.
Ci conosciamo? Non rammento....
Non ci siamo mai presentati formalmente, signore. Il mio nome  Tincommio. Ero con il
seguito di mio zio quando usc ad accogliervi... quando la vostra legione giunse qui allinizio della
primavera.
Capisco, annu Vespasiano, che non si ricordava affatto di lui. Vostro zio?
Verica, sorrise modestamente Tincommio. Il nostro re.
Il legato torn a guardarlo, osservandolo con maggiore attenzione. Il vostro latino  piuttosto
buono.
Ho trascorso gran parte della mia giovinezza in Gallia, signore. Litigai con mio padre quando
giur fedelt ai Catuvellauni. Cos me ne andai e raggiunsi mio zio in esilio... A ogni modo, se volete
lasciare qui le vostre guardie del corpo, posso accompagnarvi dal re.
Vespasiano ordin ai suoi uomini di attenderlo e segu Tincommio attraverso le grandi porte di
quercia. Allinterno trov una vasta sala con un alto tetto a volta sostenuto da enormi travi di legno. Il
giovane not la sua sorpresa.
Il re ricorda il suo periodo in esilio con una certa predilezione per larchitettura romana.
Questa dimora  stata completata appena un mese fa.
 certamente degna di un re, replic cortesemente Vespasiano. Tincommio si gir verso
destra inchinandosi rispettosamente, e il legato lo imit. Verica sedeva solo su un palco. Da un lato
cera un piccolo tavolo coperto di piatti contenenti cibi raffinati, dallaltro, posato a terra, un elegante
braciere di ferro in cui alcuni ceppi sibilavano e scoppiettavano su uno strato di braci ardenti. Verica
fece loro un cenno, e Vespasiano si avvicin facendo echeggiare la sala con gli stivali chiodati.
Nonostante avesse quasi settantanni, sotto la pelle rugosa e i capelli grigi gli occhi del re degli Atrebati
sfavillavano intensamente. Era alto e magro, e il Romano not che aveva ancora lespressione
autorevole che doveva averlo reso una figura imponente allapice del suo potere.
Verica termin lentamente di mangiare il pasticcino che aveva in mano, poi spazz via le
briciole facendole cadere sul pavimento e toss per schiarirsi la voce.
Vi ho convocato per discutere gli eventi di questo pomeriggio, legato.
Immaginavo che fosse questo il motivo, signore.
Dovete far cessare queste scorrerie nemiche nelle terre atrebate. Non bisogna lasciare che
continuino un momento di pi. Non sono soltanto i vostri convogli a essere attaccati; il mio popolo 
stato cacciato dalle sue fattorie.
Mi rendo conto, signore.
La comprensione non riempie gli stomaci, legato. Perch non possiamo avere un po delle
provviste nel vostro deposito? Ce ne sono in abbondanza, eppure il vostro centurione Veranio ha
rifiutato di darcene.
Ha agito dietro mio ordine. La mia legione pu aver bisogno di tutto quello che c nei
magazzini.
Di tutto? L c molto di pi di quanto possa mai occorrervi. I miei sudditi stanno morendo di
fame, ormai.
Sono certo che sar una lunga campagna, signore, ribatt Vespasiano. E sono certo che i
Durotrigi deprederanno altri convogli, prima che la stagione finisca. Perci devo accumulare riserve in
previsione del prossimo inverno.
E i miei sudditi?. La mano di Verica si mosse verso un piatto di datteri addolciti con il miele.
Non si pu permettere che soffrano la fame.
Dopo che avremo sconfitto i Durotrigi, potranno tornare alle loro fattorie. Ma non possiamo
vincere il nemico se le mie truppe non hanno cibo nello stomaco.
Erano a un punto morto, e lo sapevano entrambi. Alla fine, Tincommio ruppe il silenzio.
Legato, avete riflettuto su ci che potrebbe accadere se non nutrite il nostro popolo? E se gli
Atrebati insorgessero contro Verica?.
In realt, Vespasiano aveva considerato una simile prospettiva, e le conseguenze di una rivolta
erano preoccupanti. Se gli Atrebati avessero deposto Verica e si fossero uniti alle altre trib che
combattevano per Carataco, il generale Plauzio e le sue legioni sarebbero stati tagliati fuori dalla base
di rifornimenti a Rutupiae. Con nemici davanti, dietro e tra le colonne romane, Plauzio avrebbe dovuto
ritirarsi verso la sicurezza di Camulodunum. E se i Trinovanti, nonostante la loro sottomissione,
avessero ripreso coraggio di fronte alla ribellione degli Atrebati, allora solo un miracolo avrebbe potuto
evitare al generale e al suo esercito di soccombere alla stessa sorte subita da Varo e dalle sue tre legioni
nel cuore della Germania quarantanni prima.
Controllando la sua apprensione, Vespasiano fiss il giovane con fermezza. Ritenete probabile
che la vostra gente si sollevi contro il re?
Non contro il re. Contro Roma, replic Tincommio. Poi sorrise. Per il momento si limita a
brontolare. Ma chiss cosa potrebbe fare, se diventasse troppo affamata.
Il legato rimase impassibile mentre laltro proseguiva. La fame non  lunico pericolo. Ci sono
alcuni nobili che non gradiscono la nostra alleanza con voi. In questo momento, centinaia dei nostri
migliori guerrieri stanno combattendo al fianco di Carataco. Roma non dovrebbe dare per scontata la
lealt degli Atrebati.
Capisco, disse Vespasiano un con lieve sorriso. Mi state minacciando.
No, mio caro legato!, intervenne Verica. Niente affatto. Dovete perdonare il ragazzo. I
giovani sono sempre pronti a esagerare, non  vero? Tincommio stava semplicemente prospettando la
possibilit nei termini pi estremi, per quanto possa apparire improbabile.
Daccordo.
In ogni caso, dovete sapere che esiste una reale minaccia alla mia posizione, che potrebbe
essere messa in atto se continuate a permettere che il mio popolo abbia fame.
Ora la tensione fra i tre uomini era palpabile, e lira di Vespasiano per il palese tentativo di
ricattarlo rischiava di esplodere in una serie di insulti assai poco diplomatici. Si costrinse a reprimere i
suoi sentimenti e a riesaminare la situazione. Era gi abbastanza spiacevole che gli Atrebati fossero
divisi sullalleanza con Roma; era inutile peggiorare la situazione rendendo cattivi i rapporti con quelli
che ancora erano inclini a mantenerla.
Che cosa volete che faccia?
Dateci le vostre provviste, rispose Tincommio.
Impossibile.
Allora forniteci uomini sufficienti a scovare e annientare questi predoni.
Impossibile anche questo. Non posso privarmi di un solo uomo.
Tincommio si strinse nelle spalle. In tal caso, non possiamo assicurarvi la lealt del nostro
popolo.
La discussione non stava portando a nulla, e la frustrazione di Vespasiano minacciava di
trasformarsi di nuovo in collera. Doveva esserci un modo per risolvere la faccenda. Poi gli venne
unidea.
Perch non date voi stessi la caccia ai razziatori?
Con che?, replic bruscamente Verica. Il vostro generale mi permette di avere soltanto
cinquanta uomini armati. Non bastano nemmeno a proteggere la residenza reale, tanto meno le mura di
Calleva. Cosa avrebbero potuto fare cinquanta uomini contro le forze che oggi hanno attaccato il vostro
convoglio?
Allora armatene altri. Chieder al generale Plauzio di sospendere la limitazione delle vostre
truppe.
Molto bene, disse Tincommio in tono pacato, ma ci sono rimasti pochi guerrieri. Molti
hanno preferito unirsi a Carataco, piuttosto che deporre le armi. Alcuni  anche se non tanti  sono
rimasti fedeli a Verica.
Ebbene, cominciate con loro. Ma ce ne sono sicuramente molti altri che vorrebbero vendicarsi
sui Durotrigi, tutti quelli le cui fattorie sono state distrutte dai predoni nemici.
Sono dei contadini, replic il giovane con noncuranza. Non sanno quasi nulla di guerra. Non
hanno nemmeno armi adatte. Verrebbero massacrati.
Se  cos, addestrateli! Io posso prelevare dal deposito  appena avr il permesso del generale
 armi sufficienti per, diciamo, un migliaio di uomini. Dovrebbero bastare per affrontare quei
razziatori... a meno che gli Atrebati non abbiano troppa paura di loro.
Tincommio fece un amaro sorriso. Voi Romani, cos valorosi dietro le vostre armature, gli
enormi scudi e tutto larmamentario da battaglia. Che ne sapete di coraggio?.
Verica toss. Se posso dare un suggerimento....
Gli altri due si girarono verso il vecchio sul trono. Il legato chin la testa in segno di assenso.
Vi prego, parlate.
Mi chiedevo se potreste prestarci qualcuno dei vostri ufficiali per addestrare i nostri uomini
alle tecniche dellesercito romano. Dopotutto, sar con il vostro equipaggiamento che combatteranno.
Sicuramente potrete privarvi di qualcuno di essi, se ci servir a risolvere i nostri problemi.
Vespasiano consider lidea. Sembrava sensata. Calleva sarebbe stata in grado di difendersi da
sola, e le nuove truppe potevano garantire la sicurezza delle linee di comunicazione della legione.
Valeva la pena distaccare qualche ufficiale. Guard Verica e annu. Il re sorrise.
Naturalmente, una simile forza avr bisogno di essere adeguatamente approvvigionata per
essere efficiente... Lo avete detto voi stesso, legato. I soldati sono utili solo se hanno le pance piene.
S, mio signore, approv Tincommio. Poi aggiunse con un certo cinismo nella voce: Oserei
dire che con la prospettiva di un pasto decente non ci sar penuria di reclute. E uno stomaco pieno non
avr difficolt a reprimere gli impulsi ribelli.
Aspettate un momento. Vespasiano alz una mano, temendo di impegnarsi pi di quanto
fosse in grado di fare. Era irritato con il vecchio per averlo messo in quella posizione, ma doveva
ammettere che la sua argomentazione era convincente. Il piano poteva funzionare, a patto ovviamente
che Plauzio acconsentisse ad armare gli Atrebati.  una proposta interessante. Ho bisogno di pensarci
su.
Verica fece un cenno di approvazione. Certamente, legato. Ma non troppo a lungo, eh?
Occorre tempo per addestrare uomini, e ne abbiamo molto poco, se vogliamo ottenere qualcosa.
Datemi la vostra risposta domani. Potete andare .
S, signore.
Vespasiano si volt di scatto e usc dalla sala sotto lo sguardo silenzioso dei due Britanni. Era
ansioso di liberarsi di loro e trovare un posto tranquillo dove la sua mente stanca potesse riflettere sul
piano, senza doversi preoccupare dei sotterfugi dellastuto re degli Atrebati.
...
.
...
CAPITOLO CINQUE.
...
.
...
Sollevate questa, per favore, centurione. Il medico porse una spada a Catone, che la prese con
la mano destra, alzandola lentamente davanti a s. Il sole del primo mattino scintillava sulla lama.
Bene. Stendete il braccio pi che potete, e restate fermo cos.
Il giovane ubbid, facendo una smorfia per lo sforzo; non riusciva a impedire alla punta
dellarma di oscillare, e ben presto il braccio cominci a tremare.
Ora lateralmente, signore.
Catone ruot il braccio da una parte, e il medico si accovacci sotto di esso. Macrone strizz
locchio al compagno, mentre luomo si raddrizzava tenendosi ben lontano dalla lama.
Ottimo, nessun problema con i muscoli, qui! E adesso, come va laltro fianco?
 rigido, rispose il giovane a denti stretti. Come se qualcosa lo tirasse con forza.
Fa male?
Molto.
Potete abbassare la spada ora, signore.
Il medico attese che la lama venisse infilata di nuovo nel fodero, poi torn nellangolo della
stanza. Catone si mise in piedi davanti a lui a petto nudo, e luomo fece scorrere le dita lungo la
frastagliata linea rossa che girava intorno al fianco sinistro e gli arrivava fin quasi a met della schiena.
I muscoli sono piuttosto tesi sotto il tessuto della cicatrice. Bisogna scioglierli. Dovrete fare molto
esercizio fisico. Sar doloroso, signore.
Non mimporta. Voglio soltanto sapere quando potr tornare alla legione.
Ah.... Il medico fece una smorfia. Potrebbe occorrere del tempo e, be, francamente non ci
spererei troppo.
Che significa?, domand Catone trattenendo a stento la rabbia. Io guarir.
Naturalmente, centurione, naturalmente. Solo che potreste avere difficolt a sostenere il peso
di uno scudo con il braccio sinistro, e lo sforzo aggiuntivo di maneggiare una spada potrebbe causare la
lacerazione dei muscoli lungo il fianco. Patireste le pene dellinferno.
Ho gi sopportato il dolore, in passato.
S, signore. In questo caso, per, la ferita rischia di essere invalidante. Non  facile dirlo, ma la
vostra carriera nellesercito potrebbe essere finita.
Finita?, replic il giovane a bassa voce. Ma ho appena diciotto anni... Non pu essere
finita.
Non ho detto che lo sia. Solo che potrebbe. Con molto esercizio ed evitando di sforzare il
fianco, c la possibilit che torniate al servizio attivo.
Capisco.... Catone era amareggiato. Vi ringrazio.
Il medico sorrise con simpatia. Bene, allora vado.
S....
Una volta richiusa la porta, Catone indoss la tunica e croll a sedere sul letto. Si pass una
mano tra i riccioli neri. Era incredibile. Non aveva nemmeno completato due anni di servizio con le
aquile ed era stato appena promosso, e il medico diceva che era tutto finito.
Pu andare a farsi fottere, disse Macrone, in un goffo tentativo di rincuorare lamico. Devi
solo fare un po di esercizio e tornerai in forma. Ce ne occuperemo insieme, e ti metter alla testa della
tua centuria in men che non si dica.
Macrone stava solo cercando di essere gentile e Catone, nonostante la sofferenza interiore,
gliene fu grato. Si tir su, costringendosi a sorridere. Meglio cominciare prima possibile, allora.
Questo  lo spirito giusto!, esclam il compagno illuminandosi in viso. Stava per offrire
qualche altro incoraggiamento, quando vi fu un colpo secco alla porta.
Avanti!, grid Macrone.
Luscio si apr, e un esploratore della cavalleria entr rapidamente nella stanza dellinfermeria.
Centurioni Lucio Cornelio Macrone e Quinto Licinio Catone?
Siamo noi.
Il legato richiede la vostra presenza.
Adesso?. Macrone aggrott la fronte, guardando fuori delle imposte spalancate. Il sole era
sorto da alcune ore. Lanci unocchiata interrogativa a Catone. Digli che veniamo immediatamente.
S, signore.
Quando luomo se ne fu andato, Macrone si affrett a prendere gli stivali e diede una leggera
gomitata allamico. Andiamo, ragazzo.
Vespasiano fece un cenno verso una panca davanti al basso tavolo su cui stava consumando la
sua colazione. Cerano un vassoio contenente alcune piccole forme di pane, una caraffa di olio doliva
e un orcio di salsa di pesce. Macrone guard Catone scrollando le spalle con aria di disapprovazione.
Se quella era la roba che mangiavano i legati, potevano tenersela.
Dunque, esord Vespasiano, spalmando la scura salsa di pesce su una grossa fetta di pane,
fino a che punto vi siete ripresi dalle ferite? Siete in grado di svolgere compiti leggeri?.
Gli interpellati si scambiarono una rapida occhiata, mentre il legato addentava il cibo. Siamo
abbastanza in forma, signore. Verremo rimandati alla legione?, chiese Macrone speranzoso.
No. Non ancora, almeno. Vespasiano non pot fare a meno di sorridere allimpazienza del
centurione di tornare a combattere. Ho bisogno di due bravi soldati per qualcosaltro. Qualcosa di
molto importante per il successo della nostra campagna.
Catone si accigli. Lultimo incarico speciale che avevano ricevuto per poco non era costato
loro la vita. Il legato interpret esattamente la sua espressione.
Oh, niente di simile allultima volta. Nulla di pericoloso. O almeno, non dovrebbe esserlo.
Prese un altro pezzo di pane e cominci a masticare. Non dovrete neppure lasciare Calleva.
I due si rilassarono.
Di che si tratta, signore?, domand Macrone.
Sapete che ieri il centurione Veranio  stato ucciso?
S, signore. Lo abbiamo visto dal corpo di guardia. Per un attimo, Macrone fu tentato di
aggiungere qualche parola per esprimere la tristezza che si presumeva dovesse provare. Poi decise che
non era il caso, soprattutto considerando che non aveva mai nutrito una stima particolare per Veranio.
Era lunico ufficiale di cui potevo privarmi per comandare questo presidio.
Cera una critica implicita in quella frase, e Macrone rimase leggermente sorpreso dal fatto che
il legato condividesse la sua opinione sul morto.
E ora mi occorre un altro comandante per la guarnigione. Il compito non dovrebbe essere
troppo gravoso per te, intanto che ti riprendi.
Io, signore? Al comando del deposito?. Questa volta la sorpresa di Macrone fu pi
accentuata. Poi la prospettiva del suo primo comando indipendente lo riemp di una calda sensazione di
orgoglio. Grazie, signore. S, sarei felice  onorato  di accettare.
Questo  un ordine, Macrone, replic seccamente Vespasiano, non un invito.
Oh, certo.
C dellaltro. Il legato fece una breve pausa. Ho bisogno di te e del centurione Catone per
addestrare una piccola forza per il re qui a Calleva. Un paio di coorti  quello che ho in mente.
Due coorti?. Catone inarc le sopracciglia perplesso. Sono pi di novecento uomini. Dove li
troviamo, signore? Dubito che in citt ce ne siano abbastanza.
Allora dite a Verica di spargere la voce. Non credo che mancheranno i volontari, nella
situazione attuale. Una volta che si saranno fatti avanti, sceglierete i migliori, li addestrerete alle nostre
tecniche di guerra e poi sarete i loro comandanti, personalmente responsabili verso il re.
Macrone si morse il labbro.
Pensate che sia saggio armare gli Atrebati, signore? In ogni caso, credevo che la politica del
generale fosse disarmare le trib. Anche quelle alleate con Roma.
Lo , ammise Vespasiano, ma le cose sono cambiate. Non posso permettermi di privarmi di
altri uomini per proteggere Calleva o difendere le nostre vie di rifornimento dai predoni. Non ho altra
scelta che usare gli Atrebati. Perci, date inizio alladdestramento prima possibile. Oggi devo tornare
alla legione. Ho mandato qualcuno a informare il generale Plauzio dei miei piani e a chiedergli il
permesso di equipaggiare gli uomini di Verica con lattrezzatura che abbiamo qui al deposito.
Addestrateli e nutriteli, ma non fornite loro armi finch non arriver lautorizzazione del generale.
Capito?
S, signore.
Ritenete di riuscire a farlo?.
Macrone sollev le sopracciglia, muovendo delicatamente la testa da una parte allaltra. Credo
che riusciremo a tirar fuori qualcosa da loro, signore, ma non posso promettervi truppe da prima linea.
 sufficiente che facciano sentire sicuri Verica e il suo popolo, e che costringano quei
maledetti Durotrigi a pensarci due volte prima di attaccare i nostri convogli. Soprattutto, fate in modo
che nessun pericolo minacci il re. Se viene deposto o muore, gli Atrebati potrebbero rivoltarsi contro di
noi. Se accadesse... potremmo dover rinunciare alla conquista dellisola. Potete ben immaginare come
verrebbe accolta a Roma una notizia del genere. Limperatore non sarebbe certo contento di noi.
Vespasiano fiss i subordinati per sottolineare il significato del suo avvertimento. Se la Britannia fosse
andata perduta, non vi sarebbe stata piet per gli ufficiali pi direttamente responsabili: il legato della
Seconda Legione e i due centurioni ai quali aveva affidato la difesa di Calleva e la protezione del re
atrebate. Quindi mantenete Verica in vita, signori.  tutto ci che vi chiedo. Fate un buon lavoro, e
quando vi sarete ripresi a sufficienza sarete reintegrati nella legione.
S, signore.
Bene. Vespasiano spinse da parte il piatto e si alz dallo sgabello. Ora ho alcune cose da
fare prima di ripartire. Voglio che andiate al presidio e che tu, Macrone, ne assuma il comando. Quanto
allaltra faccenda, dovrete recarvi alla residenza reale e parlare con uno dei consiglieri di Verica. Il suo
nome  Tincommio. Spiegategli di cosa avete bisogno, e lui dar le opportune disposizioni. Sembra
abbastanza affidabile. Ci rivedremo appena potr. Buona fortuna.
Quando Vespasiano ebbe lasciato la stanza, i due camerati si sedettero al tavolo.
Non mi piace, disse Catone. Il legato corre un rischio armando questi nativi. In che misura
saranno leali a Verica? Fino a che punto possiamo fidarcene? Li hai visti. Non c amore per Roma su
quelle facce.
 vero. Ma ce n ancor meno per i Durotrigi. Pensaci, Catone. Abbiamo lopportunit di
creare e comandare un nostro esercito!.
Sar lesercito di Verica, non il nostro.
Suo soltanto di nome, quando avremo finito con loro.
Il giovane not il lampo di eccitazione negli occhi dellamico e comprese che per il momento
era inutile tentare di contraddirlo. Prevedeva che insegnare a combattere a dei nativi sarebbe stato assai
pi difficoltoso che addestrare reclute per le legioni. Cerano molti fattori di cui tener conto, non ultimo
la lingua. Aveva imparato qualche parola di celtico nei mesi trascorsi a Calleva, ma sapeva che avrebbe
dovuto migliorare rapidamente la sua conoscenza, se voleva farsi capire dagli indigeni. Su una cosa
Macrone aveva ragione: era unoccasione eccitante. Avrebbero potuto lasciare lospedale e compiere i
primi incerti passi per tornare al mestiere delle armi.
...
.
...
CAPITOLO SEI.
...
.
...
Il sole non aveva ancora raggiunto la sommit della palizzata del deposito quando Macrone
emerse dalledificio del quartier generale. Era in uniforme completa: dagli stivali chiodati, gli schinieri
argentati e la lorica con le cinghie di cuoio e le borchie, allelmo con la cresta trasversale che riluceva
debolmente allombra delle mura. Nella mano destra portava una verga di vite  simbolo del diritto di
percuotere il corpo altrimenti sacro di un cittadino romano conferitogli dallimperatore, dal Senato e
dal popolo di Roma  che faceva roteare tra le dita dirigendosi verso la massa silenziosa di Britanni
radunati nellarea di addestramento del deposito. Da quando la notizia della formazione di coorti native
si era sparsa dalla capitale atrebate, migliaia di uomini provenienti dalle terre circostanti si erano uniti a
quelli di Calleva per offrirsi volontari.
Dopo quasi due mesi trascorsi in ospedale per riprendersi dalla ferita alla testa, Macrone era
contento di tornare alla familiare routine della vita di un centurione. No, si corresse, ignorando
volutamente loccasionale emicrania che gli spaccava il cranio, non era semplicemente contento, gli
sembrava di essere al settimo cielo. Gonfi il petto, fischiettando soddisfatto mentre si avvicinava alle
sue nuove reclute.
Catone era discosto dalla folla, intento a parlare con Tincommio. Era la prima volta che vestiva
luniforme e lequipaggiamento da centurione, e Macrone pens che non gli stava meglio di quella da
optio. Era alto e magro, e la lorica sembrava pendergli addosso. Reggeva la verga in modo impacciato,
ed era difficile immaginarlo mentre la vibrava sulla schiena di qualche legionario recalcitrante, n
tantomeno su quella di un nativo. Il periodo in ospedale non aveva migliorato il suo fisico gi scarno, e
il deterioramento dei muscoli delle gambe era visibile nella leggera sovrapposizione della parte
posteriore delle gambiere.
Tincommio, per contrasto, era chiaramente in ottima salute, e bench fosse pi alto di lui, era
pi robusto e aveva laria di essere tanto veloce quanto forte. Il giovane nobile atrebate aveva ricevuto
dal suo re il compito di fungere da interprete e consigliere, ed era impaziente di apprendere i metodi
delle legioni romane. Poteva avere al massimo un paio danni pi di Catone, e Macrone fu lieto nel
vederli ridere insieme mentre camminava a grandi passi verso di loro. Meglio che fosse lamico a
occuparsi dellatrebate; ci gli avrebbe evitato di doverlo fare personalmente. Il centurione pi anziano
provava una diffidenza istintiva nei confronti della maggior parte degli stranieri e di tutti i barbari,
senza eccezione.
Signori, disse ad alta voce, non siamo qui per raccontarci facezie. Abbiamo un lavoro da
fare.
Catone si gir verso il superiore, scattando sullattenti. Nonostante avessero lo stesso grado,
lanzianit di servizio aveva il suo peso, e lui sarebbe stato sempre inferiore a Macrone, a meno che 
per qualche strano scherzo della sorte  non avesse ricevuto il comando di una coorte ausiliaria o fosse
stato promosso alla Prima Coorte della Seconda Legione, ma entrambe le cose non erano neanche
lontanamente probabili per molti anni a venire.
Pronto, ragazzo?. Macrone gli strizz locchio.
S, signore.
Ottimo. Infilandosi la verga sotto il braccio, Macrone si freg le grandi mani. Disponiamoli
in formazione. Tincommio, quanti di costoro hanno qualche esperienza militare?.
Il giovane si volt verso la folla, indicando un piccolo gruppo di uomini dallaria altezzosa
schierati in prima fila, che mantenevano le distanze dagli altri.
Quelli appartengono alla casta dei guerrieri. Tutti addestrati alluso delle armi fin dallinfanzia.
Sanno anche cavalcare.
Bene,  gi qualcosa. Ah, Tincommio?
S?.
Macrone gli si avvicin. Solo una parola sul regolamento. Dora in avanti, mi chiamerai
signore.
Le sopracciglia del nobile atrebate si sollevarono di scatto per lo stupore. Con viva irritazione di
Macrone, Tincommio lanci unocchiata interrogativa a Catone.
Guardami quando ti parlo! Capito?
S.
S, cosa?
S, signore.
Cos va meglio! Non dimenticarlo.
S... signore.
Ora dimmi: gli altri che esperienza hanno?
Nessuna, signore. Sono quasi tutti contadini. Dovrebbero essere abbastanza in gamba, ma la
cosa pi simile a un combattimento che conoscono  tenere le volpi lontane dai loro pollai.
Be, vediamo fino a che punto sono in gamba. Possiamo permetterci di prendere solo i pi
abili, quindi sar meglio cominciare a eliminare i rifiuti. Useremo i guerrieri per formare tutti gli altri.
Falli venire qui. Catone, hai portato i paletti?
S, signore. Linterpellato tocc una piccola sacca con lo stivale.
Quindi, non li hai ancora sistemati?
Chiedo scusa, signore. Lo faccio subito.
Macrone annu bruscamente, e Catone afferr la sacca dirigendosi verso un punto a poca
distanza dai volontari nativi. Poi tir fuori un paletto numerato e lo infil nel terreno. Fatti dieci passi,
ne piant un altro, e cos via, finch vi furono due file di dieci paletti ciascuna: abbastanza per il primo
gruppo di duecento aspiranti reclute. Nei giorni successivi, i due centurioni avrebbero reclutato venti
centurie di ottanta uomini, novecentosessanta in totale, tratti dal numero assai maggiore di coloro che
avevano risposto allappello di Verica. La promessa di buone razioni era bastata da sola ad attirare
sudditi da ogni parte del regno.
Tincommio!.
S, signore.
Disponi uno dei tuoi guerrieri accanto a ognuno di quei paletti. Di loro che saranno i capi
della mia sezione. Poi, prendi nove degli altri e schierali vicino al primo uomo. Capito?
S, signore.
Molto bene. Esegui.
Macrone rimase a osservare pazientemente, mentre Tincommio conduceva i guerrieri ai paletti
e Catone metteva in posizione i suoi uomini. Il sole era ormai alto sulle mura quando tutti furono al
loro posto, e lelmo accuratamente lucidato di Macrone scintillava allorch il centurione si gir verso
gli Atrebati per spiegare cosa dovessero fare. Alla sua destra, Tincommio si teneva pronto a fare da
interprete. Alla sua sinistra, Catone era fermo sullattenti.
Prima cosa!, grid, interrompendosi per permettere a Tincommio di tradurre. Ogni volta che
impartisco lordine allinearsi, voglio che ciascuno di voi vada esattamente nello stesso punto dove si
trova ora. Non dimenticatelo!... Secondo, in questo momento sembrate un branco di fottuti animali.
Dobbiamo mettere un po dordine.
Tincommio esit. Volete che traduca tutto, signore?
Certo che voglio, diamine! Avanti!.
Come desidera, signore. Evidentemente, lAtrebate aveva avuto unistruzione linguistica pi
raffinata che gergale. Ripet a gran voce le parole in celtico, e dai volontari arriv uno scroscio di
risate.
CHIUDETE IL BECCO!, rugg Macrone. I nativi tacquero senza bisogno di traduzione.
Ora, ogni uomo sollevi il braccio destro orizzontalmente, come me. Poggiate la mano sulla spalla di
quello a fianco a voi. Se non ci arrivate, avvicinatevi a lui.
Appena Tincommio ebbe finito di tradurre, i volontari cominciarono a spostarsi
rumorosamente, chiacchierando in celtico.
IN SILENZIO!.
Tenendo a freno la lingua i nativi continuarono a posizionarsi, tutti tranne un povero diavolo
che attir quasi subito lattenzione di Macrone.
Tu laggi! Stai cercando di fare il furbo con me? Il braccio destro, ho detto, NON IL
FOTTUTO SINISTRO! Catone, fagli vedere come si fa!.
Il centurione subalterno si diresse a passo svelto verso loggetto dellira di Macrone. Il nativo
era basso e tarchiato, con unottusa aria bovina. Catone resistette alla tentazione di rivolgergli un
sorriso amichevole a mo di saluto e gli abbass il braccio sinistro lungo il fianco. Poi gli batt sulla
spalla destra. Questo!, gli disse in celtico. Braccio destro... braccio destro. Capito? Su il braccio
destro!. Catone sollev il suo a titolo di dimostrazione, e luomo annu come un idiota. Il giovane
sorrise e fece un passo indietro prima di provare di nuovo. Allineati!... No, il braccio destro, ho detto!
Come tutti gli altri!.
Cosa stai facendo, centurione?, url Macrone sopraggiungendo furibondo. Basta cos!
Togliti di mezzo. C un solo modo per far capire le cose a stupidi bastardi come questo.
Si piazz davanti al nativo, che stava ancora sorridendo, ma ora pi nervosamente.
Che hai da ridere? Credi che io sia buffo, forse?. Macrone sogghign.  cos? Be, vediamo
quanto mi consideri divertente, adesso!.
Alz la verga di vite e la cal con forza sul braccio sinistro delluomo.
BRACCIO SINISTRO!.
Il malcapitato emise un mugolio di dolore, ma prima che potesse reagire, la verga si abbatt
sullaltro braccio.
BRACCIO DESTRO!... Ora vediamo se hai imparato qualcosa... Braccio sinistro!.
Il nativo sollev prontamente il braccio sinistro.
Braccio destro!.
Un braccio si abbass, laltro scatt in aria.
Bene, figliolo! Possiamo ancora fare di te un soldato. Continua, Catone.
S, signore.
Una volta che i volontari si furono allineati secondo i desideri di Macrone, fu il momento di
valutare la loro forma fisica. Sezione per sezione, gli Atrebati iniziarono a correre intorno al perimetro
del deposito. Catone e Macrone si erano piazzati in angoli diametralmente opposti e incitavano ogni
gruppo quando terminava un tratto e cominciava il successivo. Ben presto, le sezioni si fusero in una
massa di uomini ansanti. Come Macrone aveva previsto, i guerrieri erano in testa insieme ai pi
vigorosi degli altri e stavano rapidamente distanziando il resto.
Questa non  una gara!, sbrait il centurione, con le mani a coppa intorno alla bocca.
Catone! Di loro che voglio vedere quanto riescono a resistere. Falli rallentare.
Li costrinse a continuare per tutta la mattina. Dopo un po, arrivarono i primi ritiri: si trattava
dei pi deboli e di quelli troppo vecchi per proseguire. Via via che cedevano, venivano
immediatamente accompagnati alla porta e sbattuti fuori. La maggior parte accettava lespulsione
abbastanza di buon animo. Alcuni provavano chiaramente vergogna e facevano astiosi commenti
mentre uscivano dal deposito. Gli altri si sforzavano di andare avanti, giro dopo giro, molti con
espressioni di feroce determinazione.
A mezzogiorno, Macrone attravers senza fretta la piazza darmi per raggiungere Catone.
Credo che sia sufficiente. Concediamo a costoro un po di cibo e riposo, e diamo uno sguardo
alla prossima infornata. Appena puoi, fammi sapere quanti ne sono rimasti.
Man mano che i volontari lo raggiungevano, Catone li chiamava uno a uno annotandone il
nome su una tavoletta di cera, prima di indirizzarli alledificio del quartier generale, dove alcuni uomini
della guarnigione distribuivano pane non lievitato e vino annacquato. Quando lultimo si fu allontanato
barcollando, il giovane fece il suo rapporto.
Ne rimangono ottantaquattro.
Qualcuno dei guerrieri di Tincommio si  ritirato?
Nessuno.
Ottimo. Chiss come se la caveranno armati di tutto punto. Ora occupiamoci del prossimo
gruppo.
Loperazione continu per tre giorni, finch Macrone ebbe le sue due coorti. Al tramonto del
terzo giorno, giunse una coorte della Seconda Legione per scortare la colonna di rifornimenti. Ogni
carro su cui Macrone aveva potuto mettere le mani era stato riempito di provviste e preparato alla
partenza. Vespasiano sarebbe riuscito a mantenere il suo esercito in campo per qualche altra settimana,
ma ora gli uomini al deposito dipendevano dallarrivo del convoglio successivo da Rutupiae, previsto
di l a una ventina di giorni. Solo una piccola scorta poteva essere assegnata per proteggerlo quando
avesse iniziato lultimo tratto del viaggio dalla fortezza sul Tamesis. A meno che non fossero
intervenute truppe di copertura provenienti da Calleva, cerano buone probabilit che fosse avvistato
dagli esploratori dei Durotrigi e finisse in unimboscata. Data la presenza di un migliaio di bocche
supplementari da nutrire con le riserve del deposito, le due coorti avrebbero dovuto guadagnarsi il loro
sostentamento.
Non saremo pronti in tempo, disse Catone quella sera, mangiando pollo freddo seduto al
tavolo nellalloggio di Macrone.
Macrone e Tincommio sollevarono gli occhi dai loro piatti. Il primo termin il boccone e si pul
il grasso sulle labbra con il dorso della mano. Non potremo esserlo finch non avremo
lautorizzazione a distribuire le armi. Non possiamo mandare l fuori uomini armati di falci e bastoni,
sarebbe come mandarli a morire.
Che facciamo, allora?, chiese Tincommio.
Cominciamo ad addestrarli. Abbiamo diversi pali da marcia in magazzino. Li far tagliare a
misura dai carpentieri. Almeno, possiamo iniziare un po di pratica di base con la spada.
LAtrebate annu, allontanando il piatto dopo averlo pulito con lultimo pezzo di pane. Ora, se
non vi dispiace, signore, devo tornare alla residenza reale.
Per quale motivo?
Il re ha convocato alcuni nobili per una libagione.
Una libagione?
Be, ci saranno combattimenti di cani, incontri di lotta e qualche millanteria. Ma soprattutto si
berr.
Fai in modo di essere qui allalba. Cominceremo laddestramento alle prime luci.
Ci sar, signore.
Sar meglio per te. Macrone fece un cenno eloquente verso la sua verga di vite in un angolo
della stanza.
Dite sul serio?, si meravigli il giovane. Davvero colpireste un membro della famiglia
reale?
Ti conviene crederlo, vecchio mio. La disciplina delle legioni si applica a tutti o a nessuno.
Ecco come stanno le cose  e cos devono essere  se vogliamo conciare per le feste quei fottuti
Durotrigi.
Tincommio fiss il centurione per un momento, poi assent lentamente. Sar di ritorno prima
dellalba.
Quando i due Romani furono rimasti soli, Macrone respinse il tavolo carezzandosi lo stomaco.
Un rutto gli usc rumorosamente dalla gola, inducendo Catone ad alzare lo sguardo con aria di
disapprovazione.
Che c?
Niente, signore. Chiedo scusa.
Macrone sospir. Di nuovo con questo signore. Pensavo che te ne fossi liberato.
Questione dabitudine. Catone sorrise debolmente. Ma ci lavorer sopra.
Farai bene.
Che significa?
Significa che sei stato un po fiacco in questi ultimi giorni. Se vuoi aiutarmi ad addestrare
questi Atrebati in modo che possano affrontare il nemico, dovrai migliorare la tua tecnica.
Ci prover.
Provare non basta, ragazzo. Preparare uomini a combattere  una faccenda seria. Devi essere
duro con loro fin dal primo giorno. Devi punirli severamente per ogni errore che commettono, essere
pi crudele e carogna che puoi, altrimenti si troveranno svantaggiati quando affronteranno davvero il
nemico. Macrone lo fiss per assicurarsi che avesse capito. Poi sorrise. Inoltre, non vorrai che dietro
le spalle ti chiamino mammoletta, vero?
Credo proprio di no.
Ora ti riconosco. Risoluto come sempre. Dunque, laddestramento alle armi comincia domani.
Te ne occuperai tu. Io devo riempire un po di scartoffie. Essere un fottuto comandante di guarnigione
 una gran rottura di palle. Bisogna trovare alloggi e provviste per gli uomini di Verica. Far avere loro
delle tende. Si possono accampare allinterno delle mura. Poi dovr accertarmi che linventario sia
aggiornato, prima di distribuire tuniche e stivali ai nativi. Se non lo faccio, qualche maledetto
impiegato dello stato maggiore imperiale mi addebiter qualsiasi discrepanza. Dannati revisori.
Gli occhi di Catone silluminarono, mentre gli veniva in mente la cosa pi ovvia. Non
preferiresti che mi occupassi io dellinventario? Tu puoi dedicarti allesercitazione con le spade.
No! Per la miseria, Catone, ora sei un centurione, perci comportati come tale. Per di pi,
conosci un po la lingua. Domani andrai l fuori e insegnerai loro come si fa. Puoi prendere qualcuno
per farti aiutare, ma adesso tocca a te, ragazzo... Be, io vado a dormire. Faresti meglio a riposare
qualche ora anche tu.
S, appena ho finito di mangiare.
Rimasto solo al tavolo, Catone fiss il cibo senza pi appetito. Lindomani si sarebbe trovato di
fronte a mille uomini per spiegare loro come combattere con la corta spada dei legionari. Mille uomini;
qualcuno di gran lunga pi vecchio ed esperto di lui, e probabilmente nessuno felice di ricevere ordini
da un centurione nominato da appena due mesi ed entrato da poco nellet adulta. Si sarebbe sentito un
impostore, lo sapeva, e temeva che la maggior parte dei presenti sulla piazza darmi se ne sarebbe
accorta immediatamente.
Cera poi il fatto che gli ultimi tre giorni lo avevano esaurito. Due mesi di convalescenza lo
avevano spaventosamente indebolito. Il fianco gli doleva terribilmente, e il giovane stava cominciando
a pensare che nessun esercizio potesse guarirlo.
...
.
...
CAPITOLO SETTE.
...
.
...
Catone si schiar la gola e si volt verso i volontari. Di fronte a lui cera un centinaio di
Atrebati, allineati come era stato loro insegnato lungo uno dei lati della piazza darmi. Davanti a essi
cerano i dieci soldati della guarnigione pi abili con le armi, da lui scelti come istruttori. Una volta
terminato laddestramento del mattino, quei cento si sarebbero divisi per trasmettere ci che avevano
appreso alle altre reclute. Avendo a disposizione un solo interprete, non cerano altri modi pratici per
insegnare larte del combattimento.
Pronto?, domand a Tincommio.
Laltro annu, preparandosi a tradurre.
Oggi conoscerete il gladio, la corta spada dei legionari. Alcuni sostengono che sia la nostra
arma segreta. Ma unarma non  che uno strumento come qualunque altro. Ci che distingue unarma
da uno strumento  la persona che la maneggia. Di per s, questa spada non  pi n meno letale di
qualsiasi altra. Anzi, se non viene usata come si deve, non pu competere con quelle della cavalleria o
con le lunghe spade che voi Celti prediligete. In duello ha poco raggio dazione, ma nellincalzare della
battaglia per un soldato non esiste arma migliore.
Catone allung la mano verso la spada, ricordandosi appena in tempo che non la portava pi a
destra, come quando era un optio. Con un sorriso, afferr lelsa davorio ed estrasse il gladio dal
fodero, sollevandolo perch tutti potessero vederlo.
La caratteristica pi evidente di questarma  la punta affusolata.  studiata per assestare un
tipo di colpo in particolare, la stoccata. Da questo momento in poi, c una regola che dovrete sempre
tenere a mente: una spanna di punta sono molto pi micidiali di qualunque lama, per quanto lunga.
Sono felice di potervelo assicurare per esperienza personale. Qualche mese fa, qualcuno fu tanto
stupido da usare unarma affilata contro di me. Lui  morto, e io sono ancora qui.
Catone fece una pausa affinch la morale della storia venisse recepita, e mentre ascoltava la
traduzione di Tincommio gli tornarono in mente i dettagli dellattacco del druido e il terribile dolore
che aveva provato quando la falce lo aveva colpito al petto. Si sentiva sempre pi un impostore. Se solo
quegli sciocchi avessero conosciuto il terrore che lo aveva attanagliato. Strinse i denti, cercando di
scacciare il pensiero. Dopotutto, il druido era andato a incontrare i suoi oscuri di, e lui era vivo. Se
lavversario avesse pensato di usare unarma a punta, le cose sarebbero potute andare diversamente.
Tincommio aveva finito e stava aspettando che Catone continuasse.
Pu non sembrare molto attraente, ma quando sarete in formazione serrata, con lo scudo
premuto contro il corpo del nemico e la sua faccia accanto alla vostra, allora capirete il reale valore di
questarma. Ascoltate attentamente gli istruttori, imparate a usare il gladio come noi, e presto quei
bastardi, i Durotrigi, saranno soltanto uno sgradevole ricordo!.
Uno scroscio di applausi accolse la traduzione dellultima frase, e Catone fu abbastanza saggio
da attendere qualche momento prima di alzare le mani per imporre il silenzio.
Ora, so quanto siete impazienti di cominciare, ma prima che possiate maneggiare larma reale
dovete essere addestrati nei movimenti di base, come lo siamo stati noi legionari. In battaglia dovete
essere sicuri della vostra capacit di usarla con naturalezza e senza stancarvi subito. A tale scopo,
comincerete laddestramento con queste....
Si avvicin a un carro e tir via la copertura di pelle. Allinterno cerano fasci di aste di legno
approssimativamente della lunghezza di un gladio, ma volutamente pi spesse e pesanti. Come con
tutto lequipaggiamento usato nelle legioni, lobiettivo era sviluppare la forza, oltre che la tecnica. Se e
quando quegli uomini avessero ricevuto le armi vere e proprie, ne avrebbero apprezzato
immediatamente la comodit dimpiego. Catone ne prese una e la sollev perch i volontari la
vedessero bene. Come aveva previsto, un brontolio di disappunto corse lungo i ranghi. Il giovane
sorrise. Una volta aveva condiviso lo stesso sentimento.
Non  granch a guardarla, ma vi posso garantire che fa male comunque, se ci si trova dalla
parte sbagliata!. Si volt verso un piccolo gruppo di legionari appoggiati contro la parete della
caserma pi vicina. Figulo! Fai venire qui i tuoi istruttori!.
I legionari si affrettarono a raggiungerlo e presero le armi da addestramento, ciascuno in
numero sufficiente per equipaggiare cinque coppie di uomini. Figulo, un gigante della Gallia
Narbonense, era stato scelto da Catone come suo optio.
Limitatevi alle cose fondamentali, per oggi, ramment loro il giovane. Arresto, parata,
affondo e avanzata.
I legionari si diressero verso le rispettive sezioni e distribuirono le armi. Mentre Figulo e gli
altri istruttori insegnavano agli allievi le posture corrette, Tincommio accompagn Catone da un
gruppo allaltro, facendo da interprete quando occorreva. Le reclute erano state allineate e imitavano i
gesti dei legionari pi fedelmente che potevano. Come in tutti gli addestramenti, la mattinata era
punteggiata da urla di rabbia e frustrazione lanciate dagli istruttori mentre cercavano di ottenere
qualche risultato con le buone o con le cattive. Catone, memore del consiglio datogli da Macrone la
sera prima, si costrinse a non intervenire, sperando per che la sua presenza potesse almeno indurre i
legionari a non essere duri senza motivo.
Un improvviso urlo di dolore attir Catone e Tincommio verso un gruppo. Un istruttore era ritto
accanto a una figura raggomitolata a terra e continuava a percuoterla sulla schiena, mentre il centurione
si faceva largo tra gli Atrebati per vedere meglio.
Che cazzo hai che non va?, ruggiva il legionario. Come posso fartelo capire, stupido
coglione? Arresto, parata, affondo, avanzata! Non il contrario!.
Che succede qui?.
Listruttore scatt sullattenti. Questo bastardo sta cercando di prendermi per i fondelli,
signore. Finge di non ricordare quattro facili fottuti movimenti.
Capisco. Catone abbass gli occhi sulla figura rannicchiata. Luomo gir lentamente la testa
e sogghign al centurione.
Oh, no, ancora tu! Qual  il tuo nome?, gli chiese in celtico.
Bedriaco.
Bedriaco, eh? Chiamami signore.
Laltro sogghign di nuovo, mostrando una chiostra di denti rotti. Annuendo, si punt un dito
contro il petto. Bedriaco, signore! Bedriaco, signore!.
Bene, grazie. Almeno questo labbiamo stabilito. Restituendo il sorriso, Catone si volt verso
Tincommio. Sai qualcosa di lui?
Oh, s.  un cacciatore. Ha perso la famiglia in unincursione dei Durotrigi. Quando lhanno
trovato era ferito, mezzo morto.
E mezzo rincretinito, borbott listruttore.
Basta cos!, scatt il centurione. Diede di gomito a Tincommio. Non sono sicuro che sia
allaltezza.
 in gamba. Soprattutto con una spada. Ieri lho visto tenere a bada un paio dei nostri
guerrieri.
La forza non  tutto.
No, no, non lo . Ma questuomo vuole vendetta. La merita.
Catone assent, afferrando il punto. Il desiderio di vendetta era lo stimolo pi potente di tutti, e
aveva visto gli scempi perpetrati dai Durotrigi e dai loro druidi ed era pertanto solidale con le vittime.
E va bene. Lo terremo, se sar possibile addestrarlo. Istruttore!.
Signore!.
Continua pure, Mario.
A un tratto Catone sent una certa agitazione allingresso del deposito e si gir da quella parte
per scoprire cosa stesse accadendo. Un drappello di cavalieri era stato ammesso allinterno e stava
trottando verso la piazza darmi. Erano nativi, ma riconobbe solo una faccia.
Verica. Che ci fa qui?
 venuto a vedere come procede laddestramento, rispose Tincommio.
Catone lo guard freddamente.
Grazie per avermi avvertito.
Scusami. Ne ha parlato ieri sera. Me ne sono ricordato solo ora.
Accetto le tue scuse.... Il centurione diede a Tincommio un pugno scherzoso sulla spalla.
Vieni.
Lasciando i gruppi di reclute, si fecero incontro al re degli Atrebati e al suo seguito.
Verica tir le redini e smont lentamente, prima di rivolgere un cenno di saluto al suo parente e
a Catone. Tincommio osservava lo zio con visibile preoccupazione.
Va tutto bene, ragazzo. Solo un po dindolenzimento. Capita, alla mia et, sorrise il re.
Dunque, centurione, come si comporta il mio esercito? Che diavolo stanno facendo con tutti quei
bastoni? Dove sono le loro armi?.
Catone aveva previsto quel momento e si era preparato la risposta. Si stanno addestrando, mio
signore. Le riceveranno quando saranno pronti.
Ah!. Il disappunto del vecchio era palese. E quando lo saranno?
Abbastanza presto, mio signore. I vostri sudditi imparano molto rapidamente.
Posso assistere per un po?
Ma certo, mio signore. Ne saremo onorati. Volete seguirmi...?.
Verica fece un gesto verso il suo seguito, e i cavalieri smontarono docilmente, incamminandosi
dietro di lui.
Catone sussurr allorecchio di Tincommio: Fai in modo di tenerlo lontano dal gruppo con
Bedriaco.
Daccordo.
Verica percorse a passo lento il perimetro del campo di Marte, osservando le esercitazioni con
evidente interesse e fermandosi ogni tanto per commentare qualche dettaglio o porre una domanda a
Catone. Mentre tornavano al primo gruppo, un membro del seguito, un uomo con i capelli neri e il
petto nudo sotto il mantello, prese una spada da addestramento dalle mani di una recluta. Listruttore
stava per protestare, quando not che il centurione scuoteva leggermente la testa. Luomo dai capelli
neri esamin lasta di legno con espressione sdegnosa e scoppi a ridere.
Chi  quello?, chiese sottovoce Catone a Tincommio.
Artax. Un altro dei nipoti del re.
Famiglia numerosa, eh?
Se solo sapessi, sospir laltro, mentre Artax si girava verso il centurione.
Perch i nostri guerrieri si trastullano con dei giocattoli, quando dovrebbero essere addestrati a
uccidere i nemici?.
Avvicinandosi, gli gett il bastone ai piedi con aria beffarda. Catone rimase impassibile, mentre
quello lo squadrava dallalto in basso e pronunciava parole che trasudavano disprezzo.
Non c da meravigliarsi che i Romani diano giocattoli alle loro truppe, dal momento che gli
ufficiali sono poco pi che dei bambini.
Il giovane sent le pulsazioni accelerare e non riusc a trattenere un sorriso. Allora mi
piacerebbe vedere come sai maneggiare quel giocattolo, se pensi di essere abbastanza uomo.
Artax rise e allung una mano per battergli sulla spalla. Ma Catone era troppo svelto per lui e,
facendo un passo indietro, si slacci il mantello scarlatto e lo porse a Tincommio. Poi si chin a
raccogliere la spada da addestramento e la soppes sul palmo. Continuando a sogghignare, anche
lAtrebate si tolse il mantello e si fece dare unaltra spada dalla recluta pi vicina. I presenti
indietreggiarono per lasciare spazio sufficiente ai due, e Catone si mise in posizione piegando le
ginocchia, pronto a combattere.
Artax si lanci subito in avanti con un grido selvaggio, tempestando di colpi la testa del
centurione e costringendolo ad arretrare passo dopo passo, mentre i nativi esprimevano rumorosamente
il loro sostegno al nobile. Catone parava con calma ogni fendente, stringendo i denti mentre lo shock
degli impatti si trasmetteva al corpo. Poi, dopo aver approssimativamente valutato la velocit delle
reazioni dellavversario, attese che sollevasse il braccio per la successiva scarica di colpi. Quando ci
avvenne, fece una finta verso il collo di Artax, che ritir la testa di scatto, protendendo
contemporaneamente la cintola. Il centurione abbass la punta e gliela spinse con forza nello stomaco.
Nonostante i solidi muscoli sotto la pelle villosa, il Britanno rimase senza fiato per il dolore e rincul
barcollando.
Catone abbass larma, convinto di aver dimostrato la sua superiorit, ma con un ululato
rabbioso Artax gli si gett nuovamente contro brandendo ferocemente la spada. Il giovane cap che a
quel punto indendeva fargli male sul serio. Anche tutti gli altri se ne resero conto. Gli Atrebati urlarono
il loro appoggio ad Artax, e Catone ud i suoi istruttori lanciare grida dincoraggiamento, mentre Verica
e Tincommio osservavano silenziosamente in disparte.
Il secco e continuo cozzare del legno contro il legno riempiva le orecchie del Romano, e
improvvisamente questi avvert un dolore bruciante al torace quando lavversario riusc a penetrare
nella sua guardia assestandogli un fendente al fianco ferito. Artax si allontan, girandosi verso i suoi
per crogiolarsi nei loro applausi. Catone aveva il respiro corto e affannoso; il dolore al fianco era
troppo acuto per consentirgli di respirare pi a fondo. Lanci unocchiata ai nativi acclamanti e
comprese quanto fosse stato sciocco. Aveva permesso che il suo orgoglio mettesse in pericolo
laddestramento di quegli uomini. Se avesse ceduto, non avrebbero pi avuto fiducia nelle tecniche di
guerra romane. E senza quelladdestramento, non avevano alcuna possibilit contro i Durotrigi. Le fitte
stavano aumentando. Doveva correre il rischio e terminare il combattimento pi rapidamente che
poteva, in un modo o nellaltro.
Artax!.
Il nobile si volt, blandamente sorpreso nel vedersi chiamare con cenno. Scrollando le spalle,
torn ad avvicinarsi. Catone lo attacc, lanciandosi a testa bassa e cogliendo laltro di sorpresa. Il
Britanno balz allindietro, cercando disperatamente di parare una serie di stoccate. Poi il centurione
esegu una doppia finta, sbilanciando lavversario. Il primo colpo lo prese di nuovo nello stomaco e il
successivo al petto, prima che un terzo gli rompesse il naso. Il sangue zampill, mentre Artax serrava
gli occhi per resistere al dolore lancinante. Lultima stoccata lo colse allinguine, facendolo accasciare
a terra con un gemito sordo.
Gli Atrebati ammutolirono, sbigottiti dallinatteso capovolgimento della situazione. Catone si
raddrizz, allontanandosi dallavversario sconfitto. Guard uno per uno i nativi e sollev la spada di
legno.
Ricordate quanto vi ho gi detto: una spanna di punta  molto pi micidiale di qualunque lama,
per quanto lunga. Questa  la vostra dimostrazione. Indic Artax, che si contorceva penosamente al
suolo.
Vi fu un momento di silenzioso imbarazzo, poi uno dei guerrieri alz la sua arma e fece il saluto
militare al centurione. Qualcun altro applaud, e ben presto tutte le reclute cominciarono ad acclamarlo.
Il giovane li fiss, dapprima con diffidenza, poi con un sorriso. Avevano appreso la lezione. Dopo
averli lasciati continuare per qualche istante, sollev le mani per farli tacere.
Istruttori! Rimetteteli al lavoro!.
Mentre gli Atrebati si separavano per riprendere laddestramento, due membri del seguito
tirarono su Artax, lo issarono sul suo cavallo e lo tennero fermo in attesa che Verica rimontasse in sella.
Il re spron la cavalcatura avvicinandosi a Catone e gli sorrise.
Ti sono grato, centurione.  stato estremamente... istruttivo. Sono certo che i miei uomini sono
in buone mani. Fammi sapere se c qualcosa che posso fare per aiutarti.
Il giovane chin la testa. Grazie, mio signore.
...
.
...
CAPITOLO OTTO.
...
.
...
Nei giorni successivi, il resto delle reclute fu addestrato ogni mattina ai principi delluso della
spada. Catone aveva ordinato di piantare una serie di robusti pali lungo un lato della piazza darmi, e i
nativi si esercitavano a colpire quei bersagli con un monotono martellamento che riecheggiava in tutto
il deposito. Quelli pi abili venivano accoppiati luno contro laltro ed eseguivano la corretta sequenza
di attacchi e parate previsti in caso di mischia.
Catone, con Tincommio al fianco, girava tra i gruppi per monitorare i progressi e imparare a
conoscere i suoi uomini. Con laiuto del nobile atrebate, stava cominciando ad apprendere il dialetto
locale, ed era lieto di scoprire che non era molto diverso da quel po di celtico iceno che aveva
imparato nei mesi precedenti. Dal canto loro le reclute, con leccezione di Bedriaco, stavano iniziando
a reagire prontamente agli ordini in latino. Macrone aveva insistito su questo: non ci sarebbe stato
tempo per tradurre, quando avrebbero affrontato per la prima volta il nemico.
Quanto pi conosceva Bedriaco, tanto pi Catone disperava di lui. A meno che non fosse
riuscito ad afferrare i rudimenti della vita militare, sarebbe stato pi un peso che un sostegno per i
camerati. Tuttavia, Tincommio era irremovibile sul fatto che il cacciatore avrebbe dato prova del suo
valore.
Tu non lhai visto allopera, Catone.  capace di seguire le tracce di qualunque cosa si muova
sul terreno. Ed  micidiale con un coltello.
Forse, ma se non impara a stare in formazione e a colpire in sequenza, non possiamo usarlo.
Noi siamo combattenti, non animali.
Tincommio scroll le spalle. C chi dice che i Durotrigi siano peggio delle bestie. Hai visto
come trattano il nostro popolo.
S, rispose Catone a bassa voce. S, lho visto... Sono sempre stati cos?
Solo da quando sono caduti sotto linfluenza dei druidi della Luna Nera. Da allora, si sono
lentamente isolati dalle altre trib. Lunica ragione per cui combattono con Carataco  che odiano
Roma sopra ogni altra cosa. Se le legioni lasceranno la Britannia, si avventeranno alla gola dei vicini
prima ancora che lultima nave sia scomparsa oltre lorizzonte.
Se lasciamo la Britannia?. Lidea sembrava divertente. Lo ritieni possibile?
Il futuro  scritto nella polvere. Pu essere alterato dalla pi lieve delle brezze.
Molto poetico, sorrise Catone. Ma Roma scolpisce il suo nella pietra.
Tincommio rise alla replica, ma subito ridivenne serio. Sei davvero convinto di appartenere a
un popolo predestinato?
 ci che ci insegnano fin dalla culla, e finora la storia non lha smentito.
Qualcuno potrebbe definirla arroganza.
Potrebbe, ma solo una volta.
LAtrebate gli lanci unocchiata penetrante. E tu ci credi?.
Catone si strinse nelle spalle. Non confido nel destino. Non lho mai fatto. Tutto ci che
avviene nel mondo dipende dalle azioni degli uomini. Quelli saggi plasmano il proprio fato, per quanto
possono. Tutto il resto  affidato al caso.
 un curioso punto di vista. Tincommio aggrott la fronte. Per noi ci sono spiriti e di che
governano ogni aspetto delle nostre vite. Anche voi Romani li avete. Non dovreste credere in loro?
Di?. Laltro inarc le sopracciglia. Roma sembra inventarne uno ogni giorno. A quanto
pare, non siamo contenti se non abbiamo qualcosa di nuovo in cui credere.
Sei uno strano....
Un momento solo, lo interruppe Catone. Stava osservando un guerriero particolarmente
nerboruto e coperto di disegni tribali, intento a vibrare rabbiosi fendenti contro un palo da esercitazione
lanciando il suo grido di guerra. Ehi, tu! Non ti muovere!.
Luomo si ferm ansante, vedendo Catone che si avvicinava con una spada da addestramento.
Questa dovresti usarla per eseguire stoccate, non come una fottuta ascia.
Dopo aver mostrato i colpi prescritti, il giovane lanci la spada al guerriero, che scosse la testa
dicendo con ira: Non  un modo dignitoso di combattere!.
Non  dignitoso?. Il centurione represse una risata. Che c di dignitoso nel combattere? A
me non interessa la tua dignit, voglio solo che tu uccida i nemici.
Io combatto a cavallo, non a piedi!, sbuff minacciosamente il Britanno. Non sono abituato
a combattere insieme a contadini e braccianti.
Oh, davvero?. Catone si gir verso Tincommio. Cosha di tanto speciale costui?
Appartiene alla casta dei guerrieri,  stato allevato per essere un cavaliere. Sono piuttosto
suscettibili al riguardo.
Capisco. Catone riflett un momento, consapevole della grande considerazione in cui era
tenuta la cavalleria celtica nelle legioni. Ce ne sono altri come lui che si addestrano con noi?
S. Qualche dozzina.
Bene, ci penser. Potrebbe essere utile disporre di esploratori a cavallo quando cominceremo a
dare la caccia ai Durotrigi.
Sa!, esclam il guerriero, passandosi un dito sulla gola con un ghigno feroce.
In quel momento, Catone not un altro uomo nel gruppo e si accigli. In mezzo alle altre reclute
cera Artax, che lo guardava con occhio torvo. Il suo viso era coperto di lividi neri e violacei, e il naso
rotto si stava gonfiando.
Che ci fa qui?, chiese a Tincommio.
Artax? Si addestra con gli altri. Si  unito a noi stamattina. Muore dallimpazienza di imparare
le tecniche di combattimento romane. Sembra che tu abbia prodotto una grande impressione su di lui.
Molto divertente.
Catone osserv luomo per qualche istante, e quello lo fiss a sua volta, le labbra serrate in una
linea sottile. Il centurione non era sicuro di volere tra i suoi ranghi qualcuno che aveva umiliato
pubblicamente. Forse, il cuore fiero e arrogante del Britanno ribolliva di risentimento. Per il momento,
tuttavia, era buona politica permettere al parente di Verica di rimanere nella coorte. In ogni caso, se era
giunto a offrirsi volontario cera qualche altra cosa in lui. Forse nutriva il desiderio di riscattarsi
superando il suo orgoglio. Forse. Ma sarebbe stato meglio diffidare, almeno per un po.
Il pomeriggio era Macrone a occuparsi delladdestramento, insegnando alle reclute i principi di
base della manovra di massa. Come sempre, non era facile ottenere che piedi non abituati procedessero
al passo, ma dopo una settimana perfino i Britanni riuscivano a marciare, arrestarsi, girare e cambiare
fronte senza troppa confusione.
La giornata terminava con una rapida marcia intorno a Calleva fino al crepuscolo. Poi gli
uomini erano ricondotti al deposito dove, sezione per sezione, ricevevano le razioni di cibo da cuocere.
Per i nativi, laspetto pi ingrato di questa routine era la brevit delle loro serate. Quando la tromba
squillava per chiamare il secondo turno di guardia, gli istruttori percorrevano a grandi passi le corsie tra
le tende urlando a tutti di andare a dormire e rovesciando le pentole sui fuochi che non venivano spenti
abbastanza in fretta. Niente pi bevute, smargiassate o aneddoti triviali raccontati con voce rauca che
tanta parte avevano nello stile di vita celtico. Uomini sottoposti a un duro regime di addestramento
avevano bisogno di riposo, e Macrone rifiut di cambiare idea quando Tincommio gli riport le
opinioni di alcuni dei suoi guerrieri che si erano lamentati aspramente con lui.
No!, dichiar con fermezza. Se li trattiamo con delicatezza, la disciplina va a farsi fottere. 
dura, ma non pi del necessario. Se si lamentano perch vengono mandati a dormire troppo presto,
allora si vede che non sono abbastanza stanchi. Domani termineremo con una corsa intorno a Calleva,
invece che con una marcia. Questo dovrebbe funzionare.
Funzion, ma quando al mattino Catone fece le sue ispezioni not un risentimento inespresso
sulle facce degli uomini. Nelle due coorti cera un vago senso di disarmonia, di separazione. Ne parl
una sera con Tincommio e Macrone nellalloggio di questultimo dopo la prima settimana di
addestramento.
Non stiamo affrontando la situazione come dovremmo.
Che vuoi dire?, brontol Macrone. Stiamo facendo le cose alla perfezione.
Ci  stato affidato lincarico di addestrare due coorti, e lo stiamo svolgendo meglio che
possiamo. Ma occorre qualcosaltro.
Cosa?
Hai visto come si comportano gli uomini. Sono abbastanza desiderosi di imparare a usare le
nostre armi e a manovrare come noi. Ma non hanno alcuna consapevolezza di se stessi come insieme di
soldati. Noi abbiamo le nostre legioni, le nostre aquile, il nostro senso della tradizione. Loro non hanno
nulla.
Che cosa proponi?, sogghign Macrone. Di dargli unaquila da seguire?
S, qualcosa del genere. Uninsegna. Una per ciascuna coorte. Contribuirebbe a creare un
senso didentit.
Forse, ammise laltro. Ma non unaquila. Quelle sono riservate ai legionari. Devessere
qualcosaltro.
Benissimo, allora. Catone annu e si gir verso Tincommio. Tu cosa suggerisci? Ci sono
animali che la tua trib considera sacri?
Molti. LAtrebate cominci a contare sulle dita. Il gufo, il lupo, la volpe, il cinghiale, il
luccio, lermellino....
Lermellino?, rise Macrone. Che cazzo ha di sacro lermellino?
Lermellino  veloce ed elegante,  il re del fiume e del torrente, salmodi Tincommio.
Oh, fantastico. Posso immaginarlo: Prima Coorte di Ermellini Atrebati. Il nemico si piscer
addosso dalle risate.
Tincommio avvamp.
Daccordo, forse  meglio lasciar perdere lermellino, intervenne Catone, prima che il collega
urtasse troppo la suscettibilit atrebate. Mi piace lidea del lupo e del cinghiale. Ispirano un senso di
ferocia e minaccia. Che ne pensi, Tincommio?
I Lupi e i Cinghiali... suona bene.
E tu, Macrone?
Per me va bene.
Allora  deciso. Far preparare qualche insegna stasera stessa. Con il tuo permesso.
Accordato.
Si ud un rumore di passi nel corridoio, poi un colpo alla porta.
Avanti!.
Un messo entr nella luce delle lampade a olio, porgendo un rotolo sigillato.
Che cos?
Dispaccio del generale, signore. Il corriere  appena arrivato.
Qua!. Macrone prese il rotolo, ruppe il sigillo e scorse con gli occhi il comunicato, mentre i
compagni lo osservavano in silenzio. Anche se sapeva leggere abbastanza bene, gli costava sempre un
certo sforzo, e ci volle un po prima che riuscisse a comprendere il succo del messaggio di Plauzio,
redatto comera nel linguaggio inutilmente fiorito di ufficiali di stato maggiore con troppo tempo a
disposizione.
Be, disse alla fine strascicando le parole, a parte qualche riserva sulla nostra libert
dazione e vari ammonimenti sul numero di uomini da equipaggiare, sembra che il generale ci abbia
concesso lautorizzazione ad armare... ehm, i Lupi e i Cinghiali.
...
.
...
CAPITOLO NOVE.
...
.
...
Oltre cinquanta miglia a ovest di Calleva, Vespasiano osservava il fumo che si alzava in grandi
volute sulla cresta di una collina. La fortezza montana, a nemmeno duecento passi di distanza, era la
pi piccola che la Seconda Legione avesse distrutto fino a quel momento. Ma i costruttori avevano
scelto bene la posizione: unaltura scoscesa situata nellansa di un fiume impetuoso. I fianchi esposti
del colle erano stati accuratamente fortificati con terrapieni, robuste palizzate e un estroso assortimento
di ostacoli antiuomo, alcuni dei quali chiaramente copiati, sia pure grossolanamente, da modelli
romani. Ma quelle copie, per quanto rozze, si erano dimostrate dolorosamente efficaci per i pi incauti
dei legionari che avevano assalito le mura a mezzogiorno.
Accanto al legato scorreva un flusso continuo di feriti, diretto verso linfermeria allestita appena
dentro il perimetro dellaccampamento di marcia: uomini con i piedi straziati e sanguinanti a causa
delle micidiali punte dei triboli penetrate attraverso la suola degli stivali, altri con profonde lesioni
provocate dalle abbattute contro cui erano stati spinti inconsapevolmente dai camerati dietro di loro,
altri ancora vittime della grandine di proietti lanciati dai guerrieri che difendevano ferocemente la porta
della fortezza con ogni mezzo: lance, frecce, sassi, vecchie marmitte, ossa di animali e frammenti di
stoviglie. Infine, cerano quelli usciti malconci dal contatto diretto con il nemico. Questi ultimi
mostravano tutti ferite da lancia, spada e mazza.
Erano appena due giorni che la legione si era accampata a poca distanza dal fossato difensivo
esterno, e gi si erano persi unottantina di uomini, lequivalente di una centuria. Vespasiano sapeva
che il bilancio esatto di quel massacro lo aspettava sullo scrittoio nella sua tenda. Ecco perch era
riluttante a staccarsi dallo spettacolo della fortezza in fiamme. Se i Durotrigi avessero continuato a
dissanguare in quel modo le sue forze, ben presto la legione sarebbe stata troppo debole per proseguire
la campagna senza laiuto del grosso dellesercito del generale Plauzio. Sarebbe stato un boccone
amaro per lui, che aveva contato su quella opportunit per farsi un nome prima della fine del suo
comando. Se voleva favorire la propria carriera politica una volta tornato a Roma, aveva bisogno di
buoni precedenti militari di cui avvantaggiarsi. La sua famiglia era stata elevata troppo di recente alla
classe senatoria perch potesse fare assegnamento sui legami con aristocratici di affermato lignaggio.
Ci che lo faceva infuriare era il fatto che uomini meno capaci ricevessero molto prima responsabilit
maggiori. Questo non solo era ingiusto, si diceva, ma anche chiaramente inutile e pericoloso. Per il
bene di Roma e del suo destino decretato dagli di, il sistema doveva cambiare...
La fortezza montana era il settimo insediamento espugnato e saccheggiato dalla sua legione.
Quella volta erano occorsi soltanto due giorni, tuttavia cerano alcuni aspetti delloperazione che
Vespasiano era certo potessero essere migliorati. Una manciata di nemici era riuscita a penetrare
attraverso il perimetro dellaccampamento la notte in cui erano arrivati sul posto, un fatto piuttosto
deplorevole che era costato la retrocessione alloptio responsabile delle sentinelle. In futuro, decise
fermamente il legato, avrebbe fatto erigere una palizzata ovunque ci fosse il pericolo di infiltrazioni.
La scorta di proiettili per le macchine belliche non era stata sufficiente a sottoporre i difensori a
un tiro di sbarramento sfiancante e distruttivo. Anche se erano riuscite a danneggiare le difese intorno
alla porta principale e ad abbattere un certo numero di guerrieri, le catapulte e le baliste non avevano
aperto una breccia abbastanza ampia. Quando la Prima Coorte era stata lanciata allattacco, aveva
trovato una resistenza assai pi tenace del previsto. La prossima volta la legione avrebbe dovuto
attendere che lartiglieria stroncasse ogni volont del nemico di reagire, promise Vespasiano a se
stesso.
Si sentiva in colpa per aver affrettato lazione, ed era abbastanza onesto da ammettere che
lordine di attaccare era dipeso dalla sua ambizione di poter esibire una nutrita serie di vittorie.
Unambizione che molti uomini avevano pagato con il loro sangue. Il legato si affrett a reprimere
quellautocritica concentrando i pensieri su un problema affine. I Durotrigi si erano rivelati fanatici
nella battaglia finale come lo erano stati nellapprontamento delle difese. Come risultato, non cerano
stati superstiti quando i legionari inferociti si erano riversati allinterno della roccaforte. Ogni uomo,
donna e bambino era stato passato a fil di spada.
Era stato un terribile spreco, riflett Vespasiano. In avvenire avrebbe insistito perch venissero
presi vivi pi nemici possibile. Un Celta sano e robusto era pagato bene a Roma, visto che i barbari
erano di gran moda tra coloro che avevano pi denaro che buon gusto. La sua parte di bottino gli
avrebbe procurato una piccola fortuna. E anche ai suoi uomini, se fossero riusciti a trattenere la loro
sete di sangue abbastanza a lungo da capire che i piaceri dello stupro e del saccheggio erano transitori,
mentre i profitti ricavati dal commercio di schiavi potevano fornire un discreto supplemento alla
pensione. Bisognava impartire ordini ai centurioni affinch tenessero a freno i loro soldati quando
avessero attaccato la prossima fortezza, decise. Non sarebbero pi state sprecate vite preziose, romane
o britanne.
Solo pecore, mucche e qualche maiale erano scampati allassalto, e ora venivano fatti scendere
lungo i versanti dellaltura per essere condotti allaccampamento. Gli animali non sarebbero
sopravvissuti molto pi a lungo dei loro ex proprietari, e i legionari avrebbero avuto di nuovo il piacere
di mangiare carne fresca arrostita. Il legato era contento di avere integrato le sue provviste. Tuttavia,
presto la legione avrebbe dovuto attaccare una serie di fortezze molto pi grandi, e ancora una volta
sarebbe stato necessario poter contare su un flusso costante di rifornimenti dal deposito di Calleva.
E quello era il problema pi urgente. Con Carataco che inviava gruppi di cavalieri ad attaccare
le linee di rifornimento, la legione poteva essere costretta a vivere delle risorse del paese. Peggio
ancora, non avrebbe ricevuto lequipaggiamento indispensabile per sostituire il materiale perso in
battaglia o deteriorato. Tutto dipendeva dal fatto che il re Verica e gli Atrebati rispettassero i termini
dellalleanza con Roma, garantendo il passaggio dei convogli attraverso il loro territorio. La
formazione delle due coorti a Calleva poteva contribuire ad attenuare le difficolt e ad alleviare il peso
che gravava sulle spalle di Vespasiano. Il legato era sicuro di potersi fidare del centurione Macrone per
quel compito, come anche del centurione Catone.
Sorrise ricordando il momento in cui, qualche mese prima, aveva annunciato la promozione al
giovane che giaceva in un letto dellinfermeria di Calleva. Quel ragazzo era riuscito a ricacciare a
stento le lacrime dorgoglio. Catone prometteva bene, e aveva confermato pi volte il giudizio del
legato. Sarebbe stato interessante vedere come se la stava cavando con le responsabilit del nuovo
grado, pens. Non aveva ancora ventanni, e una volta tornato alla legione avrebbe dovuto affrontare
per la prima volta una delle pi formidabili sfide che un uomo potesse sperimentare: assumere il
comando di ottanta legionari.
Vespasiano rammentava chiaramente limbarazzo con cui si era rivolto al piccolo reparto
affidatogli quando era stato nominato tribuno quasi quattordici anni prima. I grintosi veterani avevano
ascoltato il discorsetto di presentazione senza commenti, ma non si erano preoccupati di celare il
proprio disprezzo per la sua mancanza di esperienza. Almeno questa a Catone non mancava, e avrebbe
alimentato la sua fiducia in se stesso. Nel breve periodo in cui aveva servito con le aquile, aveva visto
pi combattimenti di quanti ne vedessero molti legionari in tutta la loro carriera. E inoltre, aveva avuto
la fortuna di essere avvezzato alla vita militare dal centurione Macrone. Questi era duro e affidabile
quanto il giovane era intelligente e pieno di risorse; i due si completavano a vicenda.
Il legato era certo che avrebbero fatto un buon lavoro con gli uomini di Verica. Tuttavia, non
vedeva lora di riaverli nella Seconda Legione. Quando si fossero completamente ripresi dalle ferite, e
le linee di rifornimento fossero state sicure, li avrebbe fatti tornare immediatamente. Il valore di una
legione dipendeva unicamente da quello dei centurioni che la guidavano in battaglia. Vespasiano
voleva che la Seconda fosse ununit efficiente  la migliore  e questo significava trarre il massimo
vantaggio da uomini del calibro di Macrone e Catone.
Avvert un rivolo di sudore colargli lentamente lungo il fianco, sotto la tunica di lino.
Merda, fa caldo!, brontol.
Uno dei tribuni dello stato maggiore alz la testa e lo fiss, ma il legato fece un gesto come per
scacciare una mosca o una zanzara fastidiosa. Non  niente... Forse far una nuotata, pi tardi.
Entrambi guardarono con desiderio il fiume al di l del pendio, distante circa un quarto di
miglio. Corpi bianchi di uomini nudi erano distesi sulle rive erbose, mentre altri sguazzavano e
nuotavano nellacqua scintillante. Qua e l si levavano spruzzi, dove i pi esuberanti indulgevano a
rozzi scherzi.
Ucciderei per una nuotata, signore, mormor il tribuno, detergendosi il sudore dalla fronte
con il dorso della mano.
Alcuni di loro lo hanno gi fatto. Lasciamo che si divertano. Ma c del lavoro da fare.
Vespasiano accenn alle rovine della fortezza. Mettili allopera lass. Voglio che al calar della notte
non rimanga pi nulla. Niente che possa essere facilmente fortificato.
S, signore.
Bench fosse pomeriggio inoltrato, il sole sfolgorava sui soldati che sgobbavano sullaltura. Le
poche costruzioni native sfuggite ai dardi incendiari delle baliste della Seconda Legione erano state
date alle fiamme. Ora i centurioni stavano organizzando squadre per abbattere la palizzata e gettare i
pali nel fossato difensivo. Ben presto della roccaforte sarebbero rimasti soltanto terrapieni demoliti e
strutture di legno annerite a deturpare il paesaggio. E poi, solo un ricordo sbiadito nelle menti dei
legionari che avevano distrutto linsediamento e i nativi che vi si trovavano.
Annuendo soddisfatto per la rapidit con cui venivano smantellate le ultime fortificazioni,
Vespasiano si avvi a grandi passi verso laccampamento e il suo quartier generale. Cerano pochi
uomini in giro, perch la maggior parte di quelli fuori servizio cercava riparo dalla luce accecante
allombra delle tende ordinatamente allineate su ambo i lati della pista principale. Anche con i lembi
aperti, il legato sapeva che linterno delle tende di pelle di capra doveva essere soffocante. Ecco perch
aveva autorizzato le coorti libere ad andare a nuotare nel fiume. Sarebbe stato un sollievo per i
legionari, e sicuramente unoccasione per ripulirsi. Per uno come lui, educato alluso romano di bagni
frequenti, lodore acre di corpi sudici e sudati era alquanto disgustoso. Pertanto, lopportunit che gli
uomini lavassero i propri indumenti e se stessi andava colta con piacere. Inoltre, il capo chirurgo della
legione non faceva che esortare il suo legato affinch obbligasse i soldati ad adottare pratiche pi
igieniche. Dovevano lavarsi il pi spesso possibile. Secondo Asclepio, ci avrebbe ridotto il numero
dei malati. Ma del resto per lui era normale, essendo un seguace delle pi estrose pratiche mediche
orientali. Non che Vespasiano non avesse fiducia in esse; semplicemente, come molti Romani, credeva
che lOriente fosse un crogiolo di effeminati e gaudenti.
Gli uomini di guardia al quartier generale erano impettiti ai loro posti, armati di tutto punto. Il
legato si domand come potessero resistere al caldo, ed entrando nella tenda not il sudore che
scorreva loro sul viso. Allinterno, lombra non offriva alcun sollievo dallaria afosa e immobile; anzi,
era peggio dentro che fuori. Fece un cenno allo schiavo.
Voglio dellacqua. Del fiume. Assicurati che venga attinta a monte dellaccampamento. E una
tunica leggera, quella di seta. Poi fai portare fuori il mio scrittoio e sistemare un tendone sopra di esso.
Pi presto che puoi.
S, signore.
Quando lo schiavo fu uscito, Vespasiano ordin al suo schiavo personale di togliergli la
corazza. Sotto di essa, la pesante tunica militare era fradicia di sudore e aderiva fastidiosamente al
corpo, mentre ne afferrava con impazienza lorlo e se la sfilava da sopra la testa. Allesterno, udiva il
trambusto degli uomini che si affannavano a sistemare lo scrittoio e il tendone. Cerano troppe cose da
fare, e scosse il capo quando lo schiavo gli chiese se desiderasse unabluzione.
Dammi solo la tunica.
S, padrone.
La seta era un sollievo sulla pelle, morbida e liscia, e profumata con lessenza di cedro che sua
moglie gli aveva mandato da Roma. Dopo essersi energicamente frizionato i capelli arruffati con un
panno di lino, il legato usc dalla tenda e si sedette allo scrittoio. A unestremit del tavolo uno scrivano
era pronto a prendere appunti, mentre sullaltra cera una pila ordinata di rotoli e tavolette di cera,
accanto a una semplice caraffa di Samo e una coppa. Vespasiano si vers dellacqua e la bevve in un
unico sorso, godendosi la rinfrescante sensazione di sollievo. Torn a riempire la coppa, poi, con un
profondo respiro, cominci ad affrontare le pratiche della giornata.
Per prima cosa, esamin lelenco delle vittime e dei feriti. Il numero dei malati nella Terza
Coorte gli sembr eccessivo, e prese nota su una tavoletta di cera di convocare il comandante per una
piccola chiacchierata. Era improbabile che il centurione Ortensio avesse dichiarato inabili al servizio
tanti uomini spinto da sentimenti di indulgenza. Vespasiano conosceva bene la sua reputazione di
inflessibilit nei confronti dei sottoposti, e pur approvando la ferma disciplina, non ammetteva
lintransigenza e la brutalit inutili. Sospir. Non sarebbe stato un incontro facile. La maggior parte dei
legati esercitava quel ruolo solo qualche anno, e poteva sembrare presuntuoso ammonire un ufficiale di
gran lunga pi esperto in materia di disciplina. Ma non poteva permettere che il centurione maltrattasse
gli uomini sotto il suo comando, se era questo il motivo di un elenco tanto lungo di malati. E se non era
cos, quale altra ragione poteva esserci? In ogni caso doveva sapere, e poi cercare di risolvere il
problema.
Scorse velocemente lultima serie di inventari delle provviste e dellequipaggiamento, li
approv con un segno frettoloso dello stilo e li spinse verso lo scrivano.
Archiviali. Siamo a corto di punte per i giavellotti: aggiungile alla prossima richiesta.
S, signore.
Poi il legato lesse lultimo dispaccio giunto da Calleva. Il centurione Macrone riferiva di aver
selezionato un numero di uomini validi sufficiente per formare due coorti. Laddestramento era
cominciato e, malgrado le difficolt della lingua, gli istruttori stavano facendo progressi apprezzabili
nella preparazione dei sudditi del re Verica. Vespasiano aveva ricevuto una copia del messaggio che
autorizzava Macrone ad armare i suoi nativi, ed era ancora sorpreso che il generale avesse acconsentito
cos rapidamente. Anche se Plauzio aveva disperatamente bisogno di rinforzi per proteggere le linee di
rifornimento a sud del Tamesis, non era pratica comunemente accettata costituire unit per impiegarle
nella loro provincia di origine. Era gi successo in passato che trib alleate si fossero proditoriamente
rivoltate contro gli amici romani. Nonostante levidente simpatia  e affettazione  di Verica per tutto
ci che era romano, non si era ancora completamente liberato dei suoi modi barbari. Il legato verg in
fretta una risposta a Macrone, elogiandolo per i suoi sforzi e chiedendogli di comunicargli
immediatamente ogni indizio di slealt tra gli Atrebati.
Copiala per i nostri archivi e mandala a Calleva domani allalba.
S, signore.
Infine, pass ai rapporti del servizio informazioni. Gli uomini del piccolo reparto a cavallo che
accompagnava la legione fungevano da esploratori, messaggeri e cavalleria di riserva in caso di
emergenza. Ora stavano perlustrando il territorio intorno alla fortezza, e i rapporti dei comandanti dello
squadrone fornivano informazioni dettagliate sulla configurazione della zona che venivano aggiunte
alle mappe compilate dagli assistenti di Vespasiano. I ricognitori riportavano anche la presenza degli
insediamenti che incontravano, i cui abitanti erano poi costretti con le buone o con le cattive a riferire
qualsiasi movimento di truppe nemiche da loro osservato.
Il legato si chin sullo scrittoio per leggere pi attentamente gli ultimi rapporti, in particolare
uno che sembrava confermare i suoi crescenti sospetti. Non cerano dubbi. Il nemico stava
ammassando forze nel Nord, da questa parte del Tamesis. Peggio ancora, alcuni nativi affermavano di
aver visto lo stesso Carataco tra le colonne in arrivo nellarea. Eppure, secondo il pi recente dispaccio
del generale, il grosso dellesercito nemico si trovava davanti a Plauzio e alle sue tre legioni.
Vespasiano si carezz il mento perplesso. Che cosa stava tramando lastuto Carataco?
...
.
...
CAPITOLO DIECI.
...
.
...
Un cicaleccio eccitato riempiva il deposito, mentre gli Atrebati esaminavano il loro
equipaggiamento. Macrone e Catone trascorsero la mattinata seduti con il capo furiere al suo scrittoio
nelledificio del quartier generale, prendendo accuratamente nota dei marchi di identificazione sulle
forniture che uscivano dai vasti magazzini per essere distribuite ai nativi. Silva aveva ottenuto il suo
incarico grazie a una mente ordinata avvezza a documentare ogni cosa; in unaltra vita, sarebbe stato un
avvocato altrettanto competente.
Ciascun Atrebate riceveva una spada, un fodero, un cinturone, stivali, una tunica, un elmo e uno
scudo. Non cerano armature di riserva, e gli scudi erano quelli ovali in dotazione agli ausiliari, non il
tipo rettangolare usato dai legionari. Avrebbero dovuto essere consegnati anche i giavellotti, ma
qualche addetto incompetente a Rutupiae non aveva mandato i perni di fissaggio insieme alle punte di
ferro e alle aste di legno.
Aspetta che trovi il bastardo responsabile!, brontol Macrone. Giuro che gli inchiodo le
palle al pavimento appena quei perni saltano fuori.
Catone fece una smorfia di approvazione.
Io non centro nulla. Silva scroll le spalle con la sicurezza di chi sapeva di poterlo
dimostrare. Lerrore deve essere stato commesso al quartier generale dellesercito. Probabilmente i
perni sono da qualche parte nel deposito, inviati con un contrassegno sbagliato. Li far cercare da
qualcuno dei miei.
Macrone fece un cenno di assenso. Comunque, penso che per ora possiamo rimandare
laddestramento con i giavellotti, concentrandoci sui fondamentali. Sono pronte quelle insegne?.
Catone annu.
Che cosa hai usato?
Tincommio si  procurato alcune sculture in legno, di quelle usate per i fastigi.
Fastigi? Di chi?
Ha detto che Verica non ne sentir la mancanza.
Oh, splendido.
Comunque, abbiamo la testa di un lupo e quella di un cinghiale. Be, un maiale in realt. Ci ho
fissato un paio di paletti da tenda come zanne e ho fatto dorare entrambe le teste. Non sono male. Le ho
montate su due aste vessillifere di scorta e ho dipinto i numeri I e II sui drappi di pelle.
Macrone lo guard freddamente. Hai usato delle aste vessillifere?
Avevo fretta.
Ma sono state toccate dalla mano dellimperatore. Macrone era scandalizzato. Merda! Se si
viene a sapere....
Io non parler, se nemmeno tu lo farai.
Laltro si sforz di controllarsi. Catone, giuro che se non dovessi ancora riprenderti da quella
maledetta ferita, ti ficcherei a calci quella fottuta testa nel... vieni, continu in tono rassegnato,
andiamo a dare unocchiata.
Il giovane chiuse i documenti in una cassa e segu il superiore nel campo di Marte. Lo scenario
era caotico, con gli istruttori che si affannavano intorno alle reclute affibbiando cinghie, mostrando da
quale parte andasse portata la spada e in genere ignorando quelli che cercavano di lamentarsi degli
stivali.
Macrone concesse loro un po di tempo per completare la preparazione, poi trasse un profondo
respiro.
SCHIERARSI!.
I nativi erano ormai abituati alla routine, e i paletti colorati non servivano pi. Si affrettarono a
prendere posizione dietro i rispettivi capisezione, allineandosi automaticamente in modo da lasciare il
giusto spazio tra luno e laltro. Ogni centuria era costituita da dieci sezioni e comandata da un
legionario scelto da Macrone. Sei centurie formavano una coorte.
Chi sono quei pagliacci?. Macrone indic alcuni piccoli gruppi di guerrieri lungo le fasce
laterali della piazza darmi.
Esploratori a cavallo, signore.
Esploratori a cavallo... Non gli manca qualcosa?.
Tincommio gli si avvicin. Verica mi ha promesso qualche cavallo. Saranno qui domani.
Daccordo.
E ho parlato con lui di queste insegne, pensando che sarebbe positivo per il morale degli
uomini se venissero consegnate loro dal re. Lho informato che siamo pronti per la cerimonia. Sar qui
tra poco.
Davvero gentile da parte sua, comment Macrone con sarcasmo. Qualche idea sui possibili
alfieri?
Mi viene in mente un nome, rispose Catone. Bedriaco.
Tincommio scoppi a ridere, incredulo. Bedriaco?
Perch no? Lo hai detto tu stesso che  forte e non cede facilmente terreno.
S, ma....
E questo gli impedirebbe di causare disordine nella formazione.
Era largomento vincente, e Tincommio fece un cenno di assenso.
Bene, allora, intervenne Macrone. Questo  uno.  assegnato alla tua coorte, Catone. Chi
altro?
Che ve ne pare di Tincommio per la vostra?
Io?. Il principe atrebate non sembrava felice. Perch io, signore?
Cos potresti fargli anche da interprete, non ti pare?
Questo si chiama girare il coltello nella piaga, non  vero?, brontol Macrone.
Ne sono onorato, riusc a dire Tincommio.
Allora questa faccenda  sistemata, e dal momento che sono lufficiale in comando, avr la
prima coorte di Atrebati con il cinghiale come insegna.
Catone gli tocc il braccio. Ecco il re, signore.
Verica si stava avvicinando a piedi dalla porta principale, seguito da una piccola folla di nobili
in ghingheri. In linea con lappariscenza celtica, predominavano colori vivaci, stoffe con motivi
stravaganti e oro lucidato. Macrone fu subito attratto dai monili, facendo automaticamente una serie di
rapide valutazioni.
Ehi, Catone, mormor, pensi che i Durotrigi vestano allo stesso modo?.
Il giovane sorrise con indulgenza e diede di gomito a Tincommio. Sta solo scherzando. Prendi
le insegne. Sono dietro la porta del mio ufficio.
Mentre Verica passava lentamente in rassegna i ranghi serrati dei suoi uomini, palesemente
impressionato dalle nuove uniformi, Tincommio si affrett verso ledificio del quartier generale,
tornando poi a passo pi dignitoso con uninsegna per mano. Finita lispezione, il re si diresse verso i
due ufficiali.
Le mie congratulazioni, centurione Macrone! Hanno un aspetto formidabile. Abbass la
voce. Ma sono in grado di combattere bene come sanno sfilare? Vorrei un parere professionale.
Sono buoni come tutti quelli che ho addestrato. Ma non ho mai dovuto preparare tanto
rapidamente degli uomini a combattere. La maggior parte di loro non ha mai visto una battaglia
nemmeno da lontano. Macrone si strinse rispettosamente nelle spalle. Non posso dire con certezza
come se la caveranno. Dovremo aspettare e vedere, mio signore.
Speriamo di non dover attendere a lungo, sorrise Verica. Bene, ora diamo inizio alla
cerimonia.
Il re si gir verso le due coorti e, facendo un profondo respiro, cominci a parlare. Catone
rimase sorpreso dallintensit della sua voce, e bench non comprendesse tutte le parole, il discorso gli
parve straordinario. Nel fiore degli anni, Verica doveva essere stato una figura non comune tra i nativi
dellisola. Ma cera qualcosa di familiare in ci che stava dicendo, qualcosa che il giovane non riusciva
a individuare, e frug nella memoria per trovare una traccia della sensazione che provava. Poi cap.
Non si trattava di un dono naturale, ma dellapplicazione della retorica greca a un contesto culturale
diverso, e guard il sovrano degli Atrebati con nuovo rispetto. Un uomo con molti talenti e una
notevole cultura.
Il re concluse il discorso ai suoi soldati con voce vibrante di emozione. Catone era consapevole
che Tincommio, ritto al suo fianco, aveva gli occhi rivolti a terra senza alcuna espressione sul viso.
Anche Macrone se nera accorto e guard Catone inarcando un sopracciglio. Ma questultimo sapeva
cosa passava per la testa al nobile atrebate; anche lui era stato nervoso alla vigilia della prima battaglia.
Era in combattimento che si rivelava il valore di un uomo. Era sicuro che Tincommio si sarebbe fatto
onore.
Appena Verica ebbe finito, le truppe ruggirono spontaneamente la loro approvazione,
sguainando le spade e puntandole verso il cielo, e Catone vide una selva di lame scintillanti sopra le
due coorti.
E ora le insegne, disse il re voltandosi appena.
Di qui!, ordin bruscamente Macrone, rendendosi conto di quanto fosse sciocco che
Tincommio gliele consegnasse solo perch una gli venisse immediatamente restituita. Il giovane ubbid
e si fece da parte, mentre il centurione porgeva la robusta asta con la testa di cinghiale al re atrebate con
la massima formalit che gli era possibile. Verica la prese e la sollev in aria con forza, suscitando
acclamazioni perfino pi rumorose di prima. Mentre lovazione si spegneva, Tincommio si port
davanti a suo zio e chin il capo, prima di allungare la mano. Gli applausi cessarono, e gli uomini
attesero pieni di ansia. Poi il re consegn solennemente linsegna al nipote e, afferrandolo per le spalle,
lo baci affettuosamente su tutte due le guance. Reggendo saldamente linsegna con entrambe le mani,
Tincommio si volt e and a prendere il suo posto davanti alla Coorte Cinghiale.
Macrone porse lasta con la testa di lupo a Verica, mentre Catone gridava: Bedriaco! Vieni
avanti!.
Vi fu un breve silenzio, prima che luomo dietro Bedriaco desse una leggera spinta al
cacciatore. Questi si mosse, marciando pi impettito che poteva mentre si avvicinava al suo sovrano.
Nonostante ci, nel momento in cui in cui si vide affidare linsegna, la sua faccia si apr in un largo
sorriso, e i denti irregolari scintillarono al sole. Poi si gir verso la Coorte Lupo e impulsivamente alz
lemblema sopra la testa, agitandolo su e gi. Laria fu lacerata da una nuova ondata di acclamazioni,
mentre Bedriaco tornava dai camerati saltellando allegramente.
Sicuro che sia stata la scelta giusta?, brontol Macrone.
Come ho detto, servir a tenerlo fuori dai piedi. E ora che ha ricevuto linsegna, credo che si
far uccidere piuttosto che cederla.
Daccordo.
A un tratto, Catone not un guerriero infangato che si faceva strada tra i nobili verso il re.
Quando lo raggiunse, si protese in avanti per farsi udire al di sopra del clamore. Verica ascolt con
attenzione, e appena luomo ebbe finito di parlare lo conged con un cenno. Poi si rivolse ai due
centurioni con occhi sfavillanti.
Sembra che scoprirete la tempra dei miei soldati prima di quanto pensavamo.
Macrone, che aveva indovinato la natura del messaggio, non pot celare la sua eccitazione. I
Durotrigi si preparano ad attaccare!.
Il re annu. Quellesploratore ha avvistato una colonna a un giorno di cavallo da qui. Quasi
certamente intendono assalire il prossimo convoglio.
Ci potete scommettere. La prospettiva dellazione aveva cancellato le buone maniere.
Quanti sono?
Dice non pi di cinquecento. Per lo pi fanteria, con cavalli e qualche cocchio.
Splendido!. Macrone batt le mani. Maledettamente splendido!.
...
.
...
CAPITOLO UNDICI.
...
.
...
Non credo di aver mai visto un posto migliore per unimboscata, disse Macrone con le mani
sui fianchi, esaminando il terreno intorno al guado. E rimane abbastanza luce per dare una bella
ripulita.
Sapevo che avrebbe approvato, signore, sorrise Catone.
Erano con Tincommio sul ciglio di una bassa collina boscosa. Sotto di loro, correva la pista da
cui sarebbero giunti i Durotrigi per tendere un agguato al convoglio. Al di l di questa, il terreno
digradava dolcemente in unansa del fiume. A mezzo miglio sulla loro destra, il fiume si avvicinava al
sentiero, prima di allontanarsene con una curva che creava una strettoia naturale. Sulla sinistra cera il
guado, e sulla riva opposta la strada saliva verso una piccola cresta. Proprio in quel momento, lultima
centuria della coorte di Catone la stava superando e ben presto fu fuori dal loro campo visivo. Il
giovane aveva ordinato ai suoi uomini di attraversare poco prima del guado per non lasciare tracce. La
coorte di Macrone era nascosta tra gli alberi ai margini del bosco, con gli esploratori e i loro cavalli
piazzati dietro la foresta, pronti ad aggirare la base dellaltura per chiudere la trappola. I ricognitori
avevano ricevuto i migliori animali delle stalle di Verica e avrebbero potuto inseguire e raggiungere
facilmente qualunque superstite.
Lunico modo in cui quei bastardi potrebbero cavarsela  fuggendo a nuoto, sogghign
Macrone. Poi si gir verso Catone. Naturalmente, non sentirti obbligato a tentare un inseguimento.
Il giovane arross. Non ho mai avuto il tempo di imparare bene, lo sai.
Mi stavo giusto dicendo che il tempo dovresti trovarlo. Ho visto gatti pi disposti di te a essere
immersi nellacqua.
Un giorno lo far, Macrone, lo giuro.
Sono sorpreso, interloqu Tincommio. Credevo che tutti voi legionari sapeste nuotare.
Catone sorrise a fior di labbra. Rappresento leccezione che conferma la regola.
Occhio!. Macrone allung il collo verso destra. Un esploratore era emerso da dietro laltura e
galoppava sulla pista curvo sopra la criniera ondeggiante del cavallo. Macrone e gli altri si affrettarono
a discendere il pendio per intercettarlo. Luomo tir le redini fermandosi di colpo, poi prese a parlare in
celtico, ansimando mentre le parole gli uscivano precipitosamente dalla bocca. Quando ebbe finito,
Tincommio gli fece una breve domanda, prima di indirizzarlo verso il bosco. Il ricognitore smont e
risal la china con il suo animale, scomparendo alla vista.
Be?, chiese Macrone.
Sono a due miglia da qui, lungo la pista. Una colonna preceduta di qualche centinaio di passi
da un paio di cavalieri. Circa cinquecento uomini, come ci avevano detto.
Catone, tu dovrai eliminare quei cavalieri prima che possano dare lallarme.
Non sar facile.
Lasciate che me ne occupi io. Tincommio carezz lelsa della spada.
Tu?, domand Catone. Perch?
Voglio essere io il primo a colpire per il mio popolo.
No. Macrone scosse la testa. Non hai abbastanza esperienza. Probabilmente faresti scoprire
il nostro gioco. Inoltre, ho bisogno di te per farmi da interprete.
Tincommio abbass lo sguardo, stringendosi nelle spalle. Come desiderate, signore.
Bene, allora, disse Macrone dando una pacca sulla spalla a Catone. Torna dai tuoi. Sai cosa
fare. Assicurati soltanto che possiamo prenderli da entrambi i lati del guado. Ci vediamo dopo.
Il giovane sorrise, poi si volt e corse lungo il sentiero in direzione del guado, mentre gli altri
risalivano il pendio verso il loro nascondiglio. Da quando aveva ricominciato a esercitarsi, il dolore al
fianco si era intensificato, e la rapida marcia attraverso la campagna compiuta negli ultimi due giorni
per intercettare i Durotrigi aveva peggiorato la situazione.
Entr nelle acque poco profonde, emergendo gocciolante sulla riva opposta. Poi si affrett su
per la pista verso la sommit del modesto rilievo che seguiva su ambo i lati la linea del fiume.
Dallaltra parte dellaltura, le centurie erano gi schierate secondo i suoi ordini.
State gi!, grid in celtico, e gli Atrebati si abbassarono, scomparendo tra lerba alta.
Bedriaco! A me!.
Linsegna con la testa di lupo venne alzata da terra, subito seguita dal viso sogghignante del
cacciatore. Il centurione gli fece cenno di tenersi basso, poi i due si diressero velocemente verso la
cima del crinale. Giunti alla meta, Catone si stese sullo stomaco lungo un lato del sentiero, imitato da
Bedriaco, che pos con attenzione linsegna accanto a s. Il giovane si tolse lelmo crestato e avanz
sui gomiti fissando la pista su entrambi i lati del guado. Sollev brevemente gli occhi per osservare il
margine del bosco dove era nascosta la coorte di Macrone, ma non vide alcun movimento. Tutto era
pronto, e la scena appariva abbastanza tranquilla da non suscitare i sospetti dei Durotrigi quando
fossero arrivati.
Il sole stava calando, e gi lerba assumeva una sfumatura arancione, mentre una lieve brezza
agitava gli esili steli verdi. Ci sarebbe stata luce ancora per qualche ora, e i Durotrigi sarebbero stati
spazzati via molto prima che potessero fuggire con il favore delle tenebre.
Doveva essere trascorsa mezzora, quando i cavalieri che precedevano la colonna nemica
comparvero a mezzo miglio dal guado. In tutto quel tempo Bedriaco era rimasto assolutamente
immobile. Solo i suoi occhi si muovevano senza posa scrutando il paesaggio: Catone cominci ad avere
maggiore fiducia in lui. Sentendosi sfiorare un braccio, si gir verso il cacciatore. Questi accenn con il
capo verso la pista, e dopo un attimo lo sguardo del centurione individu le figure lontane. Due uomini
a cavallo, fianco a fianco, procedevano lentamente seguendo la curva dellaltura. Avanzavano con una
certa cautela, guardandosi intorno mentre si avvicinavano al guado.
Bedriaco..., sussurr Catone.
Sa?.
Indicando gli esploratori, Catone si pass un dito sulla gola e fece un cenno verso il sentiero
appena sotto il crinale. Laltro sorrise mostrando gli spazi vuoti tra i denti e annu. Poi si mosse
furtivamente per raggiungere un grosso cespuglio spinoso sul margine della pista, poi torn di nuovo
perfettamente immobile.
Sbirciando cautamente tra lerba, Catone osserv gli esploratori avvicinarsi alla riva opposta del
guado, a non pi di un centinaio di passi di distanza. L si fermarono, scambiando qualche parola e
gesticolando in direzione del grosso dei Durotrigi. Poi scesero di sella e condussero i cavalli nellacqua
bassa con il fondo ghiaioso. Mentre gli animali immergevano il muso nellacqua scintillante, uno dei
ricognitori si allontan di qualche passo pi a valle, slacci la cintura e orin con un lungo arco dorato,
emettendo un grugnito di soddisfazione che giunse fino alle orecchie di Catone, appostato sul pendio.
Quando ebbe finito, luomo rimase a fissare il fiume per un momento, poi si tir su i calzoni e
riaffibbi la cintura. Dopo aver riguadagnato la riva, si sedette accanto al compagno e guard dallaltra
parte del guado. Catone si costrinse a rimanere fermo. Con il sole basso nel cielo alle spalle degli
esploratori, la sommit della collina doveva essere ben illuminata, rendendo facilmente individuabile
qualunque movimento improvviso. Ma con il trascorrere del tempo, i due non diedero segni di
sospettare qualcosa.
Un bagliore in lontananza attir lo sguardo del giovane oltre i ricognitori. Una colonna di
cocchi avanzava sobbalzando lungo la pista, e la luce del tardo pomeriggio si rifletteva sugli elmi di
bronzo accuratamente lucidati dei guerrieri sulle piccole piattaforme sopra gli assali. Erano gi
comparsi quattordici cocchi prima che spuntasse lavanguardia della fanteria. Abbagliato dal sole,
Catone dovette sforzare gli occhi per cogliere i particolari dellequipaggiamento, e vide con sollievo
che quasi tutti gli uomini erano armati alla leggera, e solo pochi di essi indossavano elmi. Portavano gli
scudi appesi sulla schiena e avevano armi di vario tipo, soprattutto spade e lance, insieme a grandi
sacche contenenti le razioni di marcia. Dietro la colonna che avanzava in ordine sparso cera un piccolo
gruppo di guerrieri armati pi pesantemente, seguito da una ventina di cavalieri. Niente che gli Atrebati
non potessero affrontare, a patto che ricordassero ci che era stato loro insegnato e mantenessero la
formazione.
Appena i ricognitori si accorsero dellavvicinarsi della colonna si affrettarono ad alzarsi,
rimontarono a cavallo e attraversarono il guado. Abbassando la testa, Catone si gir verso Bedriaco ed
emise un sibilo. Il cacciatore incontr prontamente il suo sguardo e annu. Il centurione indoss lelmo,
allacciando goffamente le fibbie con dita nervose, prima di appiattirsi di nuovo tra lerba. Udiva i
ricognitori chiacchierare allegramente nel loro melodioso dialetto celtico, senza sospettare nulla. Sotto
le voci si avvertiva il rumore cadenzato degli zoccoli e lo sbuffare di uno dei cavalli. Mentre i due si
avvicinavano, il giovane sentiva il cuore martellare contro le costole, e rimase momentaneamente
sorpreso notando che il dolore al fianco era scomparso. Estrasse la spada dal fodero e strinse la presa
sullimpugnatura dello scudo. Gli esploratori sembravano talmente vicini che non dovevano essere a
pi di qualche passo di distanza. Ma pareva che il tempo non passasse mai, e rimase a osservare unape
che ronzava sopra la sua testa, circondata dal bagliore arancione del sole prossimo al tramonto.
Poi ombre oscurarono i fili derba pi lunghi, mentre i due Durotrigi cominciavano a superare la
cresta dellaltura. Ormai dovevano vedere Catone. O se non lui, Bedriaco o qualche segno delle
centinaia di uomini nascosti pi in basso. Ma il giovane si rese conto che la sua coorte non era
immediatamente visibile. Ci sarebbe voluto qualche attimo, prima che gli occhi dei ricognitori si
abituassero alla penombra dopo laccecante bagliore del pendio sopra il guado. Li sent passare accanto
a lui e calcol che erano quasi arrivati nel punto in cui si nascondeva Bedriaco. Fu preso dallansia.
Perch diavolo il cacciatore non colpiva? Che cosa...
Dal sentiero giunse unesclamazione soffocata, un cavallo nitr, un uomo inspir a fondo per
gridare, poi si ud il tonfo sordo di un corpo che cadeva a terra. Quando Catone si alz sulle ginocchia,
era tutto finito. A venti passi di distanza, Bedriaco stava tirando gi dalla sella uno degli esploratori.
Luomo era gi morto: il manico di un coltello gli spuntava da sotto il mento, la lama spinta verso lalto
fino a trafiggere il cervello. Il suo compagno si contorse per un momento tra lerba, mentre il sangue
usciva a fiotti dalla gola squarciata tingendo di rosso il terreno, poi rimase immobile.
LAtrebate estrasse la lama dalla testa del ricognitore e la pul sui lunghi capelli delluomo,
alzando gli occhi verso il centurione. Il giovane fece un cenno di approvazione e indic i cavalli,
nervoso e un po scosso per limprovvisa comparsa del cacciatore. Avvicinandosi lentamente alle
bestie, Bedriaco fischi leggermente e carezz i loro fianchi lucenti, fino ad agguantare saldamente le
redini.
Alla retroguardia, sussurr Catone in celtico.
Laltro annu, fece schioccare la lingua e condusse i cavalli lungo la pista tra le coorti nascoste,
lasciandoli liberi. Qualunque incantesimo avesse operato su di essi, gli animali continuarono a subirlo e
cominciarono tranquillamente a pascolare tra lerba rigogliosa ai margini del sentiero. Poi Bedriaco
torn silenziosamente indietro per recuperare linsegna e prendere posizione al fianco del suo
comandante.
Ora il fragore delle ruote dei cocchi sullaltra riva del guado era chiaramente udibile. Appena
sent i primi tonfi nellacqua Catone si gir verso il pendio e, unendo le mani a coppa intorno alla
bocca, grid con la massima forza consentita dalle circostanze: Coorte! In piedi!.
Circa cinquecento uomini emersero in silenzio dallerba alta, impugnando saldamente gli scudi
ovali. Il rumore degli spruzzi nel guado crebbe dintensit quando la fanteria inizi lattraversamento.
Non si udiva pi il rombo dei carri. Dovevano essersi fermati, come il giovane aveva previsto. Il luogo
offriva ai Durotrigi una posizione perfetta dove trascorrere la notte: un tratto di terreno asciutto ben
nascosto dal paesaggio circostante, vicino a un fiume per dissetare uomini e animali.
Sguainare le spade! Pronti ad avanzare!.
Catone si volt verso Bedriaco. Rimani qui.
Il cacciatore fece un cenno di assenso, e il centurione risal cautamente la pista, allungando il
collo per osservare la situazione al guado. Met della colonna aveva gi attraversato. I conducenti dei
cocchi erano intenti a staccare i cavalli, mentre sulla riva i guerrieri si affollavano intorno a un uomo
basso dal fisico taurino e con treccine bionde che stava chiaramente impartendo loro gli ordini per la
sera. A un tratto luomo sirrigid, guardando dritto nella direzione di Catone. Aveva visto la cresta
scarlatta del suo elmo, vividamente illuminata dai raggi del sole calante.
Merda!. Il giovane batt rabbiosamente la spada contro la coscia. Poi si alz in piedi, ben
visibile ai Durotrigi intorno al guado. Grida di allarme corsero lungo i ranghi nemici. Quelli ancora in
acqua si fermarono incespicando alla vista della figura sul crinale con la corazza argentata che emanava
bagliori.
Coorte!, grid Catone a pieni polmoni. Avanzare!.
Le sei centurie di Atrebati risalirono il versante opposto a passo di marcia, calpestando lerba
alta. Quando raggiunsero la cresta, uscirono dallombra formando una brillante linea scarlatta lungo la
sommit della collina, con la testa di lupo dorata splendente come fuoco in cima allasta. Gi al guado,
il capo dei Durotrigi si era rapidamente riavuto dalla sorpresa e stava urlando ordini, mentre i
conducenti dei carri si affannavano a rimettere i finimenti ai cavalli. La colonna di fanteria riprese
faticosamente ad avanzare, riversandosi sulla riva e osservando nervosamente lavvicinarsi della linea
di scudi.
Al di l del fiume, il giovane not un movimento ai margini della foresta, poi Macrone e la sua
coorte dilagarono gi per il pendio e cominciarono a schierarsi attraverso la pista, chiudendo la
trappola. Dapprima i Durotrigi non si accorsero della nuova minaccia, affascinati comerano dallo
spettacolo delle file rosse dei soldati di Catone che discendevano laltura verso di loro. Poi vi furono
grida, dita puntate e teste sempre pi numerose che si giravano verso laltra sponda del guado. Un
mormorio di disperazione e terrore si lev dalla folla disorganizzata di uomini, cavalli e cocchi.
Catone rallent il passo finch trov un vuoto nella prima schiera della sua coorte e vi entr
seguito da Bedriaco. Ormai i Durotrigi erano a non pi di venti passi, una moltitudine di forme scure
stagliate contro la distesa scintillante del fiume. Tenendo ritto lo scudo davanti a s, il giovane alz la
spada in posizione di attacco.
Lupi! Alla carica!.
Ruggendo, gli Atrebati superarono di corsa lultimo tratto di pendio e investirono la confusa
massa nemica con un impatto fragoroso. Subito laria fu lacerata da urla di agonia e dal tintinnio delle
armi che cozzavano tra loro. Il centurione avanz nella mischia, menando stoccate con la corta spada
attraverso lo spazio tra il suo scudo e quello del guerriero atrebate alla sua destra. La lama incontr un
ostacolo, cominci a ruotare, e Catone la conficc con forza nel bersaglio. Ud luomo grugnire mentre
la vita lo abbandonava, poi il Romano estrasse la spada, e il sangue zampill oltre lelsa macchiandogli
il braccio. LAtrebate accanto a lui lanci il suo grido di guerra colpendo violentemente un avversario
al volto con la borchia dello scudo e finendolo con un fendente alla gola. Per un attimo, Catone avvert
un impeto dorgoglio nel vedere che laddestramento intensivo degli ultimi giorni stava dando buoni
risultati e che quei Celti combattevano come Romani.
Il giovane fece un altro affondo, sent che la lama veniva bloccata e si gett in avanti dietro lo
scudo, consapevole che la linea atrebate continuava ad avanzare su entrambi i lati. Nondimeno,
bisognava mantenere lo slancio della carica iniziale. Ancora uno sforzo, e il nemico sarebbe stato
annientato.
Avanti, Lupi!, grid con voce acuta, quasi isterica. Avanti! Avanti!.
Gli uomini ripresero il grido, coprendo le urla di panico e terrore dei Durotrigi. Catone
inciamp in un corpo e lo scavalc, preparandosi al prossimo affondo.
Romano!, esclam Bedriaco alle sue spalle, e il giovane avvert un movimento ai suoi piedi e
qualcosa sfiorargli il polpaccio. Ebbe appena il tempo di abbassare lo sguardo e vedere i denti scoperti
del guerriero durotrige che si stava sollevando da terra, pronto a colpirlo con un pugnale. Poi luomo fu
scosso da un tremito e ricadde al suolo, mentre lestremit acuminata dellinsegna gli trafiggeva il
torace poco sotto la clavicola.
Non cera tempo per ringraziare il cacciatore, e Catone riprese ad avanzare con gli altri,
respingendo il nemico verso il guado. Sopra di loro, vide la seconda coorte attaccare la retroguardia
avversaria, disperdendo i guerrieri a cavallo e abbattendoli prima che avessero la possibilit di fuggire.
Improvvisamente, una forma enorme emerse dai Durotrigi di fronte a lui: un guerriero pi
anziano che indossava una maglia di ferro su una leggera tunica. Aveva un braccio sollevato sopra la
testa, e la lunga lama scintill al sole quando raggiunse lapice dellarco. Poi, mentre la spada veniva
abbassata con violenza, il giovane si lanci contro luomo tentando di conficcare il gladio nel suo
corpo. La punta urt nel metallo senza penetrare, e il guerriero boccheggi senza fiato a causa
dellimpatto. Il suo fendente sub una deviazione, ma poich Catone era balzato in avanti, la lama gli
pass oltre la spalla, mentre limpugnatura lo colp sullelmo, appiattendo la cresta di crine. La
mascella si chiuse di scatto sullestremit della lingua e il centurione croll a terra, momentaneamente
accecato da unesplosione bianca.
Udendo un grido, batt le palpebre e la vista gli si schiar. Il guerriero era steso in maniera
scomposta a terra, il cranio spaccato in due. Alz lo sguardo e vide Artax ritto sopra di lui. I loro occhi
si incontrarono, e la spada del nobile atrebate si sollev verso la gola di Catone. Per un instante gli
occhi di Artax si restrinsero, e con un freddo brivido di certezza il centurione cap che laltro avrebbe
ottenuto la sua vendetta nel fervore della battaglia, dove la sua morte sarebbe stata facilmente accettata.
Ma proprio mentre il giovane tendeva i muscoli per cercare di togliersi dalla traiettoria dellarma,
lAtrebate sorrise e agit la punta della lama con aria beffarda. Poi si volt, scomparendo nella ressa di
uomini decisi ad annientare i Durotrigi.
Scuotendo la testa, Catone si alz a fatica e continu lavanzata. Lo sciabordio dellacqua gli
disse che la carica aveva portato la Coorte del Lupo fino al guado. Un ultimo sforzo, e la battaglia
sarebbe finita. Ora udiva anche Macrone, che lanciava feroci grida di trionfo facendosi largo tra la
retroguardia della colonna nemica. Vedeva gi le tuniche e gli scudi rossi dellaltra coorte attraverso i
ranghi decimati dei Durotrigi davanti a lui. Uno di loro improvvisamente lo guard, lanci la spada nel
fiume e singinocchi implorando piet. Prima che il centurione potesse reagire, il guerriero alla sua
destra affond la lama nel torace delluomo. Guardandosi intorno, il giovane not che un numero
sempre maggiore di nemici stava deponendo le armi e cercando di arrendersi. Ma gli Atrebati assetati
di sangue continuavano a ucciderli sul posto.
Fermi!, grid disperatamente sopra il frastuono. Coorte del Lupo! FERMI!.
Quando il guerriero al suo fianco tent di abbattere ancora una vittima, Catone lo colp con una
piattonata al braccio facendogli saltare di mano la spada.
Basta!.
Gli Atrebati cominciarono lentamente a riacquistare la ragione, mentre gli ufficiali romani
urlavano ordini per porre termine al massacro. I Durotrigi superstiti tremavano rannicchiati al suolo o si
erano ritirati dove il fiume era pi profondo per sfuggire ai micidiali gladi e attendevano la loro sorte,
immersi fino al petto nellacqua insanguinata.
Catone! Catone, ragazzo!. Era Macrone, la faccia raggiante spruzzata di rosso. Accanto a lui,
a reggere linsegna del cinghiale, cera Tincommio, con un taglio sul braccio. Ce labbiamo fatta!.
Ma Catone guardava a valle del fiume, dove un piccolo gruppo di Durotrigi stava fuggendo
lungo la riva.
Non ancora, signore. Guardate l!.
Macrone segu la direzione del suo dito. Bene, inseguili con i tuoi uomini. Io faccio pulizia
qui.
Il giovane si volt e usc sguazzando dal guado, attento a non inciampare nei cadaveri
semisommersi. Una volta sulla pista, trascin Bedriaco fuori della mischia e un le mani a coppa
intorno alla bocca.
Lupi! Lupi! A me!.
I comandanti delle centurie ubbidirono affrettandosi a raggiungerlo, ma gli Atrebati avevano
cominciato a mutilare i corpi dei nemici.
Lupi!, grid di nuovo.
Che diavolo stanno facendo?, brontol Figulo. Oh, no....
Catone si gir e vide uno dei suoi curvo sul cadavere di un nemico intento a tagliare con la corta
spada gli ultimi tendini del collo, mentre con laltra mano reggeva la testa per i capelli. Lanciando
unocchiata intorno a s, not che tutti stavano facendo la stessa cosa. Guard di nuovo i Durotrigi in
fuga.
Centurione Catone!, url Macrone dal guado. Che cazzo aspettate? Inseguiteli!.
Il giovane torn di corsa dai suoi uomini, afferr per un braccio il guerriero pi vicino e lo
spinse verso i Durotrigi. VAI! MUOVITI!.
Alcuni di loro alzarono lo sguardo, videro ci che stava indicando e partirono allinseguimento
infilandosi le teste mozzate sotto il braccio.
Maledizione!, esplose Catone. Alle teste ci pensate dopo!.
Ignorandolo, gli Atrebati si lanciarono dietro i fuggiaschi. Il giovane ferm un uomo e, con una
smorfia, gli tolse di mano la testa. Il guerriero ringhi un avvertimento e sollev minacciosamente la
spada.
Tincommio!, grid il centurione tenendolo docchio. Vieni qui!.
Il nobile atrebate si fece largo tra gli uomini della coorte e gli si avvicin.
Di loro di lasciar perdere le teste.
Ma  una tradizione.
Me ne fotto della tradizione! I Durotrigi stanno scappando. Di ai nostri di posare le teste e
affrettarsi.
Tincommio ripet lordine alla coorte, ma lunica reazione fu un mormorio irritato. Ormai i
fuggitivi erano a mezzo miglio di distanza e stavano scomparendo nelle prime ombre della sera.
Daccordo, concesse Catone disperato, digli che possono tenere le teste che hanno gi
tagliato. Dopo torneremo a prendere le altre, lo prometto.
Soddisfatti del compromesso proposto dal loro comandante, i Lupi affidarono i cadaveri
mutilati e alcuni prigionieri alle cure dei camerati della Coorte del Cinghiale. Poi, infilandosi le teste
sotto il braccio, iniziarono linseguimento guidati da Catone, che aveva Bedriaco alle calcagna.
I Durotrigi superstiti erano soprattutto quelli dei cocchi ed erano appesantiti
dallequipaggiamento. Nonostante il vantaggio iniziale cominciarono a perdere lentamente terreno,
mentre Catone li rincorreva guardandosi continuamente alle spalle per accertarsi che i suoi lo
seguissero. Gli uomini che non portavano macabri trofei si tenevano al passo con lui, impazienti di
avere la loro parte di gloria. Il resto li seguiva destreggiandosi con scudi, spade e teste.
Non cerano sentieri sulla riva, e i Durotrigi arrancavano in cerca di scampo insieme al loro
capo con le treccine. Alcuni erano feriti e rimanevano indietro.
Catone aveva quasi raggiunto luomo pi arretrato. Con il cuore martellante per lo sforzo di
aumentare landatura, si prepar ad affondare la spada tra le sue scapole. Quando a separarli
rimanevano non pi di dieci passi, linseguito si guard dietro e spalanc gli occhi per il terrore. Cos
non vide la fenditura dove una parte dellargine era franata e inciamp, cadendo scompostamente a
terra alla merc del Romano. Questi si ferm il tempo sufficiente per trafiggerlo, poi riprese a correre
dietro gli altri.
Dopo aver ucciso i ritardatari, i soldati della Coorte del Lupo ridussero inesorabilmente la
distanza dallultimo gruppo di Durotrigi, mentre la luce del giorno morente proiettava lunghe ombre di
uomini in corsa sullerba della riva. Finalmente il nemico cap di aver perso la partita, e il capo grid
un ordine ai membri superstiti della sua banda. I fuggiaschi si fermarono girandosi verso gli inseguitori
e serrarono i ranghi, boccheggiando in cerca daria.
Catone e i suoi erano altrettanto esausti, mentre circondavano la ventina di guerrieri disposti a
semicerchio con le schiene rivolte al fiume. Erano chiaramente dei combattenti esperti, e bench
sapessero che la morte era vicina, si preparavano a portare con loro il maggior numero possibile di
avversari.
Ma il giovane volle offrire loro unultima opportunit di salvare la pelle.
Arrendetevi, ansim in celtico. Lasciate cadere le armi.
Va a farti fottere!. Il capo dei nemici sput a terra, prima di urlargli qualcosa di
incomprensibile. Qualunque cosa avesse detto, forn agli Atrebati il pretesto per attaccare, avventandosi
contro i Durotrigi in unonda scarlatta. Catone si un a loro, con al fianco Bedriaco che lanciava il suo
grido di guerra. Stringendo limpugnatura con ambo le mani, il massiccio comandante nemico cal con
violenza la spada sul primo Atrebate ansioso di avere lonore di ucciderlo, tagliandolo quasi a met
quando la pesante lama fece a pezzi lo scudo, gli tronc un braccio e gli squarci laddome. Altri
Atrebati con armamento leggero caddero ai piedi del piccolo gruppo di Durotrigi, ma non potevano
esserci dubbi sullesito dello scontro. Uno dopo laltro i guerrieri furono abbattuti, per essere
massacrati al suolo. Alla fine rimase solo il loro capo, sfinito e coperto di sangue.
Catone si port di fronte alluomo con le treccine, sollevando lo scudo e approntando il gladio
per il colpo decisivo. Il suo avversario valut il magro Romano ed espresse il proprio disprezzo con un
ringhio. Proprio come il giovane aveva previsto, sollev la grande spada per tagliarlo in due. Il
centurione si gett a terra rotolando tra le gambe delluomo, che cadde oltre la sua schiena, finendo
davanti a Bedriaco. Con un ruggito di trionfo, il cacciatore conficc la corta spada nel cranio del
nemico con uno scricchiolio sordo.
Mentre Catone si rialzava faticosamente, Bedriaco cominci a menare fendenti sul collo taurino
del morto. Era una faccenda laboriosa, e il giovane si volt a guardare il guado distante mezzo miglio.
Si sentiva talmente spossato che ogni respiro era un tormento, e la testa gli girava. Quando riport gli
occhi su Bedriaco, il cacciatore stava cercando di assicurare la testa alla traversa dellinsegna legandola
con le treccine.
No!, url furibondo. Non sulla mia insegna, te lo proibisco!.
...
.
...
CAPITOLO DODICI.
...
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...
La notizia della vittoria si diffuse rapidamente tra le vie fangose di Calleva appena leccitato
messaggero inviato da Macrone ebbe informato Verica. Avvicinandosi alle porte della citt, le due
coorti scorsero una grande folla radunata fuori delle mura. Alla vista dei soldati, la moltitudine lanci
un urlo di trionfo e di esultanza. I Durotrigi, causa di tante sofferenze e lutti negli ultimi mesi, avevano
finalmente subito una pesante sconfitta. In realt, si era trattato soltanto di una breve scaramuccia, ma
la disperazione spinge la gente a celebrare anche la pi piccola delle vittorie. Cos, le entusiastiche
acclamazioni continuarono mentre la colonna marciava verso Calleva. A breve distanza, dietro di essa,
arrancavano i carri del convoglio di rifornimenti che il nemico aveva sperato di intercettare e
distruggere, e che si era unito ai vincitori il mattino dopo limboscata.
Alla testa della Coorte del Cinghiale, Macrone procedeva fieramente lungo la pista. Nonostante
le sue riserve sul loro valore, i nativi si erano comportati abbastanza bene. Fino a qualche settimana
prima, molti erano dei contadini che non sapevano maneggiare nulla di pi pericoloso di una zappa. Ma
ora che avevano subito il battesimo del sangue, il loro morale era alto e meritavano la sua riluttante
approvazione. I predoni durotrigi erano stati completamente annientati; solo qualcuno era fuggito a
nuoto al calare delle tenebre. Erano stati presi cinquanta prigionieri, dopo che gli ufficiali romani erano
riusciti a riassumere il controllo degli uomini e a farli smettere di contendersi i macabri trofei. Gli
Atrebati erano stati particolarmente spietati verso gli ex guerrieri della loro trib scoperti tra i nemici, e
ne avevano risparmiati ben pochi.
I rinnegati non potevano tollerare quella che consideravano la vile alleanza di Verica con Roma.
Perci, avevano disertato il loro popolo per entrare tra i ranghi di Carataco che si stavano rapidamente
ingrossando accogliendo tutti coloro che ancora credevano nelle glorie passate delle genti celtiche. I
prigionieri superstiti avanzavano barcollando tra le coorti divisi in due file, con le mani legate dietro la
schiena e uniti luno allaltro con corde intorno al collo. Anche se Macrone sperava di venderli ai
mercanti in attesa a Calleva, era abbastanza realista da sapere che gli Atrebati avrebbero quasi
certamente voluto usarli per qualche cruento svago e appagare cos la loro sete di vendetta. Uno spreco
tremendo, sospir il centurione, quando schiavi sani e robusti potevano spuntare un buon prezzo nei
mercati della Gallia. Forse Verica poteva essere persuaso a lasciare alla folla i feriti e i deboli,
risparmiando la merce migliore per scopi pi redditizi.
Macrone si gir a guardare Tincommio. Il giovane nobile reggeva con aria solenne la
scintillante insegna del Cinghiale, tenendola pi alta che poteva.
Una bella accoglienza. Il centurione indic la folla radunata davanti alle porte.
Quella gente acclamerebbe qualunque cosa....
A quelle ciniche parole Macrone non riusc a trattenere un sorriso. Va a chiedere a Catone se
vuole unirsi a noi. Potremmo goderci insieme tutto ci.
Tincommio usc dallo schieramento e si affrett lungo la colonna ondeggiante di scudi rossi,
ignorando le battute e gli allegri commenti degli uomini. Quando raggiunse il centurione subalterno
alla testa della Coorte del Lupo, fece un cenno di saluto a Bedriaco e si mise al fianco del Romano.
Il centurione Macrone mi manda a chiedere se vorreste unirvi a lui quando arriviamo alle
porte.
No.
No?. Tincommio sollev le sopracciglia.
Ringrazialo, ma credo che per me sia meglio marciare con la mia coorte.
Pensa che meritiate di essere acclamato al pari di lui.
Come tutti questi uomini. Catone riteneva naturale che Macrone volesse godersi il suo
momento di trionfo. Naturale, ma non una buona politica. I miei rispetti al centurione Macrone, ma
entrer a Calleva alla testa dei miei soldati.
Tincommio si strinse nelle spalle. Molto bene, signore. Come desiderate.
Mentre il nobile tornava alla sua unit, Catone scosse la testa. Era importante che Verica e gli
Atrebati considerassero levento una loro vittoria. Non cera tempo per compiacersi di un piccolo
trionfo, anche se la prospettiva di essere accolto come un eroe stuzzicava la sua vanit.
Inoltre, si era trattato di un successo ottenuto senza troppo sforzo. I nemici erano stati
imprudenti. Senza dubbio erano ormai abituati a saccheggiare impunemente quelle terre. Essendo
abbastanza veloci da eludere le legioni e forti da frustrare qualunque pietoso tentativo di resistenza da
parte degli Atrebati, non cera da meravigliarsi che fossero caduti tanto facilmente nella trappola.
Unimboscata ben riuscita era un conto, ma come si sarebbero comportati quegli uomini poco
addestrati davanti a un avversario pronto a combattere con accanimento? Quanto in fretta lentusiasmo
li avrebbe abbandonati? Le orgogliose vanterie sarebbero ben presto svanite. La gelida morsa della
paura avrebbe fatto presa sulla loro immaginazione, spremendone fuori tutto il nero terrore che
tormenta gli uomini prima della battaglia.
Adesso che era stato nominato centurione, limpulso ad analizzare se stesso era pi forte che
mai. Nonostante latmosfera festosa intorno a lui, Catone era consumato da una dolorosa malinconia, e
dovette costringersi a sorridere quando si volt incontrando lo sciocco sogghigno di Bedriaco il
cacciatore, che teneva linsegna del Lupo alta sopra la testa facendola ondeggiare da una parte allaltra.
Pi avanti, la folla eccitata si stava riversando lungo i lati delle coorti, e le guardie del corpo di
Verica cercavano di evitare che il re venisse spintonato nella calca. Le acclamazioni degli abitanti di
Calleva risuonavano nelle orecchie di Catone, mentre volti rossicci gli sorridevano e mani callose gli
battevano sulle spalle. Ogni tentativo di conservare un senso di disciplina fall, e i membri delle due
unit si mescolarono con il resto del loro popolo. Qua e l, guerrieri sollevavano fieramente le teste dei
nemici per lammirazione di parenti e amici. Il giovane provava un certo disgusto di fronte a
quellesibizione, nonostante fosse giunto ad apprezzare e sotto qualche aspetto rispettare quegli uomini.
Una volta pacificata lisola, gli Atrebati avrebbero potuto essere indotti ad adottare costumi pi civili,
ma per il momento doveva rassegnarsi alle bizzarre tradizioni belliche dei Celti.
A un tratto si ud un grido nella ressa, che si trasform in un acuto lamento di dolore, e quanti
erano nei pressi si voltarono per scoprirne la fonte. Una donna si era portata una mano alla bocca e se la
stava mordendo, mentre fissava con gli occhi sbarrati una testa mostrata da uno dei soldati di Catone;
poi, con un altro gemito, barcoll in avanti afferrandone le ciocche di capelli impastati di sangue. Il
guerriero sollev il macabro trofeo ancora pi in alto, fuori della sua portata, e rise. La donna url,
graffiandogli le braccia finch laltro la respinse con la mano libera e la gett a terra. Lei cominci a
singhiozzare disperatamente e a tremare, stringendo lorlo della tunica delluomo e implorando.
Che succede?, domand Catone.
Come tutti gli altri, anche Tincommio aveva assistito allo scontro. Sembra che la testa
appartenga a suo figlio. Chiede che le venga restituita per seppellirla.
E il nuovo proprietario vuole serbarla come trofeo?. Il centurione scosse il capo con tristezza.
Brutta faccenda.
No, brontol Tincommio.  disonorevole. Reggete questa.
Spinse linsegna del Lupo tra le mani di Catone e si frappose tra la donna e il guerriero che
continuava a tenere la testa sollevata. Abbassandogli il braccio, gli parl con ira indicando la poveretta.
Luomo nascose il trofeo dietro la schiena, rispondendo in maniera altrettanto indignata. Alle sue
parole gli astanti si affollarono intorno a lui gridando il loro sostegno, anche se il centurione not che
alcuni rimanevano in silenzio, implicitamente dalla parte di Tincommio. Il principe atrebate non era
disposto a tollerare alcuna mancanza di rispetto al suo rango, e improvvisamente sferr un pugno al
viso del guerriero. La gente si scost, mentre luomo colpito indietreggiava vacillando. Subito
Tincommio gli assest un calcio nello stomaco, facendolo cadere e tenendolo inchiodato a terra con il
piede. Mentre luomo si sforzava di respirare a bocca aperta e fissava furibondo il suo aggressore,
questi apr con calma le dita che stringevano i capelli arruffati della testa mozza e la porse con
gentilezza alla donna. Per un momento lei rimase immobile, poi con una smorfia di dolore prese tutto
ci che le rimaneva del figlio. Ignorando la sua afflizione, la maggior parte dei presenti cominci a
protestare ad alta voce, circondando furiosa Tincommio.
FERMI!, grid Catone, sguainando la spada e sollevando linsegna del Lupo per imporre
lattenzione. SILENZIO!.
Le proteste si affievolirono, e tutti guardarono il centurione con espressione ostile, risentiti per
il suo intervento, ma conoscendo abbastanza la fama degli uomini di Roma da temere la sua collera.
Catone fece scorrere gli occhi sulla folla, sfidando chiunque a contrastarlo, quindi si avvicin alla
donna seduta a terra, intenta a carezzare una guancia fredda della testa che teneva in grembo.
Rimase a fissarla per qualche istante con profonda piet, comprendendo il suo strazio, poi
deglut riprendendo il controllo, prima di guardare di nuovo la moltitudine. Doveva compiacere quei
nativi, dare loro ci che volevano nellinteresse dellalleanza tra Roma e gli Atrebati, per quanto la cosa
lo disgustasse.
Tincommio!.
Centurione?
Restituisci la testa a questuomo.
Tincommio si accigli. Come? Che cosa avete detto?
Restituiscigli la testa.  il suo trofeo.
Laltro punt un dito verso la donna.  di suo figlio.
Non pi. Ora fai come ti ho detto.
No.
Te lo ordino, disse Catone in tono pacato, avvicinandosi a Tincommio finch i loro visi
furono a una spanna luno dallaltro. Ti ordino di farlo... ora.
Per un attimo, in quegli intensi occhi azzurri Tincommio lesse la decisione di sfidarlo. Poi
respir a fondo e, tornando a guardare le facce che li circondavano, annu lentamente.
Come comandate, centurione Catone.
Il principe atrebate si gir verso la donna e le disse gentilmente qualcosa tendendo una mano.
Lei lo guard spaventata, sempre accarezzando la guancia del figlio, poi scosse il capo. Na!.
Tincommio le si accovacci accanto, parlandole con dolcezza e accennando a Catone, mentre le
toglieva pian piano la testa dalle mani. La donna fiss il centurione con odio gelido e fanatico, finch si
rese conto di ci che il principe stava facendo. Con un urlo tent di riprendere il suo tesoro, ma
Tincommio la spinse di nuovo a terra con la mano libera, mentre con laltra porgeva il macabro trofeo
al guerriero. Luomo non pot celare la sorpresa e la gioia nel vederselo restituire, e immediatamente lo
sollev in alto; la folla accolse il gesto con un ruggito di trionfo.
La madre fece un estremo tentativo di riprendersi la testa, ma Tincommio glielo imped
tenendola ferma, e lei improvvisamente gli sput in faccia. Il principe indietreggi sorpreso, e con un
ultimo ringhio la donna si raggomitol a terra piangendo disperata. Catone trascin Tincommio lontano
dalla scena.
Andava fatto. Non cera altro modo. Hai visto come ha reagito la folla.
Tincommio si asciug lo sputo dalla fronte prima di rispondere.
Ma era suo figlio. Aveva diritto a rendergli onore.
Dopo che aveva tradito il suo popolo? Tradito lei?.
Laltro tacque per un momento. Poi annu lentamente. Immagino che sia cos. Che fosse
necessario. Ma ho sentito....
So che cosa hai sentito.
Davvero?. Per un attimo Tincommio rimase sconcertato, poi si ricompose. Suppongo che
perfino un Romano capisca il dolore.
Puoi giurarci. Catone sorrise a fior di labbra. Ora prendi linsegna e torna dal centurione
Macrone.
Per fortuna non vi furono altri episodi simili, mentre Catone e Bedriaco si facevano largo tra la
folla verso le porte di Calleva. Verica era in piedi su un carro accanto allentrata, circondato dai nobili e
dalle guardie del corpo. Il giovane scorse il Cinghiale che avanzava ondeggiando verso il re e si gir
per tirare Bedriaco a portata dorecchio, indicandogli il sovrano atrebate.
Vieni con me!.
Il cacciatore annu e prima che il centurione potesse fermarlo si apr un varco tra la calca,
spingendo la gente da parte in maniera brusca per far passare il suo comandante. Per un momento
Catone temette qualche reazione spiacevole, ma gli Atrebati erano troppo di buon umore per risentirsi.
Unenorme quantit di birra locale era stata gi consumata durante i festeggiamenti, e i soldati di
ritorno ci stavano dando dentro per recuperare il tempo perduto mentre venivano fatte circolare le
caraffe. Nonostante gli sforzi di Bedriaco, ci volle parecchio prima che Catone raggiungesse finalmente
Macrone e Tincommio. Dopo la ressa soffocante delleccitata trib, per il giovane fu un sollievo
quando riusc a penetrare tra gli scudi delle guardie del corpo e si trov alla presenza di Verica.
Centurione Catone!, sorrise il re, alzando una mano in un gesto di saluto. Mi congratulo di
cuore per la vostra vittoria.
La vittoria  vostra, mio signore. Vostra e dei vostri sudditi. Lhanno meritata.
Davvero un grande elogio, da parte di un ufficiale delle legioni.
S, mio signore. E sono certo che gli uomini continueranno a giustificare lorgoglio che
provate per loro.
Senza dubbio. Ma per ora dobbiamo lasciarli festeggiare. Verica si volse a Macrone. Sarei
felice di apprendere ogni particolare dopo che vi sarete riposati. Vi prego di essere miei ospiti stasera
nella sala del trono.
Macrone chin il capo. Ne saremo onorati, mio signore.
Molto bene. A pi tardi, allora.
Verica venne aiutato a scendere dal carro. Si gir verso le porte, e le guardie del corpo si
schierarono prontamente intorno a lui, facendogli largo attraverso la folla.
Vieni, disse Macrone a Catone, dopo aver ordinato alle coorti di radunarsi nel deposito il
mattino seguente. Dobbiamo mettere il convoglio al sicuro prima che i nativi si riprendano abbastanza
da saccheggiarlo.
Dopo che Macrone e Catone ebbero scortato nella citt i rifornimenti attraverso il corpo di
guardia, divenne ben presto evidente che molti Atrebati non erano di umore festoso. Piccoli gruppi di
uomini erano accovacciati fuori da alcune capanne, osservando in silenzio i carri che avanzavano
pesantemente lungo la strada sconnessa verso il deposito. Solo i bambini sembravano ignari della tesa
divisione di simpatie a Calleva e saltellavano allegramente accanto ai veicoli ridendo e stuzzicando i
conducenti. Si diceva che una parte delle provviste sarebbe stata distribuita agli abitanti, e anchessi
erano eccitati alla prospettiva di riempirsi lo stomaco.
Alla vista dei due centurioni, i piccoli corsero ad affollarsi intorno a coloro che avevano
sconfitto i Durotrigi, cicalando nel loro celtico cantilenante.
Ehi! Ehi!, sogghign Macrone mostrando le mani. Vedete? Non ho nulla per voi. Nulla!.
Laria arcigna di Catone non aveva dissuaso i bambini. Solo il pi robusto guard i compagni, i
quali afferrarono finalmente il punto e volsero il loro interesse a Macrone.
Perch sei cos immusonito?, chiese questi. Ehi, Catone!.
Il giovane alz gli occhi. Immusonito?.
Hai laria di uno che ha appena perso, non vinto, una cruenta battaglia! Andiamo, ragazzo.
Unisciti ai festeggiamenti.
Pi tardi.
Pi tardi? Cosa ti impedisce di farlo ora?
Signore. Catone accenn ai bambini.
Uno dei monelli, pi audace degli altri, stava armeggiando con il gancio di una delle borchie
argentate sulla lorica di Macrone.
Tu, piccolo bastardo!. Macrone diede uno scappellotto sullorecchio del ragazzino. Che
accidenti pensi di fare, bellezza? Statemi a sentire, tutti quanti! Vi siete divertiti, ora smammate!.
Li allontan con ampi movimenti delle braccia, mandandone alcuni a gambe allaria nella via
tra un coro di strilli. Gli altri si tennero fuori portata del centurione, ridacchiando mentre lui atteggiava
il viso a una smorfia spaventosa.
Grrrrr! Via di qui, prima che il grosso Romano cattivo vi mangi per cena.
Vedendo che quelli continuavano a seguirlo, Macrone perse la pazienza ed estrasse la spada.
Alla vista della lama scintillante, i piccoli Atrebati fuggirono gridando negli stretti vicoli tra le capanne.
Cos va meglio, annu Macrone soddisfatto. Certo che non si arrendono facilmente.
La colpa  dei genitori, sorrise Catone senza allegria. Alla velocit con cui procede la
campagna del generale, non mi sorprenderei se quei bambini diventassero abbastanza grandi da
combattere contro i Durotrigi, prima che lesercito romano riesca a schiacciarli per sempre. O da
combattere noi.
Macrone si ferm a guardare il suo collega e subordinato. Hai proprio un umore di merda oggi,
vero?.
Il giovane scroll le spalle. Stavo solo pensando. Ecco tutto. Non darci peso.
Pensando?. Il centurione anziano inarc un sopracciglio, poi scosse gravemente la testa.
Come tutte le cose, c tempo e luogo per farlo, ragazzo mio. Ora dobbiamo celebrare, come i nostri
ragazzi. Tu, soprattutto.
Catone lo fiss perplesso. Io?
Hai dimostrato che i medici possono sbagliare. Qualche settimana fa, erano tutti pronti a
congedarti per motivi di salute. Se solo ti avessero visto in azione! Quindi festeggiamo. Anzi, appena
abbiamo messo questi carri al sicuro nel deposito, andremo a bere qualcosa. Offro io.
Catone cerc di non mostrare la sua preoccupazione alla prospettiva di una delle grandi bevute
di Macrone. A differenza dellamico, che aveva una costituzione di ferro e si riprendeva rapidamente
da qualunque sbronza, il vino e la birra gli davano subito alla testa, con terribili conseguenze che
duravano giorni. Per quanto felice che il capo chirurgo si fosse sbagliato, cerano altre faccende che
richiedevano la sua attenzione.
Signore, dobbiamo preparare immediatamente un rapporto per il legato e il generale. E stasera
siamo invitati da Verica.
Al diavolo Verica. Andiamo a prenderci una sbronza.
Non possiamo, insistette pazientemente il giovane. Non dobbiamo creare attriti. Gli ordini
di Vespasiano sono molto chiari su questo punto.
Maledetti ordini.
Catone annu comprensivo, poi cerc di cambiare argomento. E dobbiamo esaminare il
comportamento degli uomini al guado.
Che c da esaminare? Abbiamo sconfitto i Durotrigi.
Questa volta, forse. La prossima potremmo non avere il vantaggio delleffetto sorpresa.
I ragazzi si sono comportati abbastanza bene, replic Macrone. Hanno attaccato il nemico
come dei professionisti. Be, non proprio come dei professionisti, non saranno mai allaltezza dei
legionari.
No, certo. E ci mi preoccupa. Hanno troppa fiducia in se stessi, e questo pu essere molto
pericoloso. Hanno bisogno di altro addestramento.
Sicuro!. Macrone gli diede una pacca sulla spalla. E noi siamo gli uomini giusti per
fornirglielo. Gli faremo sputare lanima, maledire il giorno in cui sono nati. Alla fine saranno bravi
come tutti gli altri ausiliari che servono con le aquile. Ricordati le mie parole!.
Lo spero. Catone si costrinse a sorridere.
Questo  parlare! Ora torniamo al deposito e vediamo se possiamo trovare un paio di orci di vino.
...
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CAPITOLO TREDICI.
...
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...
Appena ebbe lasciato la folla festante, Verica fece ritorno alla residenza reale, dove convoc i
consiglieri e i membri pi fidati della famiglia. Prima di parlare, attese che lultimo degli schiavi
addetti alla cucina fosse uscito dalla sala. Il suo pubblico era seduto intorno a un lungo tavolo,
impaziente di ascoltarlo. Tutti avevano davanti un boccale, ed erano state portate diverse caraffe di
vino. Anche se il re desiderava che la situazione venisse esaminata da persone sobrie, ci era
controbilanciato dallesigenza che ognuno esprimesse la propria opinione con la massima sincerit, e di
solito il vino, consumato in abbondanza, era un mezzo efficace per sciogliere le lingue.
Oltre al consiglio, composto dai nobili atrebati pi anziani e rispettati, i rampolli
dellaristocrazia erano rappresentati da Tincommio, Artax e Cadminio, il capitano delle guardie del
corpo. Verica aveva bisogno di sondare le opinioni del maggior numero possibile di coloro dalla cui
lealt dipendeva il suo governo. I giovani apparivano eccitati e non poco intimoriti per essere consultati
in quella maniera.
Dopo che il saliscendi della porta venne abbassato con un rumore metallico, vi fu un momento
di silenzio. Verica ne conosceva il valore come mezzo per concentrare lattenzione. Poi si schiar la
gola e cominci.
Prima di passare allargomento di questa riunione, voglio che giuriate che qualunque cosa
verr detta stasera non uscir da queste pareti. Giuratelo ora!.
Gli ospiti portarono le mani alle else dei pugnali e fecero il giuramento mormorando
allunisono. Due di loro sembravano leggermente risentiti per lordine.
Molto bene, iniziamo. Ormai tutti sapete dei prigionieri atrebati presi dai nostri uomini durante
limboscata. La maggior parte di voi ha assistito al ritorno delle coorti. Forse avrete visto lincresciosa
scena della donna che ha riconosciuto la testa di suo figlio fra i trofei di guerra.
Cadminio sogghign al ricordo, e un crudele senso di ilarit per quella macabra scoperta spinse
anche altri a ridacchiare. Il viso del re rimase impassibile, ad eccezione degli occhi, che si spalancarono
involontariamente per la sorpresa e un certo sdegno davanti alla reazione. Una volta che la risata si fu
spenta, Verica si protese un po in avanti.
Signori, la situazione non presenta nulla che possa divertirvi. Quando i membri del nostro
popolo si uccidono a vicenda, non c da rallegrarsi.
Ma sire, protest un anziano guerriero, quelluomo ci aveva tradito, e come lui tutti gli altri.
Hanno meritato la loro sorte, e quella donna non avrebbe mai dovuto disonorare se stessa piangendo un
figlio che si era rivoltato contro la sua gente, contro il suo stesso re.
Vi fu un mormorio di approvazione a quelle parole, ma Verica si affrett ad alzare la mano per
imporre il silenzio.
Ne convengo, Mendaco. Ma che dire di quelli l fuori? Degli abitanti di Calleva e delle nostre
terre oltre le mura della citt? Quanti di loro sono daccordo con noi? Certamente non tutti. Come
potrebbero, visto che tanti di loro ora combattono con Carataco? Contro di noi, come contro i nostri
alleati romani. Rispondi a questa domanda!.
Quegli uomini sono degli sciocchi, sire, replic Mendaco. Teste calde. Giovani influenzabili
che possono essere convinti a fare qualunque cosa.
Sciocchi?. Verica scosse tristemente la testa. Non sciocchi. Non fino a questo punto,
almeno. Non  facile voltare le spalle al proprio popolo. Io dovrei saperlo.
Il re alz gli occhi, scrutando i visi intorno al tavolo. La sua vergogna si rispecchiava nelle loro
espressioni. Era fuggito per salvarsi la vita, quando Carataco aveva marciato su Calleva qualche anno
prima. Fuggito nella notte come un codardo per correre dai Romani e rimettersi alla loro merc.
Comprendendo che il vecchio poteva ancora avere un ruolo nei piani dellimpero, essi lo avevano
accolto e trattato con tutti i riguardi. Ma lospitalit ha un prezzo. Quando era venuto il momento, gli
era stato chiesto di restituire il favore, e il primo segretario dellimperatore, Narciso, gli aveva fatto
chiaramente capire che in cambio della restituzione del trono Roma esigeva eterna obbedienza. Non
avrebbe accettato nulla di meno. E Verica aveva prontamente acconsentito, come lui stesso e Narciso
sapevano che avrebbe fatto. Perci, quando le legioni erano sbarcate in Britannia, aveva marciato con
loro. Il regno gli era stato restituito sotto la minaccia di una spada romana, e i tanti che si erano radunati
intorno ai signori catuvellauni erano fuggiti in esilio o avevano resistito ed erano morti.
La maggior parte degli uomini seduti intorno al tavolo si era rapidamente resa conto
dellinutilit di opporsi allavanzata della travolgente potenza delle legioni. Quando quattro coorti di
legionari avevano scortato lex re attraverso le porte di Calleva e le vie tortuose fino alla residenza
reale, quasi tutti erano andati a porgergli il benvenuto. Solo un anno prima lo avevano denunciato come
codardo e fantoccio di Roma. Poi avevano inghiottito il loro orgoglio e i loro principi, diventando
fantocci essi stessi. E lo sapevano.
Verica torn ad adagiarsi contro lo schienale e prosegu. Quegli uomini che chiamiamo
traditori agiscono per convinzione personale. Hanno un ideale, qualcosa, potrei aggiungere, che
scarseggia intorno a questo tavolo, stasera.... Li fiss a uno a uno, sfidandoli a contraddirlo. Soltanto
Artax incontr lo sguardo minaccioso del suo re. Questi uomini credono in un legame che unisce i
Celti al di l dei confini tribali. Credono in una lealt superiore alla mera obbedienza al loro re.
Cadminio scosse la testa. Quale lealt pi grande pu esservi?La lealt alla propria razza,
alla propria cultura, al ceppo da cui discendiamo. Non  qualcosa per cui vale la pena di combattere? Di
morire?, concluse Verica in tono pacato. Dunque...?.
La retorica del vecchio re aveva una forza che turb le anime di alcuni dei presenti. Vi fu chi
os annuire in segno di approvazione. Ma Tincommio fissava suo zio con espressione calcolatrice.
Cosa suggerite allora, sire?
Tu che ne pensi? Ammesso che intenda suggerire qualcosa. Ho cercato semplicemente di
spiegarvi perch qualche membro della nostra trib potrebbe decidere di voltarci le spalle,
abbandonando la famiglia e andando a combattere per Carataco. Dobbiamo sforzarci di comprendere
cosa li spinge a farlo, se vogliamo impedire che altri seguano il loro esempio.
Dobbiamo anche riesaminare la nostra alleanza con Roma?, chiese Tincommio con calma.
Vi fu un certo sbigottimento tra i nobili davanti alla sfacciata franchezza del giovane. Verica lo
fiss, poi un sorriso gli incresp lentamente le labbra.
Perch?, domand al nipote. Perch dovrei chiedervi di riesaminarla?
Non sto dicendo che volete questo da noi, ma solo che dovremmo considerare ogni possibile
alternativa. Ecco tutto.... La voce di Tincommio si affievol, mentre egli si rendeva conto che gli altri
lo stavano guardando intensamente.
Per puro amor di discussione, disse Verica in tono tranquillo, tu quali alternative credi che
abbiamo? Vi sarei grato se ognuno di voi esprimesse il suo pensiero.  necessario conoscere le opinioni
di tutti, anche se alla fine della serata dovessimo decidere a scapito di esse. Perci, Tincommio, quali
altre soluzioni ci sono, secondo il tuo... modesto parere?.
Il giovane sapeva di essere stato messo alle strette, e cerc di non apparire risentito quando,
dopo una breve pausa per riordinare le idee, parl.
Sire,  ovvio che la scelta fondamentale  tra Carataco e Roma. Non possiamo rimanere
neutrali.
Perch?
Carataco potrebbe rispettare la nostra neutralit, perch non gli costerebbe nulla e servirebbe
solo a ostacolare le operazioni romane. Ma Roma non lapproverebbe mai, perch  attraverso le nostre
terre che passano le principali vie di rifornimento per le legioni. Pertanto, sire, dobbiamo scegliere da
che parte schierarci.
Verica annu. E cos abbiamo fatto. La domanda, miei signori, : abbiamo scelto la parte
giusta? Roma vincer questa guerra?.
I nobili rifletterono per un momento, poi Mendaco si protese in avanti appoggiandosi sui gomiti
e si schiar la gola. Sire, voi sapete che ho visto combattere le legioni. Ero sul Meadway lestate
scorsa, quando hanno annientato Carataco. Nessuno pu sconfiggerle.
Il re sorrise. Mendaco era stato l, certo, al fianco di Carataco, come qualcuno degli altri in
quella sala. Anche lui cera, bench dallaltra parte del fiume, con Tincommio. Ma quella storia
apparteneva al passato. Dopo aver riottenuto il trono, Verica, dietro ordini di Narciso, si era mostrato
clemente e aveva riaccolto i nobili ribelli nella sua corte. Nonostante i suoi dubbi sulla saggezza di un
simile comportamento, il segretario imperiale era stato irremovibile, deciso a dare un grande esempio
della magnanimit di Roma. Pertanto, Verica aveva perdonato i nobili e restituito loro le terre. Guard i
presenti intorno al tavolo, poi riport gli occhi su Mendaco.
Dici che sono imbattibili?
Nessuno  imbattibile!, sbuff Artax con disprezzo. Nemmeno i vostri Romani.
I vostri Romani?, ripet Mendaco, inarcando un sopracciglio. Dopo il tuo recente servizio
sotto due centurioni romani, avrei pensato che avessi un maggiore senso di appartenenza.
Che stai dicendo, vecchio? Di cosa mi accusi? Io servo il re Verica e nessun altro. Ti sfido a
contraddirmi.
Mi stavo semplicemente chiedendo quanto successo abbia avuto il tuo addestramento, replic
Mendaco senza scomporsi. Fino a che punto tu sia stato... romanizzato.
Artax batt con violenza il pugno sul tavolo, rovesciando alcuni boccali. Fuori! Andiamo
fuori, vecchio bastardo! Tu e io! Risolveremo subito questa faccenda.
Calma! Vi prego, signori... vi prego, intervenne Verica stancamente. Le divisioni tra i nobili
atrebati erano state enormemente aggravate dagli eventi degli ultimi anni, e ora cera fin troppo fango
politico che potevano gettarsi addosso a vicenda. Adesso pi che mai occorreva chiarezza di mente e
dintenti. Il re fiss Artax finch questi si plac, tornando a sedersi pesantemente con espressione
corrucciata. Solo allora Verica continu.
Lo scopo di questa riunione  trovare un modo che permetta al nostro popolo di essere lasciato
in pace, per quanto possibile. So che vi sono divergenze di opinione tra voi. Mettetele da parte.
Dimenticate le ingiustizie e i risentimenti di ieri. Concentratevi sulla situazione presente. Se posso
riassumerla... Per il momento, noi serviamo Roma, e sembra che Roma stia vincendo la battaglia. Ma,
come ha fatto notare Artax, ci non significa che alla fine trionfi. Sono stati sconfitti in passato, e senza
dubbio lo saranno ancora. Se Carataco riesce a batterli, quali saranno le conseguenze per noi? Non
credo che possiamo aspettarci molta clemenza dai Catuvellauni. Se i Romani fossero malridotti o
costretti a ritirarsi, potremmo abbandonare lalleanza con essi e unirci a Carataco. Saremmo nella
posizione perfetta per infliggere loro un colpo letale alle spalle. Questo ci tornerebbe utile nella
successiva spartizione del bottino fra le trib. Naturalmente, esiste la possibilit che dopo aver
cambiato il nostro schieramento i Romani vincano la guerra. In tal caso, il nostro popolo sarebbe
condannato. Roma non mostrerebbe alcuna piet, ne sono certo. Verica abbass la voce per
sottolineare la conclusione del suo discorso. Tutti noi in questa sala saremmo scovati e giustiziati.
Tutti i nostri familiari verrebbero privati della loro terra e ridotti in schiavit. Pensateci... Ora, cosa
dobbiamo fare?
Avete dato la vostra parola a Roma, disse Artax. Avete stretto un patto con loro. Non 
questo che conta, sire?.
Tincommio scosse la testa. No. Ci che conta  lesito della lotta tra Roma e Carataco.
Nientaltro  importante.
Sagge parole, ragazzo mio, approv Verica. Dunque, chi vincer?Roma, rispose
Mendaco. Ci scommetterei la vita.
Lo hai gi fatto, sorrise Tincommio. Ma secondo me le cose stanno lentamente cambiando.
Oh, davvero?. Mendaco incroci le braccia, sorridendo a sua volta. Su quali basi si fonda
una simile opinione? Su quale vasta esperienza di faccende militari? Diccelo, ti prego. Siamo tutti
impazienti di saperlo, ne sono certo.
Tincommio non abbocc allamo. Non occorre guardare molto lontano per trovare le prove.
Perch i Romani starebbero addestrando e armando due coorti se non fossero disperatamente a corto di
soldati? Sono impegnati al limite delle proprie forze. Le loro linee di rifornimento sono pi vulnerabili
che mai, e Carataco pu mandare colonne di razziatori ad attaccarle prima che le legioni possano
intervenire a difenderle, quasi impunemente.
Credevo che ne aveste annientata una, un paio di giorni fa.
Abbiamo sconfitto un reparto. Quanti altri ce ne sono? Quanti altri pu inviarne Carataco? Le
incursioni stanno diventando pi frequenti. La forza delle legioni, con tutta la loro potenza in battaglia,
dipende dalle linee di rifornimento. Distruggete queste, e il generale Plauzio e il suo esercito
rimarranno senza cibo e armi. Saranno costretti a ritirarsi verso la costa, assaliti a ogni passo.
Moriranno dissanguati.
Mendaco rise. Se  tanto chiaro che i Romani saranno sconfitti, allora perch combattere per
loro?
Sono nostri alleati, rispose Tincommio sobriamente. Come ha detto Artax, il nostro re ha
stretto un patto con loro, e noi dobbiamo onorarlo. A meno che, o finch, il re non cambi idea....
Tutti osservarono furtivamente Verica, ma questi guardava sopra le loro teste, verso le travi del
tetto immerse nella penombra. Sembrava non aver udito le ultime parole, e vi fu un momento di
inquieto silenzio interrotto da un lieve strusciamento di piedi e qualche colpo di tosse mentre i nobili
attendevano che rispondesse. Alla fine, Verica cambi semplicemente argomento.
C qualcosaltro che dobbiamo considerare. Qualunque decisione io prenda riguardo alla
nostra alleanza con Roma,  necessario tenere conto di come reagiranno gli altri nobili e il nostro
popolo.
I vostri sudditi obbediranno al vostro volere, sire, disse Mendaco. Lo hanno giurato.
Unespressione divertita pass sul viso rugoso di Verica. Il tuo desiderio di obbedire al mio
volere  alquanto effimero, non credi?.
Mendaco arross imbarazzato, controllando a stento la collera. Parlo come uno dei vostri servi
pi leali. Avete la mia parola, sire.
Oh, questo  rassicurante, borbott Artax.
Abbastanza. Verica annu. Con tutto il rispetto per la tua parola, Mendaco, so che non pochi
dei nostri migliori guerrieri non vedono di buon occhio la nostra alleanza con Roma, come anche molti
dei nostri sudditi nelle vie di Calleva. Io sono vecchio, ma non stupido. Conosco lopinione del popolo.
So che ci sono alcuni nobili che stanno gi complottando per rovesciarmi. Sarebbe strano se non lo
facessero, e temo sia soltanto questione di tempo prima che colgano loccasione per mettere in atto i
loro piani. Chiss quanti dei nostri guerrieri li seguiranno? Ma se mi unissi a Carataco, la mia posizione
sarebbe forse pi sicura? Ne dubito....
Mendaco fece per parlare, ma Verica alz una mano per fermarlo. Taci. Non dire unaltra
parola sulla lealt dei miei sudditi.
Mendaco apr la bocca, poi il buonsenso prese il sopravvento sulladulazione e la richiuse con la
massima dignit possibile, scrollando le spalle con aria rassegnata mentre il re proseguiva.
Penso che stasera mi sia divenuta pi chiara la linea cui debbo attenermi, miei signori.
Sembrerebbe che mantenere lalleanza con Roma sia il modo migliore per servire i bisogni del nostro
popolo. Per il momento, quindi, faremo ci che possiamo per essere daiuto allimperatore e alle sue
legioni.
E per quanto riguarda coloro che si oppongono allalleanza, sire?, chiese Tincommio.
 giunto il momento di rivelare quali saranno le conseguenze per chi osa sfidare le mie
decisioni.
Perch nuocere loro, sire? Non sono che una minoranza, abbastanza esigua da poterla
ignorare.
Nessuna opposizione a un re  mai cos trascurabile da poter essere ignorata!, replic
bruscamente Verica. Lho imparato a mie spese. No, ormai ho deciso, e non possiamo tollerare alcun
dissenso. Lultima volta ho offerto ai miei avversari la pace a condizioni vantaggiose. Se ora lasciassi
prosperare le critiche, anche in misura minima, apparirei debole, non magnanimo. Devo mostrare al
generale Plauzio che gli Atrebati sono pienamente leali a Roma, e ai miei sudditi cosa sarebbe di loro
se mai osassero sfidarmi.
Come vi riuscirete, sire?, domand Tincommio. In che modo?
Pi tardi vi sar una piccola dimostrazione, al termine del banchetto. Ho unidea. Dopo, posso
assicurarti che solo a un uomo estremamente coraggioso potrebbe venire in mente di contestare me e la
mia autorit.
...
.
...
CAPITOLO QUATTORDICI.
...
.
...
Che ne pensi?
Non ho ancora finito, mormor Catone, alzando brevemente gli occhi dalla minuta del
rapporto dettato da Macrone. Evidentemente lo scrivano aveva incontrato qualche difficolt, a
giudicare dalle frasi cancellate con un frego e da diverse altre correzioni. Il giovane avrebbe desiderato
che lamico non avesse bevuto tanto, prima di mettersi a lavorare al rapporto che sarebbe stato inviato a
Vespasiano con una copia per il generale. Ora che il sole stava tramontando e sedevano al fioco
bagliore delle lampade a olio al tavolo di legno nellufficio di Macrone, gli effetti del vino
cominciavano a svanire. Almeno, quel tanto da permettere loro di controllare il documento. Macrone
era stato conciso fino alla laconicit nella sua descrizione dellimboscata, ma i fatti salienti erano
abbastanza chiari, e i due ufficiali superiori che avrebbero letto la relazione sarebbero stati soddisfatti
del risultato, decise Catone. Solo lultima parte riguardava lui.
Questo passaggio non mi convince.
Quale passaggio?
Qui, dove descrivi la situazione a Calleva.
Cosa c che non va?
Be, rispose laltro dopo un attimo di riflessione, penso che la situazione sia un po pi
complicata di quanto tu la fai apparire.
Complicata?. Macrone aggrott la fronte. Cosha di complicato? Abbiamo la popolazione
dalla nostra parte, e Verica si crogiola nella gloria ottenuta dalle truppe sotto il nostro comando. Le
cose non potrebbero andare meglio. I nostri alleati sono felici, abbiamo inflitto una bella batosta al
nemico e questo non  costato neanche una vita romana.
Catone scosse la testa. Dubito che possiamo contare sulla soddisfazione di molti Atrebati, a
giudicare da quello che ho visto oggi.
Qualche invidioso e quella vecchia megera urlante di cui mi hai parlato? Non si direbbe una
seria minaccia di ribellione, non credi?
No, ammise il giovane, ma dobbiamo evitare che Plauzio riceva unimpressione sbagliata.
E dobbiamo evitare che il generale si preoccupi a causa di pochi scontenti, quando 
concentrato sullavanzata delle legioni contro Carataco. Catone, vecchio mio, per cavarsela
nellesercito di questuomo bisogna sempre eccedere in ottimismo.
Preferirei eccedere in realismo, replic il giovane in tono brusco.
Questo dipende da te. Macrone scroll le spalle. Ma non contare su altre promozioni. Ora,
se secondo te non ci sono altre modifiche da apportare, mettiamoci in ghingheri e uniamoci ai
festeggiamenti.
La residenza reale era illuminata a giorno dalle torce che ardevano lungo il perimetro. Ogni
nobile, ogni guerriero tenuto in qualche considerazione e i pi rispettabili tra gli uomini di affari e i
mercanti stranieri erano stati invitati al banchetto di Verica. Osservando la folla di persone che
attraversavano la zona recintata verso la grande sala, Catone si sentiva alquanto malvestito. Lui e
Macrone indossavano le loro tuniche migliori, ma per quanto fossero eleganti, la sobria stoffa non
poteva competere con gli esotici abiti dei Celti locali o con le raffinate vesti dei mercanti e delle loro
mogli. Lunica concessione al lusso permessa dal vestiario militare dei centurioni erano le torques che
Macrone portava al polso e al collo. Questultimo era uno splendido esemplare, e non poteva essere
altrimenti, visto che un tempo era appartenuto a Togodumno, fratello di Carataco. Macrone lo aveva
ucciso circa un anno prima, in duello, e il monile aveva gi attirato sguardi di ammirazione da parte di
altri ospiti di Verica. Dal canto suo, Catone non possedeva che ununica serie di medaglioni, e cercava
di consolarsi con il pensiero che il carattere di un uomo valeva pi di qualunque cosa potesse comprare
per esibire i propri meriti.
Sar una notte tranquilla, disse Macrone. Sembra che met della popolazione di Calleva sia
qui.
La met ricca, penso.
E noi. Macrone gli fece locchiolino. Non preoccuparti, ragazzo, non ho mai conosciuto un
centurione che non abbia ricavato vantaggi da una campagna.  questa la ragione principale per cui
Roma fa le guerre: per permettere ai legionari di arraffare abbastanza bottino da essere felici.
E non coltivare ambizioni politiche.
Se lo dici tu. Ma personalmente me ne fotto della politica.  il tradizionale passatempo degli
aristocratici, non dei fantaccini come noi. Tutto quello che desidero  mettere insieme un malloppo
sufficiente a ritirarmi in una piccola e graziosa propriet in Campania e trascorrere la vecchiaia in un
costante stato di ubriachezza.
Buona fortuna, allora.
Grazie. Spero solo di poter fare un po di pratica, stanotte.
Sulla porta della grande sala trovarono ad accoglierli Tincommio. Il principe atrebate si era
tolto la tunica dellesercito e ne indossava una nativa finemente ornata sopra i gambali di cuoio e gli
stivali. Salut gli ospiti romani con un sorriso, invitandoli a entrare.
Bevi qualcosa con noi?, chiese Macrone.
Forse pi tardi, signore. Ora sono in servizio di guardia.
Cosa? Niente nottata libera per festeggiare con gli altri?
Daccordo, allora, rise Tincommio. Dopo che saranno arrivati tutti. Fino ad allora, temo che
dovr perquisirvi per accertarmi che non abbiate armi.
Perquisirci?
Come gli altri, signore. Mi dispiace, ma Cadminio  stato intransigente in proposito.
Cadminio?. Catone inarc un sopracciglio. Chi ? Non conosco questo nome.
 il capitano delle guardie del corpo. Verica lo ha nominato durante la nostra assenza.
Che cosa  successo a quello precedente? morto in un incidente, sembra. Si  ubriacato, 
caduto da cavallo e si  spaccato la testa.
Brutta fine, mormor Catone.
Gi, immagino. Ora, signore, se posso...?.
Tincommio perquis rapidamente entrambi, poi si fece rispettosamente da parte mentre
entravano nella grande sala del re Verica. La fredda aria serale esterna cedette immediatamente il posto
a unatmosfera calda e umida. Grandi bracieri ardevano a ogni estremit, producendo un bagliore
ondeggiante e gettando contro le pareti strane ombre che facevano sembrare tutti gli invitati intenti a
eseguire una danza lenta e sinuosa. Su tre lati erano stati sistemati lunghi tavoli poggiati su cavalletti
fiancheggiati da panche. Solo Verica era circondato da una certa sontuosit, e sedeva su un elaborato
trono di legno scolpito in fondo alla sala, accanto a uno dei bracieri. Ai suoi lati, le guardie del corpo
vigilavano armate.
Sembra che il nostro Verica non voglia correre rischi. Macrone dovette alzare la voce per
farsi sentire sopra il chiassoso cicaleccio e le risate ebbre degli ospiti nativi.
Non puoi biasimarlo, replic Catone.  vecchio e preoccupato, e immagino che voglia
morire in pace nel suo letto.
Macrone, che si guardava intorno in cerca di qualcosa da bere, non lo stava ascoltando. Oh,
merda!.
Che c?
Di nuovo soltanto quella birra schifosa. Maledetti barbari.
Catone fu improvvisamente consapevole di una presenza che incombeva alle sue spalle e si gir
di scatto. Un gigante con fluenti capelli biondi e il viso largo osservava i due Romani con curiosit. I
piccoli occhi scintillavano riflettendo la luce del fuoco.
Posso aiutarvi?
Voi Romani?. Laccento era marcato, ma comprensibile. Romani che guidano gli uomini
del re?
Siamo noi, sillumin Macrone. Centurioni Lucio Cornelio Macrone e Quinto Licinio
Catone, al vostro servizio.
Il Britanno aggrott la fronte. Lucelio....
Non importa, vecchio mio. Rendiamo le cose facili: Macrone e Catone bastano, per ora.
Ah! Sono i nomi che cercavo. Venite. Senza attendere risposta al brusco invito, luomo si
volt dirigendosi a grandi passi verso il trono allestremit della sala dove sedeva il suo re, intento a
osservare la scena con una coppa in mano. Alla vista di Catone e Macrone gett da parte la coscia di
agnello che stava sbocconcellando, e un paio di robusti cani da caccia si avventarono sul cibo lottando
per impossessarsene.
Eccovi qui!, esclam Verica allavvicinarsi dei soldati. I miei ospiti donore.
Mio signore. Catone chin la testa. Ci elogiate eccessivamente.
Sciocchezze. Temevo che foste troppo occupati con le vostre scartoffie per unirvi a noi. I miei
anni di esilio mi hanno insegnato che voi Romani siete fanatici dei rapporti, sorrise il re. Ma ora
Cadminio vi ha trovato. Siete i benvenuti. Vi sono due sedie per voi al tavolo donore, quando la cena
verr servita. Se mai lo sar. Si gir verso Cadminio e fece qualche osservazione aspra che
chiaramente fer il capitano della guardia. A un cenno del suo padrone, luomo si affrett verso una
porticina in fondo alla sala. Attraverso la piccola apertura, Macrone intravide i corpi nudi fino alla
cintola e lucidi di sudore degli schiavi allopera intorno ai lattonzoli che cuocevano lentamente sopra i
focolari. La prospettiva di qualche succulenta fetta di maiale arrostito dopo vari giorni di razioni da
campo gli fece venire lacquolina in bocca.
Dimmi, centurione Macrone, quali sono ora i vostri piani per le mie coorti?, chiese Verica.
Piani?. Macrone aggrott la fronte. Penso che continueremo ad addestrarle. Sono ancora un
po, ehm, inesperte.
Inesperte?. Il re sembrava leggermente contrariato.
Nulla che un po di duro addestramento non possa migliorare. Giusto, Catone?
S, signore. Un uomo ha sempre bisogno di essere addestrato.
Macrone gli scocc unocchiata di avvertimento; quello non era il momento di fare dellironia.
Proprio cos. Bisogna che i ragazzi si esercitino sempre. Ci li mantiene in forma e pronti a
combattere il nemico in ogni momento. Presto ne vedrete i benefici, mio signore.
Centurione, io voglio soldati, non utensili. E li voglio allunico scopo di uccidere i miei
nemici... ovunque essi si trovino. Con un cenno impercettibile delle fragili mani, Verica indic gli
ospiti che affollavano la grande sala.
A quelle parole, Catone avvert un brivido lungo la schiena. Osserv rapidamente le facce pi
vicine, domandandosi quante di quelle persone nutrissero sentimenti di infedelt verso il loro capo.
Notando il cambiamento nellespressione del giovane ufficiale, il re rise sommessamente.
Rilassati, centurione! Dubito di correre grandi rischi, almeno per stanotte, grazie alla vostra
vittoria sui Durotrigi e i loro alleati. Dobbiamo goderci la tregua finch dura. Desideravo
semplicemente sapere quali piani avete voi due per la campagna contro i Durotrigi.
Campagna?, sussult Macrone. Non c nessuna campagna, mio signore. Limboscata 
stata un episodio isolato, unoccasione fortunata che abbiamo colto e sfruttato al massimo. Nientaltro.
Le coorti, le vostre coorti, sono state formate solo per proteggere Calleva e i convogli dei rifornimenti,
sire.
Eppure hanno dimostrato il loro valore sul campo. Perch non approfittarne? Perch non
condurli subito contro il nemico? Perch no?
Mio signore, non  cos semplice.
Semplice?. Il sorriso di Verica scomparve di colpo.
Deglutendo nervosamente, Catone intervenne per evitare allamico ulteriore imbarazzo.
Il centurione Macrone intende dire che le coorti hanno bisogno di essere addestrate per poter
svolgere un ruolo cos impegnativo. Questa vittoria non  che la prima di molte, e la prossima volta che
i Lupi e i Cinghiali andranno in battaglia possiamo assicurarvi che annienteranno i vostri nemici ed
estenderanno i confini della vostra gloria.
Macrone lo guard a bocca aperta, ma il re stava di nuovo sorridendo e sembrava soddisfatto
alla prospettiva presentatagli dal giovane centurione.
Molto bene allora, signori! Pi tardi, forse, proporr un brindisi al durevole successo
dellalleanza del mio popolo con Roma. Ma ecco Cadminio che torna. Il cibo deve essere pronto...
almeno lo spero. Volete essere cos gentili da prendere posto a quel tavolo? Vi raggiunger tra un
momento.
I due centurioni chinarono il capo e si diressero verso il tavolo donore.
Di che cazzo stavi parlando?, sibil Macrone. Che cosa ti  saltato in mente? Quelle due
coorti sono destinate al servizio di guarnigione e alla protezione dei convogli. E cos sar, maledizione.
Non saranno mai in grado di dargli un impero, tanto meno di combattere una vera battaglia.
Certo che no, replic Catone. Per chi mi hai preso?
Ma hai detto....
Ho detto ci che il re voleva sentire, tutto qui. Presto cambier parere, quando i suoi sudditi
ricominceranno a brontolare. Allora vorr avere le sue coorti il pi possibile vicine.
Laltro lanci unocchiata al compagno. Mi auguro che tu abbia ragione. Spero che non gli
abbia ficcato in testa qualche stupida idea.
Catone sorrise. Quale persona di buonsenso ascolterebbe il consiglio di qualcuno che a stento
pu essere considerato un uomo?
Gi, chi?, brontol Macrone.
...
.
...
CAPITOLO QUINDICI.
...
.
...
Finalmente dalla cucina arrivarono gli schiavi, curvi sotto il peso dei maiali arrostiti allo spiedo
luccicanti di grasso. Cadminio rilass le spalle per il sollievo, ora che il suo padrone aveva smesso di
battere il piede a terra e stava osservando con desiderio il grosso pezzo di carne con la cotenna
croccante che gli veniva servito. Verica aveva lasciato il trono ed era sdraiato alla maniera romana su
un divano che dominava la sala. Gli ospiti privilegiati sedevano intorno agli altri tre lati del tavolo, che
era sistemato su una piattaforma rialzata in modo che il re e i suoi commensali potessero godere della
vista migliore. A Macrone e Catone era stato dato il posto donore alla destra di Verica, gli altri erano
occupati da nobili atrebati e da un pingue mercante greco con i capelli abbondantemente unti e
profumati. Di fronte a Catone cera Artax, con al fianco Cadminio. I loro occhi si incrociarono per un
istante, e il Romano vide in quelli dellaltro la stessa torva arroganza che avevano durante il loro primo
incontro, al deposito. Tincommio, dispensato dai suoi doveri allentrata, si era unito a loro e sedeva con
i due centurioni.
Catone gli diede leggermente di gomito, mentre aspettavano che Verica iniziasse a mangiare.
Qualche idea sullintrattenimento che ci sar dopo il banchetto?
Nessuna. Il vecchio ha tenuto la cosa per s. Credo che Cadminio ne sia al corrente. Ecco
perch  stato cos nervoso tutto il pomeriggio: vuole essere sicuro che la sua grossa sorpresa sia
davvero deffetto per il pubblico.
Dubito che resister fino a quel momento, se devo attendere un altro minuto per il mio
cibo....
Cera una tensione palpabile nella grande sala, mentre gli invitati del re aspettavano che il loro
ospite prendesse il primo boccone. Solo allora avrebbero potuto servirsi dai piatti ricolmi che avevano
davanti. Con garbo affettato, lanziano re si port un pezzetto di maiale alle labbra e diede un piccolo
morso. Dietro di lui una guardia del corpo alz lo stendardo reale, lo tenne sollevato un istante, poi lo
lasci ricadere con un colpo secco sul pavimento di pietra. Subito tutti ripresero a conversare
animatamente e cominciarono a rimpinzarsi di cibo e birra. Catone prese il suo boccale di corno e ne
sbirci il contenuto: un liquido color miele scuro con una leggera schiuma sui bordi. Gli venne un
senso di nausea a causa dellodore dolciastro del malto che gli riempiva le narici. Come faceva quella
gente a bere roba simile?Qualunque cosa ti venga in mente di fare, gli sussurr Macrone
allorecchio, non ti tappare il naso quando la mandi gi. Comportati come un uomo.
Il giovane annu e, facendosi coraggio, bevve il primo sorso. Il sapore amaro fu una sorpresa,
una piacevole sorpresa. Forse cera un futuro per la birra britanna, dopotutto. Pos la coppa e cominci
a masticare un pezzo di maiale fumante grossolanamente tagliato.
Buono!, disse allamico con un cenno di apprezzamento.
Buono?  davvero squisito!.
Per un po gli ospiti al tavolo donore mangiarono in silenzio, grati per il cibo dopo la lunga
attesa. Verica, pi vecchio e raffinato dei suoi nobili, reggeva delicatamente la carne, staccandone
piccoli bocconi con i denti che gli rimanevano. Ben presto sazi il suo appetito e, pulendosi le dita unte
sul folto pelo di uno dei cani da caccia, alz il boccale di corno guardando i due centurioni.
Un brindisi ai nostri amici romani, al loro imperatore Claudio e alla rapida sconfitta di coloro
che sono tanto sciocchi da resistere allavanzata di Roma.
Ripet il brindisi in celtico, e le sue parole furono riprese dagli altri intorno al tavolo, anche se
non tutti sembravano entusiasti come il loro sovrano, not Catone osservando Artax con la coda
dellocchio. Seguendo lesempio del re, port la coppa alla bocca.
Dovete mandarla gi in un sorso solo, bisbigli Tincommio.
Catone annu e, mentre tutti cominciavano a bere la loro birra, si costrinse a fare altrettanto,
lottando contro i conati di vomito per la bevanda fortemente aromatizzata e serrando i denti per non far
passare i sedimenti e altre sostanze raccolti sul fondo. Si asciug le labbra con il dorso della mano e
torn a posare il boccale quasi vuoto sul tavolo.
Verica annu in segno di approvazione e fece cenno a uno dei servi di riempire di nuovo le
coppe, prima di volgersi con espressione eloquente verso Macrone, occupato a strappare un pezzo di
cotenna con i denti.
Signore, mormor Tincommio.
S? Che c?
Dovete restituire il gesto.
Cosa? Quale gesto?
Il brindisi.
Oh. Macrone sput la cotenna e sollev il boccale. Tutti lo fissavano, e allimprovviso il
centurione si accorse di non riuscire a trovare nulla di appropriato da dire. Lanci unocchiata
implorante a Catone, ma lamico stava osservando attentamente Artax e non not la muta richiesta
daiuto. Macrone si pass la lingua sulle labbra, toss e poi balbett: B-bene, dunque. Al re Verica...
alle sue nobili coorti e... alla sua meravigliosa trib.
Mentre Tincommio traduceva, gli ospiti nativi ascoltavano perplessi la strana e goffa scelta di
parole. Macrone avvamp per limbarazzo, poco abituato a simili cerimonie sociali. Cerc di
continuare in un tenore pi adatto.
Che gli Atrebati possano rimanere a lungo fedeli alleati di Roma. Che possano trarre vantaggio
dalla rapida sconfitta delle barbare trib di questisola.
Alz il boccale e sorrise raggiante agli altri commensali. Ad eccezione di Verica, tutti
apparivano a disagio. Artax bevve ostentatamente un piccolo sorso dalla coppa, prima di posarla
fissando con ira la carne nel suo piatto di ceramica di Samo.
Mentre gli ospiti distoglievano lo sguardo, Catone sussurr: Avresti dovuto esprimerti
meglio.
Be, allora la prossima volta pensaci tu.
Il mercante greco depose con cura il suo corno e prese a parlare sottovoce con il vicino,
distraendolo dal teso silenzio che gravava sul tavolo. Verica, che stava mangiando alcuni prelibati
pasticcini, agit un dito per attirare lattenzione di Macrone.
Un brindisi interessante, centurione.
Non intendevo offendere, mio signore. A dire il vero, non sono mai stato chiamato a fare cose
di questo genere... non davanti a un re, almeno. Volevo soltanto celebrare la nostra alleanza e guardare
al futuro... tutto qui.
Naturalmente, replic tranquillamente Verica. Nessuno si  offeso. Di certo non io, anche se
non posso parlare per alcune delle teste pi calde della mia famiglia. Accenn ad Artax con una risata.
E il giovane Tincommio, qui, nemmeno lui si  offeso. Suo padre non era amico di Roma, mentre ero
in esilio. Il ragazzo ci ha messo un po a capire che il padre sbagliava. Guardatelo ora.
Catone not che il principe arrossiva imbarazzato, prima di replicare in latino: Ero pi
giovane, sire, e pi facilmente influenzabile. Da allora ho appreso meglio le tecniche dei Romani e
combattuto con loro, e sono giunto a rispettarli e ad apprezzare ci che hanno da offrire agli Atrebati.
E cosa hanno da offrirvi?, interloqu il mercante greco. Mi interessa conoscere la vostra
opinione. Ascoltarla direttamente dalla fonte, per cos dire.
Pensavo che un Greco lo sapesse.
Il mercante sorrise a Tincommio. Perdonatemi, ma ho vissuto sotto il governo di Roma troppo
a lungo per ricordare comera prima. E poich sto investendo una notevole fortuna nello sviluppo dei
rapporti commerciali con la nuova provincia, desidero semplicemente capire qual  il punto di vista
nativo sulla situazione.
Tincommio osserv a disagio gli altri commensali, incrociando brevemente lo sguardo curioso
di Macrone.
Diccelo, Tincommio, lo sollecit gentilmente Verica.
Sire, al pari di voi ho vissuto per un certo periodo in Gallia e ho visto quello che voi avete
visto: le grandi citt con tutte le loro meraviglie. E mi avete parlato della sterminata rete di vie
commerciali che unisce limpero, della ricchezza che scorre lungo di esse fino ai confini del mondo.
Soprattutto, mi avete detto che c ordine. Un ordine che non tollera conflitti, che obbliga i sudditi a
vivere in pace gli uni con gli altri, se non vogliono affrontare conseguenze terribili. Ecco perch Roma
deve prevalere.
Macrone lo stava osservando attentamente. Il ragazzo sembrava abbastanza sincero. Ma non si
poteva mai dire con quei Britanni, riflett, mandando gi un altro lungo sorso di birra.
Per quanto posso ricordare, gli Atrebati non hanno fatto altro che combattere contro altre
trib, prosegu Tincommio. I Durotrigi, sempre, e ultimamente i Catuvellauni, che cos brutalmente
vi hanno cacciato, sire.
Verica si accigli allindiscreto accenno alla sua detronizzazione da parte di Carataco e del suo
popolo.
Non ho mai visto nulla di diverso. La guerra  nella nostra natura, nella natura di tutte le trib
celtiche di questisola.  per questo che viviamo nelle nostre povere capanne e non potremo mai avere
un impero. Non abbiamo uno scopo comune, quindi dobbiamo legarci a chi lo ha... limperatore.
Anche se Carataco non se la sta cavando troppo male, in questa fase!, interloqu Macrone,
con voce leggermente impastata. Catone fece un rapido calcolo, rendendosi conto allarmato che
lamico era gi al quarto boccale di birra, dopo tutto il vino che aveva bevuto quel pomeriggio.
Macrone annu a Tincommio. Voglio dire, guardate quante trib  riuscito finora a mettere in campo
contro di noi. Se non ci sbrighiamo a eliminare quel bastardo, chiss quali problemi potr causare al
nostro generale!.
Proprio cos!, disse il mercante con un sorriso untuoso. Ma noi non diamo il minimo credito
allidea che il nemico abbia qualche concreta possibilit di sconfiggere le legioni, giusto, centurione?
Cosa ne pensa laltro ufficiale romano?.
Catone, che aveva abbassato gli occhi imbarazzato mentre Macrone parlava, sollev la testa
notando che tutti lo stavano osservando pieni di attesa. Deglut nervoso, costringendosi a riflettere un
momento per evitare di lasciarsi sfuggire qualcosa che potesse fargli fare la figura dello sciocco. Parlo
con poca autorit in materia. Servo con le aquile da nemmeno due anni.
Il mercante inarc le sopracciglia. E siete gi centurione?
E anche in gamba!, intervenne Macrone, e avrebbe aggiunto dellaltro se Catone non si fosse
affrettato a continuare.
In questo periodo ho combattuto i Germani, i Catuvellauni, i Trinovanti e i Durotrigi. Sono
tutti bravi guerrieri, come lo sono gli Atrebati. Ma nessuno di essi  in grado di opporsi alle legioni.
Quando un popolo prende le armi contro Roma, il risultato sar soltanto uno. Lesito pu essere
ritardato da qualche ostacolo imprevisto, o da un nemico che ricorre alle tattiche mordi e fuggi che, a
quanto sembra, Carataco sta ora usando contro di noi. Ma le legioni continueranno ad avanzare,
schiacciando ogni roccaforte nemica. Alla fine, nemmeno Carataco riuscir pi a resistere. Nessuno
potr fornirgli altri uomini, altro equipaggiamento e, soprattutto, cibo e riparo.
Fece una pausa per permettere a Tincommio di tradurre le sue parole a beneficio di chi
conosceva poco o affatto il latino. Artax sbuff con disprezzo e scosse la testa.
Non intendo mancare di rispetto alle trib di queste terre, prosegu Catone. In realt, sono
giunto ad ammirarle, sotto vari aspetti. Gli balen in mente unimmagine dei macabri trofei presi dai
suoi soldati dopo limboscata. Ci sono molti grandi guerrieri, e proprio questa  la loro debolezza. Un
esercito composto da una moltitudine di simili uomini ha scarso valore, a meno che non diventi una
struttura compatta con unit dintenti e dazione, subordinata a ununica volont. Ecco perch le legioni
sconfiggeranno Carataco. Ecco perch abbatteranno chiunque le ostacoli, finch Carataco non si
sottometter. Ormai dovrebbe aver capito che non pu vincere. Dovrebbe sapere che continuando a
resistere non far che prolungare le sofferenze delle trib, e questo mi addolora.
Ti addolora?, lo interruppe Verica. Provi dolore per il tuo nemico?.
Il giovane annu. S, mio signore. Io desidero innanzi tutto la pace. Una pace da cui possano
trarre vantaggio sia Roma che il popolo celtico. E la pace verr, in un modo o nellaltro, ma sempre alle
condizioni di Roma. Quanto pi le altre trib si ostineranno a rifiutare ci che voi e gli Atrebati siete
giunti ad accettare, tanto pi a lungo continueranno le sofferenze da entrambe le parti. Resistere 
inutile. No,  peggio che inutile.  immorale prolungare una situazione dolorosa quando si sa di non
poter prevalere.
Vi fu un breve silenzio dopo la traduzione di queste parole. Poi Artax parl in tono sommesso.
Mi chiedo se per noi non sia immorale essere costretti in una simile posizione. Perch Roma 
venuta in queste terre? Che bisogno ha delle nostre povere capanne, quando possiede grandi citt e
ricchezze incalcolabili? Perch cerca di impadronirsi di quel poco che abbiamo?. Il guerriero guard
Catone con ira.
Potete avere poco ora, ma se vi unite allimpero avrete molto di pi, in futuro.
Artax rise amaramente. Dubito che Roma sia qui per il nostro interesse.
Catone sorrise. Hai ragione, per adesso. Ma forse vivrai abbastanza da vedere questisola
trasformata in un luogo migliore, grazie a Roma.
Tincommio aggrott la fronte. Tuttavia, ancora non capisco perch Roma abbia scelto di
venire qui, se non c nulla di vantaggioso.
Politica!, esclam Macrone. Fottuta politica. Questa terra offre agli aristocratici
lopportunit di conquistare un po di gloria personale. Saranno ricordati nei libri di storia, mentre noi
militari di truppa ci facciamo uccidere. Cos stanno le cose.
Quindi, tutto ci ha lunico scopo di dare fama allimperatore Claudio?
Certo. Macrone sembrava sbalordito dallingenuit del principe britanno. Inoltre, continu
agitando il dito, cosa ti fa pensare che qui sia diverso? Le guerre servono soltanto a questo: far
sembrare alcuni cattivi e altri buoni. Ehi, che fine ha fatto quella fottuta birra? Schiavo! Vieni qui!.
Mentre Macrone attendeva che il suo corno venisse riempito, Catone si affrett a cambiare
argomento.
Mio signore, quando assisteremo al misterioso spettacolo che avete preparato per noi?
Pazienza, centurione! Prima dobbiamo finire di mangiare. Verica accenn verso alcune mogli
di nobili che parlavano ad alta voce intorno a uno dei tavoli vicini. Dubito che gli stomaci pi delicati
potrebbero continuare a farlo davanti a quello che ho in serbo per loro.
Dopo che gli schiavi ebbero portato via gli ultimi piatti, Cadminio invit gli ospiti ad alzarsi, e i
lunghi tavoli furono spinti dai servi contro le pareti. Verica si ritir sullalto trono, che gli permetteva
di dominare lintera sala, e i suoi commensali si unirono alla folla degli altri invitati che aspettavano in
piedi o seduti. Altre caraffe di birra emersero dalla cucina e vennero distribuite ai presenti gi
notevolmente alticci. Gli schiamazzi echeggiavano fra le travi affumicate del soffitto. I Celti se ne
stavano per conto proprio, mentre gli stranieri formavano un piccolo e cospicuo gruppo accanto al
trono. Dei Britanni, soltanto Tincommio ne faceva parte. Artax e gli altri nobili avevano raggiunto i
loro amici guerrieri e facevano a gara per vedere chi riuscisse a bere pi birra in un sorso solo. Alcuni
di quelli meno forti di stomaco avevano gi perso i sensi o stavano vomitando contro i muri di pietra.
Certo che il vostro re sa come organizzare una festa, comment Macrone guardandosi intorno
con un sorriso di approvazione. Non vedo lora di assistere allevento principale.
Non dovrete attendere molto, disse Tincommio. Guardate l.
Le porte si spalancarono, ed entrarono alcune guardie del corpo spingendo un carro coperto. Il
clamore della folla assunse un tono eccitato, e tutti cominciarono a sgomitare per vedere meglio la
scena. Le ruote stridevano sul pavimento, mentre qualcosa si muoveva vacillando sotto la copertura, e
Catone ud un profondo grugnito sopra il frastuono generale. Le guardie sistemarono il carro in mezzo
alla sala. Il telone venne tolto, e gli ospiti rimasero a bocca aperta per la sorpresa allapparire di due
gabbie. Nella pi grande cera un enorme cinghiale folle di terrore e di collera, nellaltra tre snelli cani
da caccia con il torace incavato e il pelo grigio e irsuto che ringhiavano al suo indirizzo seduti sulle
zampe posteriori.
Dovrebbe essere un bello spettacolo!, esclam Macrone raggiante.  da Camulodunum che
non assisto a un combattimento di animali decente.
Catone annu.
Mentre una parte delle guardie metteva le gabbie in posizione per mezzo di leve, le altre
cominciarono ad accendere alcune torce al braciere posto in fondo alla sala. Poi formarono un cerchio
intorno allestremit del carro, illuminando intensamente larena improvvisata. Quando tutto fu pronto,
Cadminio diede il segnale di aprire le gabbie. Il cinghiale fu il primo a uscire e a scendere a terra,
pungolato dalle lance degli uomini incaricati di controllarlo. Avanz pesantemente verso un varco
aperto tra quelli che reggevano le torce, i quali si affrettarono a serrare i ranghi agitandogli le fiamme
crepitanti davanti al muso, finch la bestia si ritir al centro della sala grugnendo e roteando gli occhi
alla vista della moltitudine ubriaca e chiassosa. I cani vennero condotti fuori della loro gabbia tenuti al
guinzaglio dagli ammaestratori, che dovevano mettercela tutta per impedire loro di avventarsi sulla
preda. Il cinghiale li osservava nervosamente, ondeggiando come seguendo il ritmo di una musica
lenta. Gli ammaestratori tolsero le catene ai segugi e li afferrarono saldamente per i collari.
Sul suo trono, Verica batt con forza un boccale sul bracciolo di legno, un suono che super il
baccano delle risate e delle scommesse fatte dai presenti eccitati. I suoi ospiti ammutolirono, e rimasero
solo i mugolii soffocati dei cani e il crepitio delle torce e dei fuochi. Il re si alz per parlare, riempiendo
lintera sala con la sua voce. Catone tradusse le parole allorecchio di Macrone.
Si scusa per i cani, ma non c stato il tempo di catturare dei lupi. Con questo combattimento
intende onorare le coorti del Lupo e del Cinghiale, e i loro comandanti. Al vincitore verr data la
possibilit di compiere unaltra impresa per completare lintrattenimento della serata.
Unaltra impresa?. Macrone si gir verso Tincommio.
Il giovane si strinse nelle spalle. Non ne ho idea, signore. Sinceramente.
Purch il vecchio faccia proseguire lo spettacolo.
Verica alz un braccio, lo tenne sollevato per un momento, poi lo abbass con un gesto
enfatico. Gli ammaestratori lasciarono la presa sui collari e corsero a rifugiarsi dietro il cerchio delle
torce. La folla rugg mentre i segugi si lanciavano sul cinghiale, che continuava a ondeggiare, ma con le
spalle curve e le fauci aperte, pronto a infliggere terribili ferite ai suoi assalitori.
Il cane pi veloce balz al collo della preda per azzannarla alla gola. Ma il cinghiale fu pi
svelto, scaraventandolo di lato col muso come un sacco di piume e facendolo rovinare sul pavimento di
pietra con un tonfo sordo e un guaito di dolore. Gli spettatori urlarono: un coro stranamente dissonante
di gemiti di delusione dei sostenitori dei cani e di acclamazioni da parte di chi aveva scommesso sul
cinghiale. Gli altri due segugi, dimostrando lintelligenza della loro razza, si allontanarono,
disponendosi ai due fianchi della bestia ed eseguendo finte con mosse improvvise e scatti delle grandi
mascelle. Muovendosi lentamente in circolo, il cinghiale teneva le zanne abbassate per affondarle nel
corpo del primo attaccante che si fosse avvicinato troppo.
Due soli cani non riusciranno mai a uccidere quella bestia, grid Macrone sopra il clamore
della folla. Catone annu in segno di approvazione, mentre il primo segugio stava ancora tentando di
rialzarsi.
Non siatene troppo sicuro, signore, grid a sua volta Tincommio. Avete mai visto esemplari
di questa razza?.
Il centurione scosse la testa.
Vengono dallaltra sponda del mare.
Dalla Gallia?
No. Dalla parte opposta. Credo che voi Romani la chiamiate Hibernia.
Ne ho sentito parlare, bluff Macrone.
A quanto si dice,  una terra cos inospitale che a mio parere nemmeno a un Romano verrebbe
in mente di invaderla. Ma gli abitanti allevano degli ottimi cani da caccia. Come quei tre. Il cinghiale
combatte per la sua vita.
Sei disposto a scommettere?
Qual  la posta?
Vino. Ucciderei, per bere qualcosa che cancelli il sapore di questa birra.
Non mi sembra che la cosa vi abbia causato problemi, finora.
Macrone mise un braccio amichevole intorno alle spalle del giovane Celta, agguantando la
caraffa pi vicina con la mano libera. I soldati bevono qualunque cosa pur di ubriacarsi. Qualunque
cosa, vecchio mio. Perfino questa schifezza. Salute!.
Unanfora di vino sui cani, allora, signore, disse Tincommio, scrollandosi di dosso con aria
noncurante il braccio del centurione.
Ci sto. Macrone si port la caraffa alle labbra e inghiott una lunga sorsata, mentre rivoli scuri
gli colavano dagli angoli della bocca.
Il primo cane si era finalmente rimesso in piedi e and a prendere posizione tra gli altri due,
aspettando cautamente lopportunit di lanciarsi in avanti per colpire. Adesso il cinghiale doveva
vigilare in tre direzioni, e girava continuamente da una parte allaltra la grande testa scura.
Catone osservava lo spettacolo con sentimenti contrastanti. Era stato alcune volte ai giochi a
Roma e conosceva gi i sanguinosi combattimenti tra animali. Ne aveva sempre ricavato
unimpressione sgradevole, nonostante si fosse lasciato prendere dalleccitazione dellatmosfera e dei
combattimenti stessi, e dopo aveva avvertito un senso di colpa, di squallore. Ora, quella lotta tra i
segugi e il cinghiale suscitava la stessa combinazione di interesse morboso e di repulsione.
Vi fu un acuto guaito di agonia quando il cane ferito fece una finta verso la zampa del cinghiale
e arretr troppo lentamente per evitare le zanne, rimanendo l dove era caduto, con il ventre e il torace
squarciati. Gli intestini luccicanti fuoriuscirono in una pozza di sangue, mentre lanimale tentava
penosamente di rialzarsi.
Macrone si diede una manata sulla coscia. Sento gi il sapore del vino!.
Il cinghiale approfitt della situazione calpestando lavversario a terra e infierendo su di esso.
Tale comportamento fu la sua condanna. In unindistinta macchia grigia, uno degli altri cani gli salt
sulla schiena affondandogli i denti nel collo irsuto, mentre il terzo lo azzannava alla gola. Subito il
cinghiale abbass la testa tentando freneticamente di scuotersi di dosso gli attaccanti, ma le potenti
mascelle non mollarono la presa, lacerandogli la trachea. La bestia perse lentamente le forze, mentre le
zampe sirrigidivano. Alla fine ondeggi un momento, prima di crollare al suolo con i cani ancora
attaccati al collo. Un urlo di trionfo eruppe dalla folla, coprendo i gemiti di quanti avevano scommesso
sul perdente.
Merda!, sbott Macrone. Dove hanno preso quel cinghiale? Questo fottuto combattimento
era truccato!.
Tincommio scoppi a ridere. Posso venire a ritirare il mio vino domattina, centurione?
Fai come ti pare.
Ignorandoli, Catone osservava con interesse morboso i cani che continuavano a lacerare la gola
della preda con tutta la feroce efficienza di molti anni di addestramento alla caccia. Quando furono
certi che la bestia fosse morta, gli ammaestratori si avvicinarono e rimisero i guinzagli ai segugi.
Quello ucciso fu sistemato sul carro, poi sei o sette guardie issarono a fatica la massa inerte del
cinghiale, deponendola sul corpo martoriato dellex avversario. Infine il carro venne spinto fuori della
sala, e un nuovo mormorio di eccitazione corse tra i presenti, mentre attendevano lultimo
intrattenimento della serata.
Dopo una breve pausa, le guardie del corpo tornarono. Tra ogni coppia di esse cera un uomo
legato mani e piedi, otto in tutto. I prigionieri furono trascinati verso un lato della sala, vicino agli
ospiti seduti ai tavoli. Davanti a loro cerano i cani da caccia, con i musi sporchi di sangue e i fianchi
ancora ansimanti dopo il furioso attacco al cinghiale.
Che diavolo succede?, chiese Macrone allamico. Quelli sono i nostri fottuti prigionieri!.
Catone li esamin. Li riconosco. Sono gli Atrebati che abbiamo catturato... Oh, no. Non pu
volere.... Il giovane impallid.
Cosa? Di che stai parlando?.
Verica si era di nuovo alzato in piedi, e non fu necessario intimare il silenzio agli invitati, i cui
sguardi si spostavano ansiosamente da lui agli uomini legati e ai cani. Il re cominci a parlare. Questa
volta non cera cordialit nella sua voce, nessuna traccia dellospitalit di prima.
I traditori devono morire. Se fossero Durotrigi, potrebbero sperare in una fine meno terribile.
Non pu esservi una morte dolce per quelli che si rivoltano contro la trib che ha dato loro la vita e
chiede in cambio eterna lealt. Pertanto, moriranno come cani, e i loro corpi saranno gettati nel
letamaio di Calleva perch i corvi se ne cibino.
Non pu parlare sul serio, sussurr Catone a Tincommio. Vero?
Non con i miei dannati prigionieri!, aggiunse Macrone indignato.
Prima che potessero protestare, una figura usc dalla folla e corse nello spazio tra i cani e il
gruppo di uomini legati. Indicando questi ultimi, Artax si rivolse al re e agli ospiti con voce profonda e
imperiosa.
Che sta dicendo?, domand Macrone.
Catone riusciva a comprendere qualcosa, ma Artax era in preda allira. Per via di questultima e
della troppa birra, era difficile seguire il torrente di parole. Catone afferr Tincommio per un braccio,
accennando al guerriero.
Conosce quegli uomini, spieg Tincommio. Uno  il suo fratellastro. Un altro  cugino di
sua moglie. Vuole che siano risparmiati. Nessun membro della nostra trib deve morire cos.
Un brontolio di assenso accompagn la filippica di Artax, ma Verica punt un dito tremante
verso i prigionieri, replicando con voce vibrante di collera: Moriranno. Serviranno da esempio per
tutti coloro che vorrebbero schierarsi con i nemici degli Atrebati e di Roma. La lezione deve essere
impartita. Chiunque abbia mai pensato di tradire il suo re conoscer la sua terribile vendetta.
Si lev un coro di urla in sostegno del sovrano, e un boccale vuoto vol attraverso la sala
colpendo uno dei prigionieri alla testa. Artax ascolt Verica scuotendo il capo, poi alz la voce per
protestare ancora. Tincommio tradusse per i due Romani.
Supplica il re di non farlo, dice che una simile barbarie spinger il popolo a ribellarsi contro di
lui.
Furibondo, Verica grid ad Artax di tacere e fece un cenno a Cadminio perch lo conducesse
via. Il guerriero continu a urlare la sua disapprovazione anche dopo che il comandante delle guardie lo
aveva preso per un braccio, accompagnandolo alla porta e buttandolo fuori. Senza ulteriore indugio,
Cadminio raggiunse a grandi passi il gruppo di prigionieri, agguant il pi vicino per la catena che gli
univa i polsi e lo trascin al centro della sala. Lasciato solo, luomo tent disperatamente di liberarsi
gridando aiuto. Gli ammaestratori tolsero i guinzagli ai cani e fecero schioccare le dita per attirare la
loro attenzione. Poi indicarono la vittima, e vi fu un momento di tragico silenzio, perfino da parte degli
altri prigionieri, che osservavano impietriti la scena. Infine venne dato il comando, e gli animali si
avventarono sulla preda inerme. Luomo url terrorizzato, mentre i cani gli straziavano il volto
cercando di raggiungere la gola. Ben presto le urla si affievolirono, e rimase solo un mugolio
gorgogliante. Poi pi nulla. Il prigioniero si accasci a terra senza vita, e i due segugi cominciarono a
tirarlo da una parte e dallaltra come un fantoccio di paglia con cui fare addestramento.
Dalla folla si levarono acclamazioni, ma guardandosi intorno Catone vide che molti degli ospiti
erano inorriditi dallo spettacolo e assistevano in silenzio.
Merda..., mormor Macrone. Merda... Questo non  il modo di morire per un uomo.
Nemmeno per un traditore?, chiese Tincommio in tono caustico.
Gli ammaestratori allontanarono i cani dal cadavere, compito non facile ora che erano stati
risvegliati i loro istinti omicidi. Due uomini portarono via il corpo, mentre Cadminio sceglieva la
vittima successiva e la trascinava verso le lastre di pietra insanguinate dove la prima era stata uccisa.
Catone lanci unocchiata a Verica sperando che il re potesse ancora cambiare idea. Ma lespressione
di freddo compiacimento sul suo viso era visibile a tutti.
Catone diede una leggera gomitata a Macrone e si alz. Me ne vado. Non posso rimanere qui a
guardare.
Macrone si gir verso di lui, e il giovane fu sorpreso nel notare che perfino quel temprato
veterano aveva visto pi di quanto fosse in grado di sopportare.
Aspettami, ragazzo.
Macrone si stacc a fatica dal tavolo, sforzandosi di mantenere lequilibrio dopo tutta la birra
bevuta quella sera. Dammi una mano. Tincommio, ci vediamo domani al deposito.
Senza distogliere gli occhi dal supplizio a cui veniva sottoposto il secondo prigioniero,
Tincommio annu distrattamente.
Mettendosi un braccio dellamico sulle spalle, Catone si diresse verso luscita evitando di
avvicinarsi ai cani, intenti a dilaniare unaltra vittima. Una volta fuori, Macrone non pot pi resistere.
Liberandosi con uno strattone, si allontan barcollando di qualche passo e vomit piegato in due.
Mentre Catone aspettava che finisse, numerosi nobili atrebati cominciarono a lasciare la grande sala
sforzandosi di celare i propri sentimenti di orrore e disgusto, mentre dietro di loro nuove urla
laceravano laria notturna.
...
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CAPITOLO SEDICI.
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...
Quando  arrivato questo, esattamente?. Il generale Plauzio gett il rapporto sullo scrittoio
del capo scrivano. Luomo spieg la pergamena arrotolata, la gir nel verso giusto e, alla luce di una
lampada a olio, fece scorrere il dito sullintestazione finch trov il numero di protocollo.
Solo un momento, signore, disse, alzandosi dalla sedia.
Il generale annu e guard fuori attraverso i lembi della tenda. Il cielo era coperto, e nonostante
il sole fosse appena tramontato, le tenebre erano gi fitte. Fitte e afose. Laria umida era opprimente e
minacciava uninterruzione nel bel tempo degli ultimi giorni. Anche se un temporale poteva eliminare
il senso di disagio nellatmosfera, Plauzio temeva le conseguenze che avrebbe avuto per i suoi veicoli
da trasporto. Di tutti i posti dove aveva combattuto nella sua carriera, quella squallida isola era il
peggiore per quanto riguardava le condizioni climatiche. Bench non conoscesse i lunghi e gelidi
inverni della Germania o il terribile caldo delle pianure della Siria, la Britannia aveva una sua peculiare
inclemenza.
Il problema dellisola era il tasso dumidit quasi sempre molto alto, pens. Poche ore di
pioggia lasciavano il terreno scivoloso, e perfino un piccolo gruppo di uomini e carri che tentasse di
attraversarlo si trovava ben presto impantanato in una palude appiccicosa che sfibrava i soldati e
incrostava ogni cosa di fango. E questo sul terreno solido. Conosceva abbastanza gli acquitrini britanni
per sapere quanto potessero essere inaccessibili per le sue forze. I nativi, per, avevano fatto buon uso
della loro esperienza dei luoghi, sistemando diversi avamposti su ogni tratto di terreno asciutto tra la
vasta distesa paludosa a ovest del corso superiore del Tamesis. Da quelle basi, Carataco lanciava le sue
colonne di razziatori attraverso la rada linea di fortini romani. I predoni colpivano i convogli di
rifornimenti per le legioni, distruggevano le fattorie e gli insediamenti delle trib alleate con Roma e,
quando lambizione faceva ribollire il loro sangue celtico, attaccavano anche fortificazioni minori o
pattuglie romane.
Gli invasori stavano morendo dissanguati a causa di migliaia di piccole ferite, e Plauzio aveva
usato tutto il suo peso politico presso limperatore, ottenendo che da allora in poi venissero inviati dei
rinforzi. E quelle truppe mandate in Britannia erano immancabilmente accompagnate dalla forbita e
ironica richiesta di Narciso di infliggere una rapida sconfitta a Carataco. Lultimo di quei messaggi lo
aveva lasciato in preda a una fredda collera, con il suo sarcasmo garbatamente espresso: Mio caro
Aulo Plauzio, se nei prossimi mesi non intendete impiegare il vostro esercito, vi dispiacerebbe
prestarmelo per un po?.
Il generale digrign i denti frustrato per la facilit con cui le persone negli eleganti uffici di
marmo sul Palatino emanavano ordini senza alcun riguardo per le reali condizioni in cui i soldati
lontani combattevano per difendere o ampliare limpero. Irrigid le spalle e si batt un pugno sul palmo
della mano.
Gli scrivani ancora seduti agli scrittoi disposti lungo un lato della tenda alzarono gli occhi
davanti al suo sfogo. Plauzio li guard di traverso.
Che fine ha fatto quel bastardo? Tu!.
Signore?
Muovi le chiappe e trovalo.
S, signore.
Mentre luomo si affrettava fuori della tenda dello stato maggiore, il generale si massaggi le
spalle. Lumidit gli aveva fatto dolere terribilmente le giunture durante linverno, e ancora avvertiva
qualche fitta l e alle ginocchia. Desiderava intensamente il caldo e il sole della sua villa a Stabia.
Innumerevoli giorni estivi da trascorrere insieme alla moglie e ai figli vicino al mare. Sorrise, pensando
fino a che punto la nostalgia si fosse impadronita di lui. Lultima volta che aveva trascorso unestate
con loro risaliva a quasi quattro anni prima, pochi giorni rubati dopo un breve viaggio a Roma per
riferire sulla situazione sul Danubio. I bambini non avevano fatto che bisticciare tra loro, infastidendo
ogni adulto a portata dorecchio con urla e strilli di rabbia e indignazione mentre si strappavano a
vicenda i giocattoli. Solo quando erano stati affidati alle cure di una governante, i genitori avevano
potuto dedicarsi completamente luno allaltro. Limminente ritorno di Plauzio al suo comando aveva
reso eccessivamente intenso quel breve periodo, anche se lui aveva promesso alla moglie di tornare a
casa prima possibile.
E invece era ancora alle prime fasi di una nuova campagna. Probabilmente sarebbe morto di
vecchiaia prima che quei Britanni avessero deposto le armi. Non avrebbe mai visto crescere i suoi figli,
n sarebbe divenuto vecchio e grigio accanto a sua moglie.
Il pensiero della famiglia lo riempiva di una dolorosa nostalgia. Allinizio dellanno, la moglie e
i bambini avevano tentato di raggiungerlo, ma con conseguenze talmente disastrose che non vi era
alcuna possibilit che facessero un altro tentativo di tornare in Britannia.
Sapeva di essere al limite della resistenza fisica e mentale. Occorreva un uomo pi giovane per
quel lavoro, qualcuno con abbastanza energia da portarlo a termine, da vedere Carataco duramente
sconfitto, lesercito britanno distrutto e le trib di quella terra costrette a sottomettersi a Roma.
Qualcuno come il legato Vespasiano, riflett.
Bench avesse ricevuto il comando di una legione qualche anno pi tardi della maggior parte
dei suoi pari, Vespasiano aveva recuperato lo svantaggio con la sua risoluta efficienza. Ecco perch
Plauzio aveva scelto lui e la Seconda Legione per operazioni indipendenti nella Britannia del sud. Fino
a quel momento, il legato si era dimostrato pi che degno della fiducia del suo superiore, aprendosi la
strada a forza attraverso una serie di fortezze montane. Il problema era che aveva ottenuto un po
troppo successo. Avanzando molto rapidamente davanti ai convogli dei rifornimenti, aveva rischiato di
esporre le sue sottili linee di comunicazione ad attacchi in forza da parte del nemico. Il generale era
intervenuto per tenerlo momentaneamente a freno, ordinandogli di distruggere le rimanenti roccaforti ai
confini del territorio atrebate prima di guidare la Seconda alla conquista della vasta isola al largo della
costa meridionale. Quando per Vespasiano fosse venuto il momento di muoversi, la distanza tra le due
armate romane sarebbe aumentata. Anche il legato era consapevole del pericolo, e aveva espresso le
proprie preoccupazioni nel pi recente rapporto inviato al superiore. Tutto sembrava dipendere dalla
lealt degli Atrebati.
In lontananza si ud il sordo brontolio di un tuono, e Plauzio guard lorizzonte oltre le lunghe
file di tende, dove il fioco bagliore di un lampo annunciava un cambiamento del tempo.
Improvvisamente si lev una brezza fredda che agit i lembi della tenda producendo un fruscio
sommesso. Da l avrebbe avuto una buona visuale del temporale imminente. Il suo quartier generale era
stato eretto su un lieve rialzo al centro dellaccampamento. I genieri avevano protestato sostenendo che
il luogo non era adatto, visto che si trovava piuttosto distante dallincrocio delle due strade principali,
ma Plauzio voleva essere in grado di spaziare sulle legioni fino alla palizzata e oltre, sulle colline che si
perdevano verso ovest. Lontano, a unestremit di unaltura boscosa, si scorgeva un ammasso di
piccole luci.
Quello era laccampamento del nemico e del suo comandante, Carataco. Da giorni, ormai, i due
eserciti si tenevano a qualche miglio di distanza, mentre i rispettivi esploratori effettuavano frequenti
perlustrazioni sul territorio che li separava. Il generale sapeva che se avesse tentato di avanzare, lastuto
Carataco si sarebbe limitato ad arretrare attirando le legioni sulle sue tracce. E cos avrebbe continuato
a fare, ripiegando ogni volta verso le linee di rifornimento, mentre Plauzio sarebbe stato costretto ad
allungare ulteriormente le sue. Di conseguenza, Plauzio aveva preferito arrestare temporaneamente
lavanzata, e ora stava consolidando la catena di forti che gli proteggevano i fianchi e la retroguardia.
Fatto questo, avrebbe spinto di nuovo avanti le legioni e costretto i Britanni a cedere altro terreno. Alla
fine non ne avrebbero avuto pi, e sarebbero stati obbligati a fermarsi e combattere. Allora i Romani li
avrebbero annientati.
O almeno questo era il piano originale, si disse con un sorriso amaro. Ma in qualsiasi
operazione militare, il piano era sempre la prima vittima. Quanche giorno prima aveva ricevuto da
Vespasiano un allarmante rapporto sulla presenza di un altro esercito britanno che si stava formando al
di l del Tamesis. Era possibile che Carataco intendesse unire le due forze, nel qual caso poteva tentare
di battere sul tempo Plauzio precipitandosi a sud per distruggere la Seconda Legione. Oppure, il
Britanno poteva sentirsi abbastanza forte da attaccare il grosso dellesercito romano. Ma quella, si
rimprover, era una pia illusione, e doveva rispettare di pi Carataco, soprattutto alla luce del
documento che aveva buttato sullo scrittoio del capo scrivano: un altro rapporto, questa volta del
centurione che Vespasiano aveva lasciato al comando dellesigua guarnigione di Calleva.
Il centurione Macrone descriveva in dettaglio una recente scaramuccia da lui vinta con una delle
colonne di razziatori nemici. Era una buona notizia, e il generale laveva appresa con un certo sollievo.
Poi era giunto alla parte riguardante la situazione nella citt. Nonostante il tentativo di Macrone di
sembrare rassicurante, quando aveva terminato di leggere Plauzio era rimasto decisamente
preoccupato.
Signore!.
Il generale si volt, mentre il capo scrivano entrava attraverso lapertura sul retro della tenda.
Allora?
Cinque giorni fa, signore.
Cinque giorni?, ripet Plauzio a bassa voce. Alle sue spalle, un fulmine balen sui campi
abbandonati. Pochi secondi dopo il tuono esplose con violenza, facendo sussultare lo scrivano.
Quinto, ti dispiace spiegarmi come mai ci sono voluti cinque giorni prima che mi venisse
consegnato?
Sembrava un rapporto a bassa priorit, signore.
Lo hai letto?
S, signore.
Tutto?.
Luomo rimase in silenzio per un momento. Non ricordo, signore.
Capisco. Non  una buona risposta, vero, Quinto?
No, signore.
Il generale lo fiss, finche lo scrivano non riusc pi a sostenere il suo sguardo e abbass gli
occhi pieno di vergogna.
Dora in avanti, assicurati che ogni rapporto venga letto da cima a fondo. Non tollerer pi
simili negligenze.
S, signore.
Ora vammi a cercare il tribuno Quintillo.
Il tribuno Quintillo, signore?
Caio Quintillo.  arrivato alla Nona qualche giorno fa. Lo troverai alla mensa. Digli che voglio
parlargli nel mio alloggio privato appena possibile. Vai.
Lo scrivano si affrett ad andarsene, ansioso di allontanarsi quanto prima dal suo generale.
Guardandolo scomparire tra i lembi della tenda, Plauzio si stup della propria indulgenza. Pochi anni
prima lo avrebbe rispedito tra i ranghi per un errore di quel genere. Doveva essersi rammollito.
Unulteriore prova delle sue carenze come comandante sul campo.
Quando il tribuno Quintillo lesse il rapporto, il temporale stava ormai investendo
laccampamento. Il bagliore bianco dei fulmini era visibile tra i lembi lasciati aperti allingresso della
tenda del generale. A ogni esplosione di luce abbagliante, le gocce di pioggia allesterno sembravano
rimanere immobili come luccicanti frammenti di vetro senza peso in un mondo spettrale. Appena il
lampo si spegneva, il tuono scoppiava con un rimbombo che faceva tintinnare le coppe sul tavolo tra i
due ufficiali. Poi rimanevano solo lo scroscio della pioggia sulla tenda di pelle e il gemito del vento.
Il generale studi luomo seduto di fronte a lui, intento a esaminare il rapporto con la testa china
sul rotolo. Quintillo veniva da una delle famiglie pi antiche che ancora possedevano vaste propriet a
sud di Roma, ed era lultimo di una lunga discendenza di aristocratici con onorevoli carriere in Senato.
La nomina alla Nona Legione era avvenuta in cambio di un considerevole prestito senza interessi fatto
qualche anno prima da suo padre a Plauzio. Ma quellincarico rappresentava qualcosa di pi
dellestinzione di un vecchio debito. Il tribuno aveva legami con il palazzo imperiale, e lunico motivo
che poteva spingere un nobile a coltivare simili conoscenze era lambizione. Ottimo, riflett il generale,
di solito un uomo ambizioso era anche spietato, e questo sarebbe stato un vantaggio per quello che
aveva in mente.
Senza dubbio molto interessante, disse Quintillo, posando il rotolo e prendendo la sua coppa.
Ma posso chiedere cosa ha a che vedere con me, signore?
Molte cose. Intendo mandarvi a Calleva alle prime luci dellalba.
Calleva?. Per un brevissimo istante la sorpresa balen sul viso aristocratico del tribuno, poi la
maschera di suprema indifferenza torn al suo posto. Be, perch no? Sarebbe interessante assimilare
un po di cultura locale, prima di estirparla....
Davvero, sorrise Plauzio. Ma parlando con i nativi evitate di dare limpressione che
lalleanza con Roma significhi in realt una resa. Non lo gradirebbero.
Far del mio meglio....
...o sarete ucciso nel tentativo. Il generale aveva smesso di sorridere, e non si poteva
equivocare sulla seriet del tono assunto dalla conversazione. Quintillo bevve un sorso e torn a posare
la coppa, fissando intensamente il suo superiore.
Voi avete una certa reputazione come persona di tatto, Quintillo.  esattamente la dote che mi
occorre per questa faccenda. Spero che la vostra fama sia ben meritata.
Il tribuno annu con modestia.
Bene. Voi siete qui da poco, mi sembra.
Sono arrivato dieci giorni fa, signore.
Dieci giorni. Non molti per familiarizzarvi con le nostre operazioni, vero?
No, signore, ammise Quintillo.
Be, non importa. Narciso parla favorevolmente di voi.
 insolitamente generoso, da parte sua.
Gi... una cosa molto insolita. Ecco perch vi ho scelto. Ho bisogno di un buon paio di occhi e
orecchie a Calleva. Il centurione Macrone  comprensibilmente riluttante a esprimere la propria
preoccupazione sulla fermezza del controllo di re Verica sul suo popolo. Si sta godendo il suo comando
indipendente e non vuole ufficiali superiori che gli stiano con il fiato sul collo. A onor del vero, sta
facendo un eccellente lavoro. Ha messo insieme ununit raccogliticcia di Atrebati, ottenendo gi una
vittoria sui Durotrigi. Niente male.
S, signore. Cos pare. Il tribuno accenn al rapporto. Deve essere un buon ufficiale, e gli
uomini che ha addestrato sembrano formidabili, per essere dei nativi.
Il generale lo guard freddamente. La compiacenza  un lusso pericoloso.  una dura lezione
che ho dovuto imparare da questi Britanni.
Se lo dite voi, signore.
Lo dico. E dovreste approfittare della mia esperienza.
Ma naturalmente, signore. Quintillo chin il capo.
Molto saggio... Il successo di Macrone mi ha posto in una situazione alquanto difficile.
Vedete, re Verica  vecchio. Dubito che sopravvivr a un altro inverno. Finora  riuscito ad avere il
popolo dalla propria parte, convincendolo a mantenere il patto con Roma. Ma vi sono alcuni tra i suoi
che non sono altrettanto ben disposti verso di noi.
Non avviene sempre cos?
Purtroppo. Il problema  che questi scontenti hanno una certa influenza, e potrebbero proporre
un candidato quando il consiglio degli anziani della trib si riunir per eleggere un successore a Verica.
Se dovessero riuscire nellintento....
Allora saremmo nella merda, signore.
Fino al collo. Non solo avremmo alle spalle una trib ostile, ma anche, grazie a Macrone, in
grado di causare parecchi danni alle nostre linee di rifornimento.
 andato oltre gli ordini nelladdestrare e armare queste coorti, signore?
Niente affatto. Ha agito dietro istruzioni di Vespasiano.
Allora il responsabile  il legato.
No. Ha chiesto e ottenuto la mia autorizzazione per formare le coorti.
Capisco, comment diplomaticamente il tribuno.
Il guaio  che il centurione Macrone non si  sbottonato molto sulla fedelt in conflitto dei
nostri amici Atrebati.
Potreste ordinargli di sciogliere le coorti e confiscare loro le armi.
Non  cosa facile. Non conoscete questi nativi come li conosco io. Il peggiore affronto che
potete fare a un guerriero britanno  togliergli le armi. Le considerano un diritto di nascita. Se li
disarmassimo, con ogni probabilit vi sarebbe una rivolta. Potremmo perfino perdere la fedelt di
Verica.
 un bel pasticcio, osserv il tribuno pensoso. Ci si potrebbe domandare perch si  lasciato
che accadesse. Narciso vorr saperlo.
Plauzio si protese attraverso il tavolo. Allora dite al vostro amico Narciso di mandarmi altre
truppe. Se avessi ricevuto un numero sufficiente di reparti ausiliari, non avremmo mai dovuto contare
su Verica o formare queste due coorti.
Perdonatemi, signore, replic Quintillo con calma. La mia era unosservazione, non una
critica. Vi chiedo scusa, se vi ho dato limpressione sbagliata.  una situazione complessa.
A dir poco. Ora potete comprendere perch ho bisogno di avere un quadro chiaro di ci che sta
succedendo a Calleva. Devo sapere se  il caso di mantenere in vita le coorti. Se giudicherete che
possano rappresentare una minaccia per noi, dovremo scioglierle e affrontare le conseguenze. Allo
stesso tempo, devo sapere se gli Atrebati onoreranno il patto con noi sotto un nuovo re. Se esiste
qualche possibilit che la trib si unisca a Carataco, allora dovremo agire subito.
Un lavoro non indifferente, per un uomo solo, riflett il tribuno.
Non sarete completamente solo. Uno dei nobili locali  sul nostro libro paga.  vicino a Verica
e pu darvi tutta lassistenza che vi occorre. Vi fornir i dettagli pi tardi.
Va bene, signore. Quintillo fiss attentamente il generale. Quale autorit mi conferite per
questa missione?.
Plauzio allung una mano verso uno scaffale accanto alla sedia e gli porse un rotolo. La
pergamena, avvolta intorno a unasta davorio, era stata toccata dallimperatore e recava il sigillo del
generale. In un primo momento dovrete guardarvi intorno e riferirmi. Se riterrete necessario agire,
potrete invocare i poteri di procuratore. Tutte le terre atrebate saranno cedute a Roma e amministrate
come una provincia. Avete la facolt di ordinare alle forze di Vespasiano di annettere e presidiare il
regno di Verica.
Questa  una grossa responsabilit, rilev il tribuno. Il legato non sar felice quando verr a
saperlo.
Se siamo fortunati, non lo sapr mai.
...
.
...
CAPITOLO DICIASSETTE.
...
.
...
Unatmosfera tesa pervase il deposito per diversi giorni dopo il banchetto. Laddestramento
prosegu sotto gli occhi attenti degli istruttori, e perfino Catone rimase soddisfatto del miglioramento
delle reclute nelle manovre e nel maneggio delle armi. Ma era anche consapevole della generale cappa
di distrazione e nervosismo che gravava sui soldati nativi come una nube nera. Perci li faceva
esercitare continuamente, tenendoli il pi possibile impegnati, nel tentativo di occupare le loro menti
con qualcosa di diverso dal terribile spettacolo offerto dal re ai suoi ospiti. A peggiorare le cose, Verica
aveva fatto infilzare le teste delle vittime su pali piantati ai lati della pista che conduceva alle porte di
Calleva. I resti straziati dei corpi erano stati gettati senza tante cerimonie nel fossato difensivo oltre la
palizzata e lasciati in pasto agli animali selvatici.
Il ricordo dello spaventoso prezzo pagato da coloro che avevano sfidato il re impediva
qualunque discussione aperta sullalleanza degli Atrebati con Roma. Qualche rara parola veniva
scambiata tra quelli che ancora si fidavano gli uni degli altri, ma appena si avvicinava un estraneo essi
tacevano, osservandolo con aria allo stesso tempo colpevole e diffidente finch non si era allontanato.
Camminando per le fangose vie della citt, Catone simbatteva spesso in scene simili, e dove prima
cera soltanto un vago senso di risentimento, ora leggeva una guardinga avversione in molte delle facce
che incontrava.
E la cosa non era limitata agli abitanti. Anche i membri delle due coorti erano divisi tra chi
riteneva che i traditori avessero meritato di essere sbranati dai cani e una cospicua minoranza che
rimaneva in silenzio, rendendo cos implicita la disapprovazione per loperato di Verica. Non tanto
implicita, per, da sfuggire allattenzione dei loro camerati. Gli istruttori avevano gi denunciato alcune
zuffe scoppiate tra i ranghi. Per fortuna, di solito gli incidenti avvenivano fuori servizio e potevano
essere considerati infrazioni disciplinari di minor conto. Un episodio, per, ebbe luogo durante
unesercitazione con le armi alla presenza di Macrone, e i cinque uomini coinvolti furono puniti davanti
a unadunanza speciale nel deposito.
I soldati delle Coorti del Lupo e del Cinghiale vennero fatti schierare sullattenti lungo tre lati
del campo di Marte per assistere alla bastonatura dei loro commilitoni. Catone, ritto accanto a Macrone,
stringeva i denti per impedirsi di sussultare, mentre due istruttori percuotevano uno alla volta gli
uomini rannicchiati a terra nello spazio aperto, colpendoli con forza alla schiena e agli arti. Ogni volta
Macrone contava i colpi con voce uniforme interrompendo il castigo quando arrivava a venti, dopo di
che due inservienti medici trasportavano rapidamente la vittima allinfermeria.
Mentre il terzo uomo veniva condotto avanti, Tincommio si avvicin a Macrone. Non capisco,
signore, sussurr. Prima li battete, poi li affidate alle cure dei medici. Qual  lo scopo della
punizione, allora?
Lo scopo?. Macrone inarc le sopracciglia. Devono essere puniti. Ma lesercito non pu
permettersi il lusso che ci interferisca con il loro servizio. Questi uomini sono sempre dei soldati.
Vogliamo che tornino quanto prima in condizione di combattere.
Signore?. Uno dei legionari accenn al nativo raggomitolato ai suoi piedi.
Macrone raddrizz la schiena e grid: Procedete con la punizione!.
I due istruttori cominciarono a colpire con violenza luomo a terra, che prese a grugnire e
boccheggiare tra i denti serrati mentre le percosse gli facevano uscire laria dai polmoni. Ben presto la
superficie nodosa delle verghe lacer la pelle, lasciando solchi sanguinanti nella carne esposta.
Macrone contava i colpi a voce abbastanza alta da essere udita da tutti i presenti, che assistevano in
silenzio.
Dodici!... Tredici!... Quattordici!.
Catone si chiese come facesse Macrone a rimanere cos indifferente alla sofferenza di quegli
uomini nudi che grugnivano o gridavano stesi sul terreno bagnato di sangue, i polsi legati sopra la testa.
Il giovane centurione si era spesso stupito per la durezza della disciplina dellesercito, con la sua enfasi
su dolore e umiliazioni eccessivi per quasi tutte le infrazioni commesse durante le ore di servizio.
Cerano poche ammende o corv, e molte punizioni brutali. Eppure, riteneva che gli uomini avrebbero
reagito meglio a un sistema che li trattasse come qualcosa di pi che semplici bestie da soma destinate
alla guerra. Potevano essere convinti con la ragione, dopotutto, e spinti a svolgere il loro dovere da una
forma di governo pi tollerante, invece che con la crudelt.
Una volta ne aveva parlato a Macrone davanti a una caraffa di vino. Il veterano era scoppiato a
ridere allidea. Per lui la faccenda era semplice. La disciplina era dura per rendere gli uomini duri, per
dare loro una probabilit di riuscita contro il nemico. Se i ragazzi fossero stati trattati meno
ruvidamente, alla fine sarebbero morti. Trattarli crudelmente significava farne dei soldati coriacei con
una discreta possibilit di sopravvivere ai lunghi anni di servizio nelle legioni.
Il ricordo di quelle parole era vivido, mentre osservava gli inservienti portare via il terzo uomo.
Il quarto venne trascinato avanti per prendere il suo posto, e Catone si sent raggelare vedendo
Bedriaco gettato ai piedi dei due legionari con le verghe sporche di sangue. Il cacciatore sollev la testa
e sorrise quando gli occhi incontrarono quelli del suo comandante. Per un attimo, le labbra del giovane
tremarono. Era una reazione automatica, ma per fortuna riusc prontamente a riprendersi, assumendo
unespressione fredda e severa. Bedriaco aggrott la fronte per un momento, poi il primo colpo si
abbatt tra le sue scapole. Subito il brutto viso segnato dalle intemperie si contorse in una smorfia di
dolore, e il Britanno emise un urlo lacerante. Catone sussult.
Non ti agitare, sibil Macrone. Sei un fottuto ufficiale, perci comportati di conseguenza...
Tre!... Quattro!.
Il giovane irrigid le braccia lungo i fianchi e si costrinse a guardare mentre le verghe
continuavano a percuotere la carne nuda con ritmo costante. Una protuberanza nodosa lacer la pelle
sopra una scapola, e il sangue sgorg dallo squarcio. Catone sent la gola serrarsi e fu assalito
dallimpulso di vomitare. Al decimo colpo, Bedriaco lo fissava con gli occhi sbarrati e la bocca
semiaperta, emettendo un orribile e acuto lamento. Il suono era interrotto da un breve rantolo, mentre
ogni colpo lo lasciava senza fiato. Finalmente Macrone arriv a venti. Catone avvert un dolore ai
palmi e, abbassando lo sguardo, si accorse di avere le mani a pugno talmente strette che le nocche
erano sbiancate. Cercando di rilassarsi, vide due infermieri chinarsi sul Britanno prostrato. Bedriaco era
completamente inerte, e dopo averlo sollevato faticosamente da terra, i due si avviarono verso
linfermeria. I suoi occhi rimasero aperti e stralunati come quelli di un animale selvatico, mentre dal
profondo della gola continuava lorribile e innaturale mugolio.
Lultimo trasgressore venne condotto fuori dei ranghi. Tincommio trasal e si affrett ad
avvicinarsi a Macrone.
Lui no. Non potete farlo battere!.
Silenzio!.
Signore, vi supplico!  un parente stretto del re.
Chiudi la bocca! Torna al tuo posto.
Non potete....
Ubbidisci, o giuro che andrai a raggiungerlo.
Tincommio percep la seriet della minaccia e indietreggi di un passo. Artax fu gettato
brutalmente a terra davanti agli ufficiali. Alz lo sguardo, gli occhi ardenti di sfida e di odio. Prima che
Macrone potesse impartire lordine di dare inizio alla punizione, sput verso di loro. Il centurione
guard impassibile la chiazza scura e umida nella polvere.
Trenta vergate a costui! Iniziate!.
A differenza di Bedriaco, Artax sopport le percosse senza un lamento. Aveva le labbra serrate
e gli occhi sporgenti per lo sforzo di resistere alle ondate di dolore. Non distolse mai lo sguardo da
Macrone, respirando con sbuffate brevi e rabbiose attraverso le narici. Alla fine si alz rigidamente in
piedi, scrollandosi irosamente di dosso le mani degli infermieri che tentavano di aiutarlo. Lanci
unocchiata torva a Catone, poi torn a fissare Macrone. Il veterano restitu lo sguardo con occhi freddi
e inespressivi. Artax si volt, dirigendosi verso lospedale con andatura vacillante.
La punizione  finita!, grid Macrone. Riprendete laddestramento!.
Gli istruttori romani fecero rompere le righe alle due coorti, suddividendole in centurie per
riprendere lincessante regime di manovre ed esercitazioni con le armi. Catone osserv attentamente gli
uomini, i suoi sensi acuti avvertirono un sottile cambiamento nel loro umore: una sorta di silenziosa
meccanicit nel comportamento dove prima cera un flusso controllato di energia.
Macrone rimase a guardare per un momento Artax che si allontanava, poi brontol sottovoce:
Un tipo tosto, quello. Il ragazzo ha le palle.
Pu darsi, replic Catone con calma, ma non so fino a che punto posso fidarmi di lui.
Soprattutto dopo questa bastonatura.
Giusto!, approv Tincommio.
Il tono critico delle ultime parole non sfugg a Macrone, che si volt verso i due con un
sorrisetto ironico. Voi esperti ritenete che non avrei dovuto punirlo?.
Catone scroll le spalle. Esperti?
Scusate. Per un attimo ho pensato che voi ragazzi foste improvvisamente divenuti esperti
nellarte della disciplina e nel mestiere delle armi. Voglio dire, io servo con le aquile da appena,
vediamo, sedici anni? Certo, non sono granch davanti alla vastit della vostra esperienza....
Macrone sinterruppe per lasciare che Catone sprofondasse nellimbarazzo. Al novello
centurione avrebbe fatto bene abbassare la cresta. Aveva sufficiente onest da riconoscere che il
giovane era molto pi intelligente di lui, destinato a grandi cose se fosse sopravvissuto abbastanza a
lungo. Tuttavia, cerano occasioni in cui lesperienza contava pi di qualunque istruzione, e un uomo
saggio doveva sapere almeno questo.
Sorrise. Artax si comporter bene, credetemi. Conosco il tipo: abbastanza forte da non poterlo
spezzare e abbastanza orgoglioso da voler dimostrare che hai torto.
Non  un tipo qualunque, signore, protest Tincommio. Artax  un principe reale, non un
comune soldato.
Finch serve sotto di me  un comune soldato. Verr trattato come tutti gli altri.
E se decidesse di andarsene? Lo perderete, e insieme a lui un quarto, se non la met degli
uomini.
Macrone smise di sorridere. Se se ne va, lo considerer alla stregua di qualsiasi altro disertore,
e tu conosci la punizione per un atto del genere, Catone.
La lapidazione....
Macrone annu. Non ci penserei due volte a condannare un Romano a una simile pena,
figuriamoci un Celta che sopravvaluta se stesso.
Tincommio sembr inorridito alla prospettiva di una morte tanto disonorevole per il suo
parente. Non potete trattare un principe reale come un criminale qualsiasi!.
Te lho detto, finch Artax serve nel mio fottuto esercito  un soldato. Niente di pi.
Il vostro esercito?. Il nobile inarc un sopracciglio. Strano, credevo che le coorti servissero
Verica.
E Verica serve Roma!, replic bruscamente Macrone. Il che rende te e il tuo popolo soggetti
al mio comando, e dora in poi non dimenticare di chiamarmi signore quando mi parli.
Tincommio rimase esterrefatto nel sentirsi apostrofare in quel modo. Notando che le sue dita si
stavano serrando intorno allelsa della spada, Catone si affrett a intervenire.
Ci che il centurione vuole dire  che tutti gli alleati di Roma ritengono sia meglio operare nel
rispetto delle tradizioni dellesercito romano. Questo semplifica le cose e porta a uno spirito di
collaborazione pi armonioso tra le legioni e i loro amici.
Ora entrambi gli uomini lo stavano fissando accigliati.
Capisco cosa intendi, disse freddamente Macrone, ma lo sai solo tu che cosa hai in mente.
Dove vuoi andare a parare?
Sto solo cercando di assicurare a Tincommio che abbiamo gli stessi interessi. E che siamo fieri
di guidare questi eccellenti guerrieri al servizio di re Verica e di Roma. Ecco tutto.
Non  quello che mi  sembrato di capire... signore, replic Tincommio. Ho avuto
limpressione che ci consideriate vostri servi, se non addirittura schiavi.
Schiavi!. Macrone scoppi in una risata che tradiva la sua irritazione. Che hanno a che
vedere dei fottuti schiavi con questo? Io sto parlando di disciplina, nientaltro. Non mi diverto a rendere
la vita difficile ai vostri uomini. Non c alcuna differenza fra come tratto loro e come tratto i nostri.
Non  vero, Catone?
Verissimo.
Ecco! Convinto?.
Tincommio si strinse nelle spalle. Non mi piace vedere i miei compatrioti trattati come
animali, signore.
Di animalesco hanno solo il modo di combattere, rise Macrone. E sono dannatamente bravi,
in questo!.
Si direbbe che siete fiero di loro, centurione.
Fiero? Ne sono maledettamente orgoglioso. Sono stati bravissimi ad annientare i Durotrigi.
Manca qualche ritocco, sia ben chiaro. Ma una volta che Catone e io li avremo addestrati a dovere,
avrete il pi micidiale gruppo di Celti di questa terra.
Tincommio fece un cenno di approvazione.
Soddisfatto ora?
S, signore. Scusatemi se ho dubitato di voi, signore.
Per questa volta lascer correre. Adesso  meglio che raggiungi gli istruttori. Potete anche
essere dei combattenti nati, voi Britanni, ma con le lingue ve la cavate piuttosto male. Ora levati dai
coglioni.
Quando Tincommio se ne fu andato, Macrone si gir verso Catone, piantandogli un dito nel
petto. Non azzardarti pi a contraddirmi davanti a lui!.
S, signore.
Non chiamarmi signore.
Scusa.
E non scusarti sempre, maledizione!.
Il giovane apr la bocca, poi la richiuse e annu.
Dunque, Catone, cos che stavi dicendo poco fa? Quelle cazzate sugli amici?
Stavo solo pensando, considerate le attuali tensioni a Calleva, che dovremmo evidenziare il
fatto che i Cinghiali e i Lupi sono stati creati per servire Verica.
Questo  ci che diciamo loro, convenne Macrone. Ma qualsiasi idiota pu vedere che in
realt non sono che altre due coorti ausiliarie al servizio di Roma.
Attento a non farti sentire dalle orecchie sbagliate. Non lo ripeterei davanti a quelli come
Artax.
O come quel ragazzino di Tincommio!, ribatt Macrone. Anche se mi pare che ti abbia
accalappiato per bene... Stammi a sentire, Catone, io non sono del tutto stupido. Ma alla fin fine, siamo
noi che li addestriamo, li armiamo e li nutriamo. Questo li rende nostri.
Dubito che la maggior parte di loro la pensi cos.
Allora sono degli imbecilli. Ora smettiamo di preoccuparci della faccenda.
E se qualcuno come Artax si risentisse per il fatto di ricevere ordini da un Romano?
In tal caso, affronteremo la cosa quando sar il momento, concluse Macrone in tono
impaziente. Adesso ho un mucchio di scartoffie da controllare, e tu hai i tuoi doveri di istruttore che ti
aspettano.
Ma Catone stava guardando verso le porte del deposito, dove era comparso un piccolo gruppo
di cavalieri proveniente da Calleva. Lo guidava una figura alta con il mantello scarlatto in sella a un
cavallo nero accuratamente strigliato. Macrone si volt per vedere loggetto dellinteresse del suo
subordinato. Uno dei nuovi arrivati spron la cavalcatura, avvicinandosi al trotto ai due centurioni.
I tuoi occhi sono migliori dei miei. Chi  quel tipo vicino allentrata?
Non ne ho la minima idea, rispose il giovane. Mai visto prima.
Be, lo sapremo presto. Lamico accenn al cavaliere, che arrest lanimale a breve distanza
dagli ufficiali e scese agilmente a terra. Dopo una rapida occhiata, luomo fece il saluto militare a
Macrone.
Signore! Il tribuno Quintillo presenta i suoi omaggi e prega il comandante del deposito di
presentarsi da lui quanto prima.
Chi  esattamente questo tribuno Quintillo?, chiese Macrone, ammiccando verso le porte.
Viene dal quartier generale, signore. Per ordine del generale Plauzio. Se voleste andare dal
tribuno appena possibile, signore....
S, brontol Macrone. Naturalmente.
Il cavaliere salut, rimont in sella e torn trottando dal suo superiore.
Macrone scambi uno sguardo con Catone, poi sput a terra. Che cazzo ci fa quel tribuno nel
mio territorio?.
...
.
...
CAPITOLO DICIOTTO.
...
.
...
Avete fatto un ottimo lavoro, sorrise il tribuno Quintillo. Tutti e due.
Macrone si agit a disagio sulla sedia, mentre Catone sorrise con modestia. Stimolato se non
altro dalla reazione del centurione pi giovane, il tribuno continu a tessere elogi con il suo soave
accento aristocratico.
Il generale Plauzio  compiaciuto del rapporto che gli avete mandato.
Macrone sent che avrebbe dovuto crogiolarsi in quellapprovazione concessa dallalto. Fuori il
cielo era di un azzurro perfetto e gli uccelli cantavano, per nulla disturbati dalle grida irose degli
istruttori sulla piazza darmi. Si era goduto la sua indipendenza, era riuscito a mettere insieme e
addestrare il suo piccolo esercito, e lo aveva condotto a una grande vittoria sul nemico. Tutto sarebbe
dovuto andar bene nel mondo. E cos sarebbe stato, se non ci si fosse messo il tribuno seduto davanti a
lui.
Al punto da mandare voi a controllare....
Il risentimento nella sua voce era chiaro come il sole estivo, e il tribuno strinse per un attimo le
labbra sottili, poi torn a sorridere e scosse la testa. Non sono stato inviato qui per spiarti, centurione,
n ho lordine di assumere il controllo. Perci rilassati. Il deposito, la guarnigione e le due coorti native
restano sotto il tuo comando. Il modo in cui voi e i vostri uomini vi siete comportati non
giustificherebbe un cambiamento, n il generale lo approverebbe. Ama i suoi eroi e sa che il successo
va incoraggiato, se si vuole che produca altro successo.
Macrone annu bruscamente, non completamente soddisfatto della risposta. In passato aveva
conosciuto abbastanza tribuni da sapere che venivano educati alla politica fin dalla pi tenera et. Ne
aveva incontrati un paio che sembravano privilegiare il mestiere delle armi, ma erano cos isolati. Gli
altri erano tutti uomini in carriera, ansiosi di mettersi in mostra e attirare lattenzione di Narciso, lalto
funzionario dello stato maggiore imperiale. Narciso era sempre in cerca di giovani aristocratici capaci
di combinare labilit politica con la flessibilit morale.
Di conseguenza, Macrone non stimava molto la maggior parte dei tribuni  e dei legati, ma con
qualche eccezione. Vespasiano era a posto. Il loro legato aveva dimostrato di essere un uomo onesto,
un coraggioso che non disdegnava di condividere i disagi e i pericoli affrontati dai suoi soldati. Era
quella la qualit che il centurione cercava sempre nei suoi comandanti. Era una vergogna, quindi, che
Vespasiano fosse inevitabilmente condannato a una vita anonima dopo la scadenza del suo incarico al
comando della Seconda Legione. Il suo peggior nemico era proprio lintegrit che lo
contraddistingueva.
Macrone scacci quei pensieri per concentrarsi sul tribuno. Sotto molti aspetti, Quintillo era un
tipico rappresentante della sua razza. Giovane. Non quanto Catone, ma abbastanza da mancare di
esperienza nelle faccende importanti. Catone, nonostante i suoi anni, era duro, intelligente e micidiale
in battaglia come quasi tutti i soldati che aveva conosciuto. Quintillo, invece, aveva unaria delicata.
Non cera grasso sul suo corpo alto ed elegante, ma la pelle aveva quella levigatezza ben curata che
rivelava unesistenza vissuta nella bambagia. I capelli neri e ricciuti erano tagliati corti e ben pettinati.
Luniforme presentava piccoli e costosi tocchi che indicavano il rango e la ricchezza della famiglia in
maniera deliberata ma discreta. Il tribuno parlava con tranquilla sicurezza, sottolineando le parole con
cenni enfatici ma misurati della testa, come gli era stato insegnato da qualche raffinato maestro di
retorica. Con la sua grazia, il bellaspetto e una grossa fortuna alle spalle, Quintillo doveva senza
dubbio avere molto successo con le donne. Macrone prov per lui un disprezzo istintivo.
Purtroppo, c una parte di questo documento che vorrei approfondire. Quintillo sorrise di
nuovo, tirando fuori un rotolo da una borsa di cuoio ai suoi piedi.
Macrone guard il suo rapporto con un senso di malessere.
Il tribuno svolse la pergamena dal fondo e lesse rapidamente la conclusione.
Tu accenni di sfuggita che alcuni elementi fra gli Atrebati non sono favorevoli come il loro re
allalleanza della trib con Roma.
S, signore. Il centurione si sforz di ricordare le parole esatte che aveva usato. Odiava essere
messo alle strette in quel modo, chiamato a rispondere di cose scritte diversi giorni prima da un
ufficiale superiore che aveva il vantaggio di disporre dellintero documento. Era ingiusto, ma non cera
molta giustizia nelle legioni.
Che cosa intendi dire, precisamente?
Non c nulla di serio, signore. Un po di malcontento da parte di coloro che non accettano di
buon grado i piani a lungo termine di Roma per gli Atrebati, ma niente che il re non possa gestire.
Catone scocc allamico unocchiata sorpresa, affrettandosi a ricomporsi quando il tribuno alz
lo sguardo dal rapporto.
S,  pi o meno quello che dici qui. Tuttavia, ritengo che la maniera del re di gestire questo,
ehm, malcontento sia forse leggermente pi brutale di quanto tu lasci capire. Voglio dire, gettare i
propri detrattori in pasto ai cani mi sembra un pochino eccessivo....
Come lo avete saputo?.
Il tribuno scroll le spalle. Non ha importanza. Ci che conta, ora,  che tu mi illustri la reale
situazione qui a Calleva.
Non erano detrattori, signore. Erano traditori e hanno meritato la punizione. Un po dura, se
vogliamo, ma questi nativi sono dei barbari, dopotutto. Verica ha risolto il problema.
Vero. Ma perch non parlarne nel rapporto?
 stato scritto prima dellesecuzione dei traditori.
Molto bene, concesse Quintillo. Non posso obiettare a questo.
No, signore.
E come sono andate le cose, da quel momento?
La situazione  abbastanza calma. Qualche tensione nelle vie, nulla di pi.
E sarebbe verosimile affermare che re Verica  al sicuro sul suo trono?
Io direi di s. Macrone guard Catone. Non pare anche a te?.
Il giovane rispose con un cenno impercettibile del capo, e Macrone gli lanci unocchiataccia.
Il centurione Catone sembra avere unidea leggermente diversa sulla faccenda, insinu
Quintillo in tono pacato.
Il centurione Catone non ha molta esperienza, signore.
Questo posso vederlo.
Catone arross.
Comunque sarebbe utile avere una seconda opinione, per maggiore chiarezza. Il tribuno fece
un cenno al giovane. Ebbene?.
Catone si sent investire da una nera ondata di ansia e depressione. Doveva rispondere al
tribuno, ma la lealt verso Macrone gli imponeva di non screditare la sua versione dei fatti. Maledisse
la suscettibilit del compagno. Non gli piaceva lalterigia aristocratica pi di quanto piacesse a lui, ma
essendo cresciuto nel palazzo imperiale cera almeno abituato e sapeva come comportarsi davanti a una
simile arroganza. Per quanto lamico desiderasse godersi il suo comando indipendente lontano dal
controllo di ufficiali superiori, il giovane era consapevole che sarebbe stato pericoloso non dare
importanza alle difficolt politiche di Verica. Inoltre, dal momento che era pi portato a riflettere di
Macrone, riusciva a vedere le maggiori implicazioni strategiche per Roma. Se gli Atrebati si fossero
rivoltati contro i Romani, non solo sarebbe fallita la campagna in corso, ma forse la conquista della
Britannia avrebbe dovuto essere abbandonata. Le disonorevoli conseguenze di questo esito avrebbero
minacciato lo stesso imperatore. Catone smise di riflettere e si concentr sul presente. Anche se era
consapevole del quadro generale, ora Macrone si trovava nei guai e aveva bisogno del suo sostegno.
Il centurione Macrone ha ragione, signore....
Lamico pos le mani sulle ginocchia e si appoggi allo schienale della sedia, sforzandosi di
non sorridere.
Ha ragione, ripet Catone con aria pensosa. Ma sarebbe saggio considerare la possibilit che
si presenti qualche problema. Dopotutto, il re  vecchio, e i vecchi hanno la tendenza a morire, aiutati o
meno....
Il tribuno ridacchi. E tu conosci qualcuno che potrebbe aiutarlo in questo, a parte Carataco e i
Durotrigi?
I parenti degli uomini che ha fatto giustiziare avrebbero un buon movente, signore.
Qualcun altro?
Solo gli uomini di cui parlava Macrone.
Quanti ritieni che siano, centurione?.
Catone riflett in fretta sulla risposta da dare. Se avesse fornito un numero troppo alto, nel
migliore dei casi Macrone sarebbe stato considerato un incauto, nel peggiore un bugiardo. Daltro
canto, se avesse minimizzato la situazione, il tribuno avrebbe riferito al generale Plauzio che lalleanza
con gli Atrebati era sicura. E se fosse venuto fuori che non era cos...
Quanti?
Difficile a dirsi, signore. Poich Verica ha adottato la linea dura con coloro che gli si
oppongono, i suoi nemici cercheranno di non farsi scoprire.
C qualche motivo per cui dobbiamo preoccuparci?, chiese Quintillo. Poi aggiunse una
precisazione: C qualcosaltro che pensi debba dire al generale?
A mio parere,  come ha detto il centurione Macrone, signore. Per il momento il problema 
sotto controllo. Ma se le circostanze dovessero cambiare, se Verica muore, o se subiamo una grave
sconfitta e Verica viene deposto, chi pu sapere cosa accadrebbe? Luomo scelto dal consiglio per
succedergli potrebbe non mantenere la lealt verso Roma.
 una cosa probabile?
 possibile.
Capisco. Il tribuno torn ad appoggiarsi allo schienale, fissando il pavimento di terra battuta
tra i piedi e passandosi un pollice tra la barba corta e ispida che aveva sotto il mento mentre rifletteva
sulla situazione. Finalmente, proprio quando Macrone cominciava ad agitarsi sulla sedia, Quintillo alz
gli occhi.
Signori, sar sincero con voi. La situazione mi preoccupa pi di quanto pensavo. Il generale
non sar felice quando legger il mio rapporto. In questo momento, le quattro legioni sono schierate su
un ampio fronte cercando di mantenere il contatto con Carataco e pronte ad attaccare. Dietro di esse ci
sono le linee di comunicazione che arrivano fino a Rutupiae, la maggior parte delle quali passa
attraverso il territorio degli Atrebati. Abbiamo gi notevoli difficolt nel tenere a bada le colonne di
razziatori nemici. Se gli Atrebati si uniscono a Carataco, allora lo spettacolo  finito. Il generale
Plauzio sarebbe costretto a ritirarsi verso le fortezze sul Tamesis. Ci occorrerebbero anni per
riguadagnare il terreno perduto. Nel frattempo, Carataco avrebbe sicuramente modo di approfittare del
nostro scacco, e le trib si stringerebbero intorno a lui. Con un numero sufficiente di uomini, anche se
si tratta di Celti, potrebbe sconfiggere le nostre legioni. Il tribuno guard i due centurioni. Vi rendete
conto della gravit della situazione?
Non siamo idioti, signore, rispose Macrone. Certo che ce ne rendiamo conto. Giusto,
Catone?
S.
Quintillo annu impercettibilmente, mentre sembrava prendere una decisione. Allora
comprenderete il pensiero del generale se vi dico che mi ha conferito i pieni poteri di procuratore su
questo regno, poteri che eserciter non appena verr a sapere di qualsiasi minaccia per le linee di
rifornimento delle legioni.
Parlate sul serio, signore?. Catone scosse la testa. Unannessione? Gli Atrebati non
laccetterebbero mai.
Chi ha detto che daremo loro la possibilit di scegliere?, replic il tribuno freddamente.
Finch hanno il buonsenso di ubbidirci, possono avere il loro re. Ma nel momento in cui dovessero
minacciare in qualche modo i nostri interessi, sarei costretto ad agire. La Seconda Legione sarebbe
richiamata a Calleva per far rispettare i miei ordini. Questi nativi e le loro terre finirebbero sotto il
controllo diretto di Roma, e il regno degli Atrebati cesserebbe di esistere.
No, brontol Macrone. Morirebbero prima.
Sciocchezze! Non essere cos retorico, centurione. Faranno ci che  necessario per
sopravvivere, come tutti coloro che non hanno il potere di cambiare gli eventi. Devono essersi gi fatti
una buona idea di cosa rischierebbero se sfidassero Roma. Negli occhi del tribuno ardeva il fuoco di
unambizione spietata. Quelli che ancora lo ignorano, lo apprenderanno da me.
Sempre che le cose si mettano male, disse Catone.
S, convenne Quintillo. Sempre che si mettano male.
Catone era sconvolto per laudacia del colpo che il tribuno non avrebbe esitato a sferrare.
Poteva facilmente prevedere come avrebbe reagito il fiero e suscettibile Artax. E anche Tincommio.
Perfino lumile Bedriaco si sarebbe risentito per larbitraria imposizione del governo diretto di Roma.
Negli ultimi mesi era giunto a capire qualcosa di quel popolo. Aveva imparato qualche parola della loro
lingua e qualcosa della loro cultura, ed era addirittura arrivato a rispettarli sotto molti aspetti. Quei
Britanni possedevano unintegrit quasi assente nelle razze che vivevano ormai da tempo allombra
delle aquile. In Gallia aveva visto fino a che punto la terra era stata trasformata in unapprossimativa
imitazione delle grandi propriet che si estendevano in Italia. Generazioni di nativi avevano perso i loro
territori ancestrali e ora coltivavano gli stessi campi in cambio di una miseria. Dove nelle tenute
lavoravano i forzati, i discendenti di quelle fiere trib che per poco non avevano sconfitto lo stesso
Cesare erano costretti a cercare lavoro nelle piccole industrie spuntate intorno alle nuove citt romane
costruite in tutto il Paese.
Quali che fossero le esigenze strategiche della situazione corrente, Catone pensava che gli
Atrebati meritassero di pi. Uomini onesti avevano versato il loro sangue per difendere le linee di
rifornimento delle legioni. Li aveva visti morire. Certo, difendevano anche se stessi dai bellicosi vicini,
ma ci che lo aveva realmente impressionato erano la considerazione e, osava ammetterlo, laffetto
reciproci che avevano creato un legame tra i guerrieri e gli istruttori della Seconda Legione. In
particolare Figulo, che conosceva la loro lingua e, quando non era in uniforme, sembrava in tutto e per
tutto un Celta.
Le voci degli uomini che si addestravano sulla piazza darmi erano chiaramente udibili
attraverso la finestra aperta dellufficio di Macrone, e il giovane era sconcertato dalla subitaneit con
cui tanto buon lavoro era adesso minacciato da spregevoli giochi di potere. La terribile tensione seguita
al banchetto di Verica avrebbe finito per attenuarsi, e il contrasto nella trib si sarebbe sanato. Ma
quello che Quintillo stava proponendo avrebbe unito quasi tutti gli Atrebati contro Roma. Era una
follia, e doveva fare in modo che il tribuno se ne rendesse conto.
Signore, abbiamo messo insieme due buone coorti di guerrieri, qui. Combattono bene e lo
fanno al fianco di Roma perch ci considerano amici, non oppressori. A tempo debito potranno servire
come unit ausiliarie, e dopo di loro ne verranno altri. Tutto ci andrebbe perso se decideste di ridurre
questo regno a una provincia. Peggio ancora, si unirebbero contro di noi... Dubito che il generale
approverebbe.
Quintillo si accigli per un momento, poi i suoi lineamenti si distesero e sorrise. Hai ragione,
naturalmente. Non dobbiamo sciupare questa opportunit che voi avete creato. Finch esisteranno
queste vostre coorti, sar bene trattarle con cautela.
Catone si rilass e annu. Poi il tribuno si alz con grazia dalla sedia, e i due centurioni
scattarono sullattenti.
Ora, signori, se volete scusarmi devo proprio andare a porgere i miei omaggi a re Verica,
prima che il nostro alleato si offenda.
Dopo che Quintillo se ne fu andato, Macrone sogghign. Lo hai servito a dovere! Quel
bastardo dovr lasciarci in pace, almeno per ora.
Non ne sono tanto sicuro.
Andiamo, Catone! Perch devi essere sempre cos maledettamente sospettoso? Lo hai sentito:
pensa che tu abbia ragione.
Questo  quello che dice....
E?
Non lo so. Il giovane fiss il pavimento. Non mi fido di lui.
Credi che menta?
No. Forse no.  solo ambizioso. Non  che il generale conferisca tutti i giorni i poteri di
procuratore.
Che intendi dire?
Che il nostro amico Quintillo potrebbe essere molto tentato di usarli, se si presenta
loccasione. Anche se ci significa spingere gli Atrebati alla ribellione aperta.
Macrone gli lanci unocchiata, poi scosse la testa. No. Nessuno sarebbe tanto sciocco.
Quintillo non  una persona qualsiasi, replic Catone in tono pacato.  un patrizio. La sua
razza non serve Roma. Dal suo punto di vista,  Roma che serve lui, comunque possa indurla a farlo.
Se gli Atrebati insorgono, pu usare i suoi poteri e assumere il comando di tutte le truppe disponibili
per annientarli. Una gloriosa vittoria ha uno strano modo di cancellare il ricordo dei motivi per cui si 
resa necessaria.
Quando ebbe finito, il centurione pi anziano scoppi in una sonora risata. Gli di mi aiutino,
se mai tu decidessi di darti alla politica. Hai una mente davvero contorta, giovane Catone.
Catone arross leggermente alla critica implicita, poi scroll le spalle. Lascio la politica a
quelli educati per praticarla. Io voglio soltanto sopravvivere. In questo momento siamo seduti su un
nido di scorpioni. Abbiamo due coorti di truppe native pericolosamente sicure di poter tenere testa a
qualunque cosa. Abbiamo una citt piena zeppa di plebaglia affamata, e un vecchio re che sussulta a
ogni ombra perch teme che i suoi stessi nobili stiano tramando contro di lui. Fuori delle mura ci sono
colonne nemiche che saccheggiano le terre degli Atrebati e fanno scempio dei nostri convogli di
rifornimenti. E ora... ora abbiamo uno spocchioso tribuno che vuole fare carriera e cerca un pretesto per
annettere i nativi. Guard lamico scuotendo il capo. Non ti sembra che ci sia da preoccuparsi?
Non hai tutti i torti, concesse Macrone. Andiamo a bere qualcosa.
...
.
...
CAPITOLO DICIANNOVE.
...
.
...
Quintillo percorreva lentamente le sudicie vie di Calleva. Dietro di lui arrancavano le guardie
del corpo che aveva portato con s dal quartier generale dellesercito: sei uomini scelti per la loro
imponenza, ciascuno alto e con le spalle ampie come il tribuno. Sapeva quale impressione volesse fare
su quei barbari. In quanto rappresentante del generale, e per estensione dellimperatore, doveva essere
limmagine della razza conquistatrice, destinata dagli di a sottomettere i popoli arretrati che
affliggevano il mondo oltre i confini dellimpero.
Lufficiale si guardava curiosamente intorno, mentre camminava tra le capanne con il tetto di
paglia verso la residenza reale. Molti degli abitanti erano seduti davanti alle misere dimore, una serie di
facce smunte e con la disperazione impressa nei lineamenti. Non avevano ancora raggiunto la fase in
cui la fame li avrebbe resi troppo fiacchi e apatici per agire. Di conseguenza, riflett il tribuno,
continuavano a rappresentare una minaccia. Poteva essere rimasta loro lenergia per rispondere a un
appello a sollevarsi contro Verica e Roma.
Cera un silenzio innaturale dopo il frastuono delladdestramento nel deposito, e Quintillo
prov un senso di sollievo quando super lultimo angolo e vide lalta palizzata del recinto reale. Con
sua sorpresa, le porte erano chiuse. Sembrava che quelli allinterno fossero ben consapevoli della
tensione che ribolliva nelle assolate strade della citt. Allavvicinarsi dei Romani una delle sentinelle
sul camminamento sopra lentrata si gir verso la grande sala del re e lanci un grido per avvertire del
loro arrivo. Ma le porte rimasero chiuse, mentre Quintillo si dirigeva a lunghi passi verso di esse. Stava
cominciando a temere di dover affrontare lintollerabile insulto di vedersi negare laccesso, quando un
viso si affacci alla palizzata. Socchiudendo gli occhi nellintensa luce, il tribuno alz lo sguardo e
scorse la sagoma di un robusto guerriero.
Parli latino?, gli chiese con un sorriso.
Luomo annu.
Allora ti prego di essere tanto gentile da informare il tuo re che il tribuno Quintillo desidera
unudienza. Mi manda Aulo Plauzio.
Gli occhi del Britanno si spalancarono al nome del generale. Aspettate, Romano.
Poi scomparve, lasciandolo a fissare con ira le grosse travi. Quintillo si batt una mano sulla
coscia per sfogare la frustrazione. Il gruppo rimase in attesa sotto il sole, tra le rozze capanne che
fiancheggiavano la via solcata dalle ruote dei carri. Laria era impregnata del fetore di un vicino
letamaio, reso pi acre dal caldo, e il tribuno arricci il naso per il disgusto. Nugoli di mosche
ronzavano pigramente intorno a lui e alla scorta, e a poca distanza un cane non smetteva di abbaiare.
Affettando unespressione distaccata, prese a passeggiare lentamente avanti e indietro, le mani dietro la
schiena. Lintera citt chiedeva a gran voce di essere demolita, decise. Cominci a immaginare Calleva
come sede del governo della sua provincia: file regolari di case con i tetti di tegole, sistemate intorno a
un modesto palazzo e a una basilica che avrebbero proclamato come la legge e lordine romani
avessero trionfato ancora una volta.
Finalmente si ud un fracasso provenire da dietro le porte, mentre veniva tolta la sbarra di
chiusura. Qualche attimo dopo, uno dei battenti si apr verso linterno. Il Britanno di prima fece loro
cenno di entrare, poi le porte vennero di nuovo sprangate.
Da questa parte. Indicando dietro di s, il guerriero si volt, dirigendosi verso la grande sala.
Reprimendo lirritazione per quel comportamento scortese, Quintillo accenn alle guardie del corpo di
seguirlo.
Il recinto era silenzioso come la citt. Alcune sentinelle camminavano lentamente lungo la
palizzata, scrutando con attenzione la distesa di tetti di paglia. Altri uomini sedevano o dormivano in
punti ombrosi, e passando loro accanto il tribuno sapeva di essere osservato da molti occhi. Quattro
guerrieri accovacciati allombra davanti allentrata della sala si alzarono allavvicinarsi della piccola
comitiva. Il Britanno si gir verso Quintillo.
I vostri uomini aspetteranno qui.
Sono le mie guardie del corpo.
Aspetteranno qui, ripet laltro con fermezza. Voi venite con me.
Dopo una breve esitazione per mostrare che stava facendo una concessione ai suoi ospiti, il
tribuno lo segu. Il contrasto con lintensa luce allesterno era impressionante, e Quintillo rimase
sorpreso nel ritrovarsi in quelloscurit echeggiante, mentre camminava dietro la vaga forma del
Britanno attraverso il pavimento rozzamente lastricato. Una piccola apertura nella sommit del tetto
lasciava passare un raggio di sole fra le travi, e minuscole particelle di polvere danzavano nel chiarore
dorato. Laria era piacevolmente fresca, ma sapeva di birra e cibi cotti. In fondo alla sala si apriva un
piccolo andito chiuso allinterno con una tenda di pelle. Accanto a esso cera una guardia, la spada
sguainata e poggiata con la punta a terra tra i piedi. La guida fece un cenno alluomo, che si spost di
lato e buss allintelaiatura di legno. Una voce rispose, e il Britanno scost la tenda, varc la soglia e
invit il tribuno a seguirlo.
Gli alloggi privati del re erano approssimativamente arredati alla maniera romana, e Quintillo
dovette affrettarsi a celare una poco diplomatica espressione di disgusto e condiscendenza. Alle pareti
maldipinte erano appese pelli di animali sopra una serie di casse contenenti gli averi del re. Presso
lentrata cera un grande tavolo con intorno alcune sedie. Un ampio letto coperto da altre pelli era
sistemato allestremit opposta della stanza, dove Verica stava indossando una tunica sulla pelle
flaccida e rugosa del corpo macilento. Udendo una risata squillante, il tribuno guard meglio il letto e
vide il viso di una giovane donna, poco pi che una fanciulla, spuntare dalle coperte. Verica le disse
qualcosa, schioccando le dita in direzione della porta. La ragazza si alz immediatamente, afferr un
logoro mantello ai piedi del letto e corse verso i nuovi arrivati. Quintillo si fece da parte per lasciarla
passare, lanciando unocchiata di apprezzamento al suo corpo flessuoso.
Vi piacerebbe?, domand Verica, avvicinandosi con andatura rigida. Dopo che avremo
parlato, intendo.  brava.
Molto gentile da parte vostra, ma temo di essere troppo occupato per godermela. Inoltre, le
preferisco un po meno giovani. Hanno pi esperienza.
Esperienza?, replic Verica accigliandosi. Ogni giorno che passa, mi ripugna sempre di pi.
Alla mia et si desidera la vita comera prima che lesperienza la sporcasse... Scusatemi. Sorrise,
alzando una mano. Ultimamente mi preoccupo un po troppo dei problemi dellet. Prego, tribuno,
sedetevi qui al tavolo. Ho mandato a prendere del vino. So che i miei amici Romani lo preferiscono alla
nostra birra.
Grazie, mio signore.
Mentre i due uomini si sedevano, arriv uno schiavo con un paio di coppe di Samo e una
caraffa. Il ragazzo serv loro un liquido rosso scuro, poi usc rapidamente dalla stanza. Verica fece un
cenno col capo verso una sedia allestremit opposta del tavolo, e il Britanno che aveva scortato il
tribuno si un al re e al Romano.
Cadminio  il comandante delle guardie del corpo reali, spieg Verica. Lo tengo sempre
vicino a me. Qualunque cosa abbiate da dire, pu ascoltarla anche lui.
Capisco.
Dunque, tribuno Quintillo, a cosa devo il piacere della vostra visita?.
Quintillo deplor una simile schiettezza. Daltra parte, bisognava tener conto della mancanza di
buone maniere e di raffinatezza diplomatica dei Celti. Dopotutto, quelluomo era cresciuto nello
squallore barbarico e aveva trascorso solo qualche anno come ospite di Roma. Si costrinse a sorridere.
Apprezzo la vostra franchezza, mio signore.
Non ho tempo per le formalit, tribuno. Ne ho molto poco per qualsiasi cosa, in questi giorni.
Tranne che per indulgere allappetito di carne giovane, riflett Quintillo. Poi sorrise di nuovo.
Il mio generale manda i suoi pi cordiali saluti a re Verica, il pi importante degli amici di Roma.
Verica rise.  uno strano mondo questo, se una trib insignificante come quella degli Atrebati
pu assumere qualche importanza agli occhi di una grande potenza come Roma.
Tuttavia, voi e il vostro popolo siete importanti per limperatore e per il mio generale, come
senza dubbio sapete.
Certamente. Qualunque uomo che ne abbia un altro alle spalle tende a chiedersi se sia un
amico o un nemico. Questa  la misura della nostra importanza, non  vero?.
Quintillo scoppi a ridere. Descrivete le nostre situazioni in modo mirabilmente conciso. E
questo ci porta allo scopo della mia visita.
Aulo Plauzio vuole sapere fino a che punto pu fidarsi di me.
Oh, no, mio signore!, protest Quintillo. Il generale non ha dubbi sulla vostra lealt a Roma.
Assolutamente nessuno.
Molto rassicurante.
Verica prese la coppa e bevve, con il pomo di Adamo che andava su e gi nella gola scarna via
via che il fondo si sollevava. Poi, mentre gocce rosse gli scendevano tra i peli bianchi della barba, la
prosciug e la pos sul tavolo con un colpo secco.
Roba buona! Provatela, tribuno.
Quintillo port il suo vino alle labbra, ne trov laroma di suo gradimento e lo assaggi. Il dolce
liquido aveva un gusto pieno e gli diede una sensazione di calore mentre lo inghiottiva. Non era un
vino a buon mercato. Non riusc a identificarlo con precisione, ma poteva immaginarne il costo.
Davvero ottimo. Un retaggio dei vostri giorni come ospite di Roma?
Naturalmente. E come potreste pensare anche per un solo istante che io sia tanto folle da
rinunciarvi ribellandomi a Roma?.
Risero entrambi, poi Verica scosse la testa.
Parlando seriamente, tribuno, abbiamo troppo da guadagnare dalla nostra alleanza con voi. E
anche se non fosse cos, preferirei tentare la sorte con Roma piuttosto che unirmi a quel bastardo di
Carataco. Sarei morto nel giro di pochi giorni, e qualche fanatico antiromano siederebbe qui al mio
posto.
E sarebbe facile trovare un uomo simile fra gli Atrebati?, indag Quintillo.
Il re lo guard per un momento, senza pi alcuna traccia di ilarit. S, ci sono alcuni che
pensano che la nostra trib si trovi dalla parte sbagliata.
Alcuni? Quanti?
Abbastanza da preoccuparmi.
Ci che preoccupa voi preoccupa Roma, mio signore.
Oh, ne sono sicuro.
Sapete chi sono questi uomini?
Ne conosco qualcuno, ammise Verica. Ma sospetto che siano molti di pi. Quanto al resto,
chiss?
Allora perch non vi prendete cura di loro, mio signore?
Prendermi cura di loro? Che razza di eufemismo  questo? Dite quello che pensate, tribuno.
Dobbiamo essere chiari nel parlare. Gli eufemismi sono per i codardi e generano solo equivoci e
recriminazioni. Volete che uccida la mia gente?.
Quintillo annu. Per la vostra sicurezza e per dare un esempio agli altri.
Presumo che il centurione Macrone vi abbia detto che ho gi tentato questo approccio, ma
senza successo.
Forse non avete eliminato un numero sufficiente dei vostri nemici?
Forse ne ho eliminati pi che abbastanza. Forse non avrei dovuto eliminarne nessuno.
Questo  ci che pensa Cadminio, anche se non osa dirlo.
Allestremit del tavolo, il comandante della guardia reale abbass gli occhi. Ignorandolo,
Quintillo si protese verso Verica.
Sarebbe sembrata debolezza, mio signore. Avrebbe incoraggiato altri ad alzare la voce contro
di voi. Alla fine, la tolleranza rende deboli. E la debolezza porta alla sconfitta.
Per voi  tutto molto semplice, non  vero, Romano?. Il re scosse la testa. Le cose sono
bianche o nere. Ununica soluzione si adatta a ogni circostanza. Bisogna governare con pugno di
ferro.
Per noi funziona, mio signore.
Noi? Quanti anni avete, tribuno?
Ventiquattro, sire. Il mese prossimo.
Ventiquattro.... LAtrebate lo fiss negli occhi per un istante. Calleva non  Roma,
Quintillo. La mia situazione  pi delicata. Se uccido troppi nemici, spingo a ribellarsi coloro che sono
ostili alloppressione. Se ne uccido troppo pochi, insorgono quelli che abusano della mia tolleranza.
Capite il mio problema? Ora, vi chiedo, quanti dovrei ucciderne per ottenere leffetto desiderato senza
provocare una rivolta?.
Quintillo non seppe rispondere, irritato con se stesso per essere caduto in una trappola retorica
tanto ovvia. Era stato educato dai tutori pi costosi che suo padre poteva permettersi, e ora provava
vergogna. Maledetto re Verica. Maledetto quel vecchio incartapecorito. Aveva combinato un pasticcio,
e adesso Roma doveva sistemare le cose. Sempre Roma.
Mio signore, rispose con calma, riconosco che il governo di un regno non  una scienza
esatta. Ma voi avete un problema. I vostri sudditi sono divisi, e alcuni sono ostili a Roma. Questo lo
rende un problema anche nostro. Dovete trovare una soluzione, per il bene del vostro popolo.
Altrimenti?
Altrimenti sar Roma a trovarla.
Vi fu un momento di silenzio. Il tribuno not che Cadminio si era raddrizzato sulla sedia e
aveva una mano chiusa a pugno. Allaltro capo del tavolo, Verica si appoggi allo schienale,
tamburellandosi con la punta delle dita sulle labbra, osservando Quintillo con gli occhi socchiusi.
Mi state minacciando?
No. Naturalmente no. Ma permettetemi di illustrarvi quelle che a mio parere sono le opzioni
per il vostro popolo.
Dite pure, mio giovane amico.
Gli Atrebati devono mantenere laccordo con Roma. Dobbiamo essere sicuri che i nostri
rifornimenti possano attraversare le vostre terre senza correre rischi. Finch potrete garantirci questo, vi
considereremo un alleato prezioso. E finch chiunque prender il vostro posto si atterr alla stessa
politica, Roma sar lieta di lasciare che gli Atrebati gestiscano i loro affari... sempre che non vi siano
sviluppi che riteniamo possano minacciare i nostri interessi.
E se cos fosse?
Allora dovremmo aiutarvi ad amministrare il vostro regno.
Intendete dire annetterci? Trasformarci in una provincia?
Ovviamente, mi auguro che non si arrivi mai a questo.
Vi furono alcuni attimi di tensione, poi Verica riprese a parlare. Capisco. E se la nostra
politica dovesse cambiare?In tal caso saremmo costretti ad annientare qualunque forza operi
contro Roma. Tutte le armi verrebbero confiscate. Lo vostre terre e quelle dei nobili che si oppongono
a noi sarebbero espropriate, e tutti i prigionieri venduti come schiavi. Questa  la sorte riservata a chi
manca alla parola data a Roma.
Verica fiss il tribuno per un momento, poi il suo sguardo si spost sul capitano delle guardie
del corpo. Cadminio stava trattenendo a stento la collera davanti allaperta minaccia dellinviato
romano.
Non lasciate a me e al mio popolo molte scelte per il nostro futuro.
No, mio signore. Nessuna.
...
.
...
CAPITOLO VENTI.
...
.
...
Due giorni dopo larrivo del tribuno, Verica annunci che avrebbe organizzato una battuta di
caccia. Una delle foreste a qualche miglio da Calleva era una riserva reale, e i contadini che vivevano
nelle vicinanze avevano il divieto di cacciare qualsiasi animale entro il suo perimetro.
Il pomeriggio prima dellevento laria era irrespirabile. Il sole sfolgorava sulle vie silenziose
della citt, mentre gli abitanti cercavano un po dombra. Nella residenza del re, servi e schiavi si
affrettavano a eseguire i preparativi. Limmagine romantica del nobile deciso a misurarsi con le astute
forze della natura era ben lontana dalle realt logistiche dellimpresa. Le lance da caccia dovevano
essere accuratamente controllate per assicurarsi che le loro aste fossero ancora bilanciate dopo essere
rimaste mesi in magazzino. Poi andavano pulite e le loro punte ben affilate, prima di essere messe negli
astucci di cuoio per il trasporto. Bisognava verificare le condizioni fisiche dei cavalli e rimandare quelli
pi deboli nelle stalle per servizi generici. I finimenti venivano ingrassati, lucidati e attentamente
adattati agli animali che sarebbero stati cavalcati dalla comitiva reale. Schiavi sudati si affannavano
sotto il peso di materassi e pellicce, sistemandoli sui carri allineati lungo un lato del recinto. Dispensieri
preoccupati dirigevano i servi addetti alla cucina mentre tiravano fuori sacchi di pane, quarti di carne e
orci di birra dagli oscuri depositi dietro la sala del trono e li portavano ai carri. Il comandante della
guardia reale sedeva a un tavolo montato su cavalletti, intento a reclutare robusti battitori tra la lunga
fila che si snodava verso le porte. A causa della scarsit di cibo, tutti speravano di essere scelti per
ottenere una parte della selvaggina che sarebbe stata ripartita dopo la caccia.
Chiunque penserebbe che tutta questa gente si stia preparando a lanciare uninvasione,
brontol Macrone, mentre insieme a Catone si faceva largo tra la folla. Credevo che avremmo
partecipato a una semplice battuta di caccia.
Il giovane sorrise. Per laltra met non si tratta di una semplice battuta di caccia.
Parlava per esperienza, essendo stato allevato dietro le quinte del palazzo imperiale a Roma.
Ogni volta che limperatore decideva, spesso per capriccio, di fare un salto a Ostia o una
passeggiata sulle colline per sfuggire al caldo afoso dellestate romana, era suo padre che aveva il
compito di organizzare la miriade di cose necessarie e voluttuarie che accompagnavano il viaggio.
Caligola era stato il peggiore, ricordava. Le stravaganze del folle imperatore avevano
ampiamente messo alla prova i limiti del possibile e condotto alla disperazione il pacifico genitore di
Catone. Come quando aveva deciso di fare una camminata attraverso il golfo di Baiae. Non cera modo
di farlo ragionare. Dopotutto era un dio, e se un dio desiderava qualcosa bisognava accontentarlo. E
cos, migliaia di genieri avevano costruito un ponte di barche tra Baiae e Puteoli requisendo
imbarcazioni da trasporto e da pesca. Mentre limperatore e il suo entourage percorrevano il ponte
avanti e indietro, innumerevoli pescatori affamati e mercanti rovinati stavano a guardare, incitati ad
acclamarlo sotto la minaccia delle spade pretoriane. Catone aveva visto tutto questo, e ora le
implicazioni della decisione di Verica di andare a caccia non lo sorprendevano.
Macrone continuava a guardarsi intorno con un cipiglio di disapprovazione. Pensavo che si
trattasse solo di prendere qualche lancia e scovare qualche stupida bestia nei boschi. Non mi aspettavo
tutto ci. Che fine ha fatto quel fottuto tribuno?.
Erano stati convocati dal deposito nel tardo pomeriggio e avevano esonerato le due coorti
dalladdestramento prima di incamminarsi attraverso le maleodoranti vie di Calleva alla ricerca del
tribuno Quintillo. I due centurioni soffrivano nelle pesanti tuniche, e Catone sentiva con disagio il
sudore scorrere gi dalle ascelle sotto la lana grezza.
Riesci a vederlo?, domand Macrone allungando il collo. Essendo molto pi basso del
compagno, il suo campo visivo era ostacolato dagli imponenti Celti che li circondavano. Quello che gli
mancava in altezza era compensato da una solida muscolatura. Catone sapeva che in quel momento era
abbastanza irritabile da scaraventare per aria qualche malcapitato tra la calca.
No.
Allora chiedi a qualcuno, idiota.
Per un attimo il giovane guard lamico di traverso, riuscendo solo a stento a reprimere
limpulso di dirgli che avrebbe dovuto compiere uno sforzo maggiore per imparare la lingua locale.
Daccordo. Guardandosi intorno, Catone colse locchio di una guardia reale appoggiata
contro la ruota di un carro, i pollici infilati nella cintura che reggeva i calzoni a quadri intorno alla
pancia pelosa. Fece un cenno alluomo, ma il Britanno si limit a rispondere con un sorriso,
continuando a osservare gli schiavi che sgobbavano nei pressi. Imprecando a bassa voce, il giovane si
fece strada verso di lui.
Ehi, tu!.
La guardia guard con espressione irritata i Romani che si avvicinavano.
Hai visto il tribuno?.
Catone sapeva che il suo celtico era abbastanza comprensibile, ma laltro lo fiss con aria
assente.
Il tribuno. Il Romano arrivato quattro giorni fa.  qui?
Sa. La guardia annu brevemente.
Dove?.
Il Britanno accenn con la testa verso la grande sala.
Dentro?
Na! Si sta esercitando.
Il giovane si gir verso il compagno.  l. Dietro la sala.
Bene. Macrone stava guardando duramente la guardia. Sei proprio un tipo chiacchierone,
non  vero?.
Luomo non capiva il latino e gli restitu lo sguardo, muto e indifferente.
Andiamo, disse Catone. Non possiamo far aspettare il tribuno. Quello tienilo in serbo per
pi tardi.
Con Catone in testa, i due centurioni si aprirono un varco tra la calca verso lingresso della
grande sala. Linterno era scuro e fresco, e occorse loro qualche secondo per abituarsi al contrasto. Poi
il giovane scorse alcuni nobili seduti in silenzio sulle panche disposte lungo le pareti. Coppe vuote e
vassoi di legno con gli avanzi di un pasto erano sparpagliati sui grandi tavoli. Stese sul pavimento
sintravedevano le vaghe forme di cani da caccia, tutti immobili tranne una femmina intenta a leccare
uno dei cuccioli rannicchiato contro il suo fianco. In alto, qualche sporadico raggio di sole penetrava
attraverso la paglia rischiarando la penombra.
Non tutti si rompono la schiena a lavorare, sogghign Macrone. Poi udirono un tintinnio di
spade che cozzavano al di l della piccola porta in fondo alla sala. Si direbbe che almeno qualcuno di
loro si stia dando da fare.
Si diressero verso lentrata posteriore e socchiusero gli occhi emergendo nella luce abbagliante
che riempiva il passaggio. Dietro ledificio cera un ampio spazio aperto limitato dalla palizzata del
recinto reale. Alcune guardie erano sedute allombra lungo il lato esterno della sala, osservando la
scena che si svolgeva al centro dellarea per le esercitazioni. L, in pieno sole, cera il tribuno,
bilanciato sulle piante dei piedi e con il braccio che reggeva la spada completamente proteso verso il
guerriero britanno a pochi passi da lui. Catone trattenne il respiro nel vederlo. Quintillo aveva un
aspetto superbo. Nudo fino alla cintola, il suo fisico perfetto era degno di un campione dellarena: la
pelle unta dolio luccicava sopra i muscoli in rilievo, e il petto si alzava e si abbassava senza affanno
mentre affrontava lavversario.
Il Britanno era armato di una spada pi lunga e pesante, ma sembrava stesse avendo la peggio
nello scontro. Una livida striscia rossa gli attraversava la spalla, e il sangue colava dalla ferita
superficiale. Respirava affannosamente e non riusciva a tenere ferma la sua arma. Allimprovviso
inspir a fondo e si lanci sul tribuno con un ruggito. Quintillo fece una finta, si abbass sotto la lama
sollevata del guerriero, poi la spinse da parte e colp violentemente con lelsa la testa delluomo,
facendolo crollare al suolo con un grugnito. Si lev un mormorio di approvazione dalle guardie sedute
allombra, insieme a qualche parola di scherno per il compagno atterrato. Quintillo lasci cadere la
spada con noncuranza e si chin per aiutare lavversario a rialzarsi.
Eccoti servito. Niente male. Grazie per lesercizio.
Il Britanno lo guard senza capire e scosse la testa annebbiata.
Mi riposerei un po, se fossi in te. Per riprendere fiato e cose del genere.
Mentre i due centurioni emergevano dalla porta della sala, il tribuno alz gli occhi con un
cipiglio che fu immediatamente sostituito da un sorriso cordiale.
Ah! Mi domandavo dove foste finiti. Si raddrizz lasciando andare il Britanno, che torn ad
afflosciarsi a terra.
Siamo venuti appena abbiamo potuto, signore, rispose Macrone facendo il saluto militare.
S, be, daccordo. Ma la prossima volta metteteci un po pi dimpegno, eh?
Faremo del nostro meglio, signore.
Ma certo, replic Quintillo con un sorrisetto. Dunque, al lavoro. Ho saputo che siete stati
invitati alla battuta di caccia da re Verica.
S, signore.
Be, questo solleva uninteressante questione di protocollo, non vi pare?
Davvero, signore?
Oh, s!. Quintillo inarc un sopracciglio con aria sorpresa davanti allignoranza del
centurione. Vedi, sono stato invitato anchio.
Ero sicuro che Verica non vi avrebbe lasciato fuori, signore.
Da sorpresa, lespressione del tribuno divenne irritata. Naturalmente no! Il fatto  che per me
non va bene essere mescolato con gli altri ranghi. Manca di dignit, non ti sembra? Dopotutto, io sono
un procuratore che agisce in nome dellimperatore.
S, signore, disse Macrone con pazienza. Me lo ricordo.
Quintillo annu. Eccellente! Allora immagino che tu e il tuo sodale vorrete porgere le vostre
scuse a re Verica.
Scuse?.
Vi fu una pausa imbarazzata, finch il tribuno scoppi a ridere e diede una pacca sulla spalla a
Macrone. Andiamo, centurione! Non essere cos ottuso! Dite al vecchio che non potete andare.
Che non possiamo andare?
Inventate qualche pretesto. Impegni di servizio o qualcosa del genere. Non  di questo che vi
occupate sempre voi centurioni?.
Catone not che il compagno sirrigidiva per lindignazione e la collera, e decise di intervenire
prima che la sua orgogliosa suscettibilit lo cacciasse in qualche guaio.
Signore, il problema  che abbiamo gi accettato linvito. Se ora facciamo marcia indietro,
sembrer terribilmente maleducato. Questi Celti se la prendono per la minima scortesia, signore.
Tuttavia....
E non possiamo permetterci di offendere gli Atrebati. Non in questo momento, signore.
Bene.... Quintillo si accarezz il mento riflettendo sulla situazione. Suppongo, al fine di
intrattenere buone relazioni diplomatiche, che questa volta potremmo tralasciare i normali
accomodamenti.
Penso che sarebbe saggio, signore.
Daccordo, allora. Il tribuno non si cur di celare ai suoi subalterni la riluttanza nel tono.
Catone azzard una rapida occhiata a Macrone e vide la linea decisa delle sue labbra serrate. Quintillo
prese un panno di seta infilato nella cintura delle brache e si tampon la fronte. Avete mai cacciato
prima? A scopo di divertimento, intendo.
A scopo di divertimento?. Macrone aggrott le sopracciglia. Ho cacciato, signore.
Lesercito mi ha addestrato a farlo. Per procurare razioni.
Ottimo. Ma cacciare per procurarsi cibo  un po diverso dal farlo per sport, spieg il tribuno.
C una certa questione di forma.
Una questione di forma, signore?, replic Macrone in tono pacato. Capisco.
Gi. Hai mai usato una lancia da caccia?
Ho usato un giavellotto un paio di volte, signore. La voce del centurione era carica di ironia.
Be, questo  un buon inizio. Vediamo come ve la cavate, poi vi dar qualche suggerimento
prima che rischiate di fare la figura degli incompetenti.
Quintillo si avvicin a una rastrelliera, prese una lancia e la gett a Macrone. Catone si costrinse
a non sobbalzare, ma lamico afferr abilmente larma e ne valut il peso. A circa venti passi di
distanza cerano alcuni bersagli di vimini a forma di uomo. Prendendo la mira, Macrone tir indietro il
braccio e scagli lasta verso il bersaglio centrale. La lancia percorse un basso arco sopra larea per le
esercitazioni e trafisse la figura allaltezza della coscia. Il centurione si volt verso il tribuno
sforzandosi di non sorridere.
Non male. E tu Catone? Prendi questa!.
Il giovane afferr goffamente larma con entrambe le mani.
Cerca di non sembrare troppo imbranato davanti ai nativi, sibil il compagno.
Chiedo scusa.
Catone alz la lancia con la destra, mirando allo stesso bersaglio. Con un ultimo profondo
respiro, estese al massimo il braccio allindietro, poi lo scaravent in avanti. La lancia fendette laria
mancando di poco il petto della figura e fin rumorosamente a terra alcuni passi pi in l. Quintillo
schiocc la lingua con impazienza, le guardie del corpo risero, e le guance di Catone avvamparono.
Forse avrete la bont di mostrarci il metodo corretto, signore?, chiese Macrone.
Certamente!.
Il tribuno scelse una delle lance, prese la mira e scagli larma verso la stessa figura. Grazie alla
potenza dei suoi muscoli, la lancia attravers laria con una traiettoria quasi diritta, piantandosi nella
regione del cuore del bersaglio con un colpo secco.
Centro!, esclam Catone in tono ammirato.
Un rauco mormorio di approvazione percorse il gruppo delle guardie.
Ecco! Hai visto?, disse Quintillo a Macrone. Occorre solo un po di esercizio.
Molto pi che un po, immagino, signore.
Non tanto. Il tribuno fece una smorfia. Non pi di qualsiasi altra arma.
Oh, davvero?, domand Macrone con calma.
Certo.
C differenza tra scagliare una lancia e maneggiare una spada. E anche tra usarla contro un
bersaglio di vimini e un uomo reale, signore. Una grossa differenza.
Sciocchezze!  tutta una questione di tecnica, centurione.
No, signore.  una questione di esperienza.
Capisco. Quintillo incroci le braccia e lo studi attentamente. Saresti disposto a
dimostrarlo, centurione?.
Macrone sorrise. Volete combattere con me, signore?
Combattere? No, solo fare un po di pratica di scherma. Unoccasione per te di mettere alla
prova la tua affermazione sullesperienza.
Scusatemi, signore, interloqu Catone con voce tranquilla, ma dubito che il prestigio romano
ci guadagnerebbe se ci mettiamo a combattere davanti ai nativi.
Come ho detto, non si tratta di un combattimento. Solo di un po di pratica. Allora, centurione
Macrone?.
Per un attimo Macrone ricambi lo sguardo con espressione torva. Lamico not una lieve
tensione nella mascella dellamico e si sent mancare il fiato sapendo che non sarebbe stato capace di
rifiutare la sfida. Poi, con sua sorpresa, Macrone scosse la testa.
Non credo che sia il caso, signore.
Oh? Non ritieni di farcela, quindi?
No.  chiaro che avete trascorso anni ad addestrarvi. Io non ho avuto questo lusso, signore. La
mia abilit con la spada  piuttosto elementare, solo le mosse necessarie per il combattimento, e il resto
 istinto. In questo momento, non penso che sarei in grado di tenervi testa, signore. Ma se ci
incontrassimo in battaglia, ritengo che la situazione sarebbe pi equilibrata.
Lo credi?
Ne sono certo... signore.
Non sono ancora convinto. Combatti con me, centurione.
 un ordine, signore?.
Quintillo apr la bocca per rispondere, poi ci ripens e scosse il capo. Forse no. Non sarebbe
molto equo.
Allora, no. C altro, signore?
Cercate solo di comportarvi bene, domani. Entrambi. E mantenetevi sempre a rispettosa
distanza da me. Capito?
S, signore, risposero i due centurioni.
Potete andare.
Mentre riattraversavano la sala, Catone si gir verso il compagno. Per un momento ho temuto
che avresti accettato la sfida.
Stavo per farlo. Ma un uomo saggio sceglie i suoi combattimenti, non lascia che siano altri a
farlo per lui. Quel bastardo mi avrebbe fatto a pezzi. Lo sapeva perfettamente, come lo sapevo io.
Quindi, che motivo cera di combattere?
Se la metti cos, nessuno. Catone era compiaciuto. Da quando lo conosceva, quella era una
delle rare occasioni in cui il veterano aveva permesso alla logica di trionfare sullorgoglio. Meglio
ancora, Macrone aveva discretamente segnato un punto a proprio favore sul tronfio aristocratico, come
rivelava chiaramente lirritata alterigia delle sue parole di congedo.  stata una cosa ben fatta.
Naturale che lo  stata. Coglioni come quello me li mangio a colazione.
Deve essere qualcosa nella zuppa.
Laltro gli lanci unocchiata, poi scoppi in una risata fragorosa. A quel suono, uno dei cani si
alz di scatto, le orecchie dritte e il muso puntato verso i due centurioni. Il suo padrone sollev la testa,
guard torvo i Romani e allung un calcio allanimale.
Macrone diede una pacca sulle spalle al compagno. Sei proprio un bel tipo, ragazzo!.
Nel recinto continuavano i preparativi per la caccia sotto il sole cocente, e mentre si facevano
largo tra i servi carichi di provviste, Catone ud chiamare il suo nome. Scrutando tra la folla, vide
Tincommio. Il principe atrebate agit freneticamente una mano e si diresse verso di loro con
espressione stravolta.
Catone afferr lamico per un braccio. C Tincommio. Sembra che sia accaduto qualcosa.
Eh?. Macrone cerc di guardare sopra le spalle degli uomini intorno a lui. Poi Tincommio li
raggiunse, senza fiato e fuori di s.
Signore! Vi prego, venite subito con me!.
Che  successo?, domand bruscamente il centurione. Fai il tuo rapporto!.
Si tratta di Bedriaco, signore.  stato pugnalato.
...
.
...
CAPITOLO VENTUNO.
...
.
...
Cosa  accaduto, esattamente?
Venite, signore!, implor Tincommio.
Vuoi dirmi che cosa  successo?, replic Macrone aspro.
Non lo so. Lho trovato nelledificio del quartier generale. Era steso a terra nel corridoio. Cera
sangue dappertutto.
 ancora vivo?
S, signore. Pi o meno.
Chi si sta occupando di lui?
Artax.  arrivato subito dopo di me.
Catone lo prese per un braccio. Lo hai lasciato con Artax? Da solo?
S. Ho mandato un uomo a chiamare il medico prima di venire a cercarvi.
Perch tanta fretta?, chiese Macrone.
Tincommio si guard intorno, poi disse a bassa voce: Stava perdendo conoscenza. Ha gridato
il nome di Catone, dicendo qualcosa su un pericolo che minaccia Verica.
Verica?, esclam Macrone. Che genere di pericolo?
Parlate piano!, ammon Catone, mentre uno dei dispensieri guardava nella loro direzione.
Volete che ci sentano tutti?.
Per un attimo Macrone rimase sconcertato dalla veemenza del tono. Il giovane si gir verso
Tincommio. Che cosa ha detto, con precisione?, domand sottovoce.
Che voleva vedervi per riferirvi qualcosa di importante; aveva udito per caso qualcuno parlare
del re, di ucciderlo... Questo  tutto ci che sono riuscito a cavargli prima che Artax ci trovasse.
Artax ha sentito tutto?.
Tincommio annu. Poi mi ha mandato a cercarvi.
Catone scambi unocchiata con Macrone.
Sar meglio tornare subito al deposito.
Daccordo.
Ha detto qualcosa?, ansim Tincommio appena irruppero senza fiato nellalloggio di Catone.
Il dottore era accovacciato accanto al ferito. Davanti a lui, Artax si guardava attorno inginocchiato sul
pavimento.
No....
Una pozza di sangue luccicava alla luce che entrava dallalta finestra nellufficio. Altro sangue
era spruzzato sul pavimento di terra battuta e sulle pareti imbiancate a calce su entrambi i lati della
porta di legno.
Catone trattenne il respiro alla vista di Bedriaco. La faccia del cacciatore era pi bianca della
neve, di un pallore cereo. Gli occhi si aprivano e si chiudevano, mentre la bocca era semiaperta e le
labbra tremanti si muovevano debolmente. La tunica era stata tolta e gettata da una parte, scura e
bagnata. Il corpo era coperto solo dal perizoma, e la pelle esangue e macchiata di rosso lo faceva
sembrare simile a un animale scuoiato.
Come sta?
Come sta?. Macrone distolse lo sguardo dal chirurgo. Usa i tuoi maledetti occhi. 
spacciato. Non occorre essere un medico per capirlo.
Parlate piano, vi prego, signore, lo invit il medico.  meglio per lui.
Catone attravers lentamente la stanza e singinocchi accanto al gruppo. Artax? Ti ha detto
qualcosa?.
Il guerriero alz la testa irsuta e lo guard con calma, il viso privo di qualunque espressione.
Ha detto qualcosa mentre eri qui con lui?.
Artax rimase immobile per un momento, poi scosse lentamente la testa.
Nulla? Assolutamente nulla?
Nulla che avesse un senso, Romano.
I due si fissarono, poi Catone osserv in tono pacato: Trovo difficile crederlo.
Laltro scroll le spalle, ma non replic. Prima che il centurione potesse interrogarlo pi a
fondo, Bedriaco emise un lungo gemito affannoso. I suoi occhi spalancati e stravolti guardarono le
facce degli uomini intorno a lui, poi si fermarono su Catone.
Signore....
Chi  stato, Bedriaco? Lo hai visto?
Qui... pi vicino....
Il giovane si protese in avanti, finch il suo viso fu a una spanna dagli occhi sbarrati del
cacciatore. Improvvisamente questi allung una mano, afferrandolo per il collo della tunica. Catone
cerc istintivamente di ritrarsi, ma cera una forza incredibile in quella stretta, e il morente lo attir
ancora pi a s. Poteva avvertirne il fiato greve e lodore pi dolce e intenso del sangue.
Il re... in grande pericolo.
Lo so... Dimmi solo....
Ascoltate! Ero venuto a dirvelo... Ho sentito parlare alcuni uomini. Nobili.... Il volto di
Bedriaco si contorse, e un violento spasmo gli attravers il corpo.
Tenetelo gi!, ordin il dottore, prendendo il pesante mantello di lana di Catone da un
attaccapanni alla parete e gettandolo addosso a Bedriaco. Lo spasmo cess, e la stretta sulla tunica del
giovane si allent. Ora il cacciatore respirava in brevi rantoli, gli occhi disperatamente fissi su Catone.
Il centurione gli prese il viso tra le mani.
Che diavolo state facendo?, grid il chirurgo.
Zitto!, intim Catone. Bedriaco! Bedriaco! Chi  stato? Dimmelo! Dimmelo, finch puoi!.
Bedriaco cerc di rispondere, ma ormai le forze lo stavano abbandonando. Guard Tincommio,
poi di nuovo il suo comandante e riusc a sussurrare: I miei occhi... non vedo pi....
Tincommio spinse delicatamente Catone da parte e pos una mano sulla fronte del morente.
Dormi, Bedriaco il cacciatore. Dormi.
Smettila!, esclam Catone. Maledetto idiota! Dobbiamo sapere.
Tincommio alz lo sguardo con espressione cupa e irritata. Questuomo sta morendo.
Io non posso impedirlo. Nessuno pu farlo. Dobbiamo sapere. Lo hai udito: qualcuno minaccia
Verica. Ora levati di mezzo!.
Troppo tardi, interloqu Artax. Guardate.  andato.
Catone distolse gli occhi da Tincommio e li abbass su Bedriaco. Il cacciatore era perfettamente
immobile, il viso rivolto al soffitto, la mascella cascante. Il medico si avvicin in cerca di qualche
segno di vita. Gli gir la testa e gli poggi un orecchio sul petto. Dopo qualche attimo si raddrizz e
tolse il tampone insanguinato che aveva continuato a premere sulla ferita. Catone vide il taglio scuro e
profondo, simile a una bocca luccicante. Poi la macabra immagine svan, mentre il sangue sgorgava
colando sul pavimento.
 morto, annunci il chirurgo in tono ufficiale.
Bene, meglio metterlo per iscritto in un rapporto, disse Macrone alzandosi. Dove bisogna
trasferire il corpo?.
Il medico accenn verso i due Britanni ancora accovacciati accanto a Bedriaco. Domandate a
loro, signore. Non conosco le usanze locali.
Addio, Bedriaco, mormor Artax. Catone lo guard e vide un lieve sorriso increspare le
labbra del nobile, che aggiunse: Buon viaggio allaltro mondo.
Catone corse alla porta e grid un ordine alle guardie del quartier generale. Quando sent dei
passi echeggiare attraverso il cortile, torn a girarsi verso i due Britanni ancora accoccolati vicino al
corpo. Macrone gli si avvicin.
Che ti prende? Perch hai chiamato le guardie? Possiamo dire a qualcun altro di portare via il
cadavere. Il centurione anziano osserv il sangue sul pavimento. Sar meglio fargli anche pulire il
tuo ufficio.
Questo pu aspettare, replic il giovane. Adesso voglio che Artax sia condotto in un posto
sicuro. Un luogo tranquillo dove sia possibile fargli qualche domanda.
Che diavolo sta succedendo?, chiese Quintillo in tono iroso, entrando a grandi passi
nellufficio di Catone. Perch sono stato convocato, e costretto a interrompere la mia pratica?. Poi
not il corpo steso a terra. Il giovane aveva coperto anche il viso di Bedriaco, e solo i piedi spuntavano
dal pesante mantello. Chi  quel buffone?Buffone, signore?. Catone segu la direzione dello
sguardo del tribuno.  uno dei miei uomini. Lalfiere Bedriaco.
Morto?.
Macrone annu. Indovinato, signore. Sono lieto di vedere che lesercito persegue sempre la sua
politica di arruolare i migliori e i pi intelligenti.
Ignorando il commento, Quintillo si rivolse a Catone. Come?
Pugnalato, signore.
Un incidente?
No.
Ah, capisco. Il tribuno annu con aria pensosa, poi decise cosa doveva essere accaduto.
Qualche rancore locale, senza dubbio. Date ai Celti tempo sufficiente, e si ammazzeranno tutti luno
con laltro. Ci risparmieranno la fatica. Abbiamo il colpevole?
No, signore, rispose Macrone.
Perch no?.
Macrone guard lamico con aria esasperata, mentre Quintillo proseguiva senza attendere
risposta. Se non abbiamo catturato lassassino, perch mandarmi a chiamare? Perch farmi perdere
tempo? Io non posso fare il lavoro al posto vostro, sapete. Dunque?
Non lo abbiamo ancora identificato con certezza, disse Catone in tono di scusa. Ma la
faccenda  pi complicata di quanto sembra, signore.
Complicata?, sorrise il tribuno. Che cosa ci pu essere di complicato in una lite tribale?
Non si tratta di una lite, signore. O almeno, pare che non lo sia. Tincommio lo ha trovato nel
corridoio.
Tincommio?. Quintillo aggrott la fronte non riuscendo a capire a chi si facesse riferimento,
poi il suo viso sillumin. Uno di quei buffoni che ciondolano intorno a re Verica? Che accidenti ci
faceva qui?
Serve con le due coorti che abbiamo formato, spieg Catone. Come tanti altri nobili, del
resto.
Siamo fieri di loro, signore, aggiunse Macrone. Sono in gamba.
Gi, certo. Abbastanza. Il tribuno si gir verso Catone. E cosa centra Tincommio con
questo omicidio?
Come ho detto, signore, ha trovato Bedriaco mentre veniva a cercare me.
Chi  che veniva a cercare te?
Bedriaco!, sbott Macrone.
Lamico gli lanci unocchiata davvertimento. S, signore, Bedriaco. Voleva informarmi di
qualcosa che aveva sentito per caso. Riguardo a un complotto contro re Verica.
Un complotto?, rise Quintillo. Dove siamo? A qualche dozzinale spettacolo pomeridiano al
teatro di Pompei?.
Il giovane si sforz di controllare lirritazione. Non avendo mai avuto lopportunit di
frequentare il teatro di Pompei, non saprei dire, signore.
Non ti sei perso nulla. Ma sembra che qualcuno stia cercando di rimediare alla tua mancanza
di istruzione. O di prenderti in giro.
Prenderlo in giro!. Macrone punt un dito verso il cadavere. C un morto qui, signore.
Proprio un bello scherzo, non vi pare, signore?
Centurione, se solo sapessi quello che combinano a Roma certi giovani un po troppo vivaci...
In questo caso, tuttavia, c forse qualcosa di pi. Ti prego, centurione Catone, continua. Dicevi di un
complotto?
S, signore. Lo abbiamo saputo da Bedriaco prima che morisse. Ma non  riuscito a dirci
altro.
Non vi ha detto chi laveva pugnalato?
No, signore, ammise il giovane.
Oh, andiamo!  ridicolo. Deve esserci qualcosaltro!.
Forse, signore. Tincommio  stato raggiunto da un secondo uomo, prima di venire a cercarci.
E chi  questuomo? Lasciami indovinare... un altro dei piccoli amici di Verica?
Si d il caso che sia cos, signore. Ma si tratta di qualcuno che potrebbe avere meno ragioni di
certi suoi camerati per amare Roma.
Lo immagino.
Catone si strinse nelle spalle. Mi  difficile credere che si trovasse casualmente nei pressi
quando Tincommio ha trovato quel poveretto agonizzante vicino al mio alloggio. Soprattutto
considerando che Bedriaco aveva qualcosa di vitale importanza da dirmi. Una coincidenza un po
strana, ne convenite, signore?
Forse. Daltra parte, la presenza di Artax potrebbe essere davvero una coincidenza. Hai
qualche altra prova?.
Unespressione perplessa pass fugace sul viso di Catone, ma prima che potesse rispondere,
Macrone interloqu.
Sicuro, Artax  un tipo sospetto. Un bastardo arrogante che ci ha gettato addosso il malocchio
da quando siamo arrivati a Calleva.
Eppure, serve con le vostre coorti, fece notare Quintillo.
Be, s... Ma quale modo migliore per non perderci di vista?.
Il tribuno scosse la testa. No. Dubito che stia tramando qualcosa. Di solito i cospiratori non si
mettono in mostra, tanto meno agiscono in maniera sospetta.
Parlate per esperienza, signore?
No, uso semplicemente il buonsenso, centurione....
Certi individui non possono fare a meno di provocarsi a vicenda, pens Catone osservando i due
uomini. Ma questo non aiutava la situazione. Artax era chiuso in una cella dalla parte opposta
delledificio del quartier generale, e il giovane era convinto che sapesse qualcosa sullomicidio, se non
sul complotto menzionato da Bedriaco. Doveva essere interrogato, e presto.
Signore, dobbiamo interrogare Artax. Ci nasconde qualcosa. Ne sono sicuro.
Ne sei sicuro?, replic il tribuno in tono sarcastico. E su quali basi? Istinto?.
Non cera nulla che Catone potesse rispondere senza apparire sciocco. Certo, non cerano prove
concrete contro Artax, se non il suo comportamento negli ultimi giorni, il peso della coincidenza e, se
doveva essere onesto con se stesso, proprio listinto.
Ho ragione, allora?. Quintillo fece un sorrisetto di trionfo. Be, centurione?.
Catone annu.
Dunque, questo Artax. Quanto  vicino al re?
Molto.  un suo consanguineo e faceva gi parte del suo seguito prima di entrare nelle coorti.
Si direbbe un alleato modello e abbastanza ben piazzato da meritare di essere trattato con
rispetto, non ti sembra?
S, signore.
Pertanto, suggerisco di rilasciarlo appena possibile, prima che riconsideri la sua opinione su
Roma. Data la delicatezza della situazione, non credo che dovremmo rischiare inutilmente di offendere
lui o chiunque altro.
Signore, se solo potessimo interrogarlo....
No! Hai gi causato abbastanza guai, centurione. Ti sto ordinando di lasciarlo andare
immediatamente. Ubbidisci. Io devo tornare alla mia pratica. Quintillo si diresse a grandi passi verso
luscita, poi si ferm nel vano della porta, quasi riempiendolo con il fisico scultoreo. Guardando i due
centurioni, disse: Se vengo a sapere che avete tardato a eseguire il mio ordine, vi degrado entrambi a
soldati semplici. Chiaro?
S, signore.
Domani voglio vedere questo Artax tra il seguito del re quando partiremo per la caccia. Se c
anche il pi piccolo intoppo, user le vostre palle come fermacarte.
Mentre i passi del tribuno si allontanavano nel corridoio, Macrone si sferr un pugno sul palmo.
Bastardo! Fottuto bastardo! Viene qui a dirci quello che dobbiamo fare. Chi cazzo si crede di
essere? Giulio Cesare? Ehi, Catone, ho detto chi cazzo si crede... che diavolo hai? Catone!.
Il giovane trasal. Scusami. Stavo pensando.
Macrone rote gli occhi. Che c da pensare? Il tribuno ci ha ordinato di rilasciare il nostro
unico possibile sospetto, e tu te ne stai l a fantasticare. Torna in te, ragazzo. Dobbiamo agire, non
pensare.
Catone annu distrattamente. Non ti sembra un po strano?
Strano? No, non particolarmente. Il tipico comportamento da stronzo di un tribuno che rende
le cose pi difficili.
No. Non  questo. Catone aggrott la fronte.
E cosa, allora?
Il fatto che sapesse del coinvolgimento di Artax prima che menzionassimo il suo nome.
...
.
...
CAPITOLO VENTIDUE.
...
.
...
Solo poche centinaia di abitanti di Calleva assistettero alla partenza della comitiva reale per la
foresta, senza peraltro riuscire a conferire allevento la solita atmosfera festosa. Quando uscirono dalle
porte, Catone e Macrone videro volti emaciati su entrambi i lati della pista che si allontanava dalla
citt. Ma per quanto affamati, i bambini saltellavano allegramente lungo la processione di carri, cavalli
e servi. Il giovane distolse lo sguardo dallo spettacolo. Non che non ne avesse gi visti. Perfino a
Roma, con tutti i suoi mercati di cibi esotici e i depositi di frumento, cera una moltitudine di
mendicanti e vagabondi che languivano nelle vie.
Dietro insistenza del tribuno Quintillo, i due centurioni cavalcavano davanti agli schiavi della
famiglia di re Verica e ai carri che trasportavano le provviste e gli accessori per la caccia. Li
precedevano i meno nobili della trib, che indossavano ampie tuniche e braghe dai colori vivaci.
Bench fosse mattino presto, avevano gi vuotato qualche boccale e parlavano e ridevano
chiassosamente, incuranti degli occhi che li fissavano e dei visi affamati lungo la pista. In testa alla
colonna cerano Verica, i suoi amici e consiglieri pi fidati, e un drappello di guardie del corpo, armate
e pronte ad affrontare qualunque pericolo, che scrutavano attentamente gli spettatori, le mani sullelsa
delle spade. Ma nessuna minaccia sembrava incombere sul re. Qualcuno tra la folla acclamava senza
entusiasmo. La maggior parte osservava in silenzio i carri che procedevano rumorosi, alcuni pieni di
quarti di carne affumicata, orci sigillati di vino e birra, ceste di pane e frutta.
Un isolato gemito di disperazione si trasform gradualmente in un lamento collettivo. Poi si
lev una voce adirata. Catone si gir e vide un nativo che mostrava un neonato sudicio e con gli occhi
sporgenti dalla testa scheletrica. Luomo stava gridando, ma lemozione che distorceva le sue parole
rendeva difficile capire cosa stesse dicendo. Non che ce ne fosse bisogno. Lopaco sguardo letargico
negli occhi del piccolo e la terribile angoscia del padre erano abbastanza eloquenti. Altri ripresero il
grido, e lentamente la folla si mosse verso il convoglio delle provviste.
I dispensieri alla guida dei veicoli si alzarono dai loro sedili, sbraitando e facendo segno alla
gente di allontanarsi. Ma gli avvertimenti rimasero inascoltati, mentre tutti gli occhi si concentravano
avidamente sul contenuto dei carri. Quando la prima mano si protese verso il cibo, si ud lo schiocco di
una frusta seguito da un urlo di dolore. Catone vide un uomo coprirsi la faccia e il sangue colare tra le
sue dita. La moltitudine affamata si arrest e rimase silenziosa per un momento, come se tutti stessero
contemporaneamente inspirando a fondo. Poi riprese ad avvicinarsi, e i dispensieri cominciarono a
menare scudisciate e a inveire con rabbia.
Fermateli!, Catone sent Quintillo gridare.
Il tribuno stava galoppando accanto al gruppo dei nobili con la spada sguainata. Dietro di lui la
guardia del re caricava la gente sulla pista.
Macrone!, url il giovane. Aiutami!.
Volt il cavallo e lo spron verso il carro pi vicino, gridando in celtico: Indietro, sciocchi!
Tornate indietro!.
Numerosi visi si girarono a guardarlo pieni di rabbia e di paura, cercando di evitare le narici
frementi e la massa lucente della sua cavalcatura. Catone affond i talloni nei fianchi dellanimale,
spingendolo tra la folla e il carro. Indietro! Indietro, ho detto! Ora!.
Poi not che Macrone stava seguendo il suo esempio allaltra estremit del veicolo, inserendosi
tra questo e la moltitudine urlante. Costretti a indietreggiare dai due centurioni, i nativi si accorsero che
il tribuno e le guardie si stavano avventando su di loro con le spade scintillanti al sole. Allora, come
una marea ondeggiante, si allontanarono dal convoglio tentando disperatamente di sottrarsi agli zoccoli
dei cavalli e alle lame dei guerrieri di Verica.
Inseguiteli!, grid Quintillo, indicando con la spada la gente in fuga.
Fermatevi!, url Catone in celtico alle guardie. Per un attimo temette che ignorassero il suo
ordine e caricassero la folla. Alz un braccio. Fermatevi, ho detto! Lasciateli andare. I carri sono al
sicuro.
I guerrieri tirarono le redini, abbassando le armi. Quintillo li guard con espressione dapprima
incredula, poi furibonda.
Che cosa pensate di fare? Inseguiteli! Uccideteli!.
Gli uomini lo fissarono con aria assente, e il tribuno si gir verso Catone. Tu parli questa
fottuta lingua barbara. Di loro di inseguire quella gente! Prima che sia troppo tardi.
Troppo tardi per cosa, signore?
Come?. Il tribuno gli lanci unocchiata torva. Diglielo! Che aspetti, centurione?.
Catone vide che la moltitudine cominciava a disperdersi, precipitandosi verso le porte della
citt.
Ormai  inutile, signore.
Non discutere! Diglielo!, grid Quintillo. Te lo ordino!.
S, signore. Subito. Il giovane fece il saluto militare, si volt verso le guardie e aggrott la
fronte. Appena riesco a ricordare le parole giuste.
Il tribuno impallid, serrando le labbra. Macrone dovette guardare altrove per non scoppiare a
ridere e finse di armeggiare con la cinghia della spada. Ud Catone schioccare le dita.
Ecco! Ora ricordo!... Ehi! Dove sono andati?.
Quintillo fiss il centurione per un lungo momento, e Macrone cominci a temere che lamico
avesse passato il segno. Poi, mentre le guardie di Verica abbassavano le armi e si avviavano al trotto
verso la testa della piccola colonna, il tribuno rinfoder la spada e annu lentamente.
Daccordo, centurione. Cos sia. Questa volta ti  andata bene, ma ti avverto: se noto di nuovo
la minima mancanza di rispetto o disobbedienza da parte tua, mi assicurer che tu non serva pi con le
aquile. Nel migliore dei casi, ti far degradare a soldato semplice di servizio alle latrine, a spalare
merda per il resto dei tuoi giorni.
A spalare merda. S, signore.
Il tribuno serr i denti furibondo, poi gir il cavallo affondandogli con violenza i talloni nei
fianchi e part al galoppo verso il re e il suo seguito. I due centurioni lo osservarono allontanarsi.
Macrone si gratt il mento ispido, scuotendo lentamente la testa.
Sai, vecchio mio, se fossi in te non prenderei labitudine di far incazzare i tribuni. Molto
probabilmente quello un giorno diventer legato, e che succederebbe se gli dessero il comando di una
legione dove potresti servire tu? Che ne dici?.
Catone scroll le spalle. Ci penser quando sar il momento. Ma se mai avverr che si affidino
le legioni a simili stronzi, tanto vale consegnare subito limpero ai barbari.
Macrone rise. Non ti scaldare! Lui ti vede semplicemente come un ostacolo sulla via verso la
gloria che gli spetta. Non  nulla di personale.
Ah, s?, brontol Catone. Be, adesso lo . Per me, almeno.
Fesserie!. Macrone allung una mano e gli diede una pacca sulle spalle. Non ci pensare.
Quelluomo  fuori della tua portata. Non puoi permetterti di averlo come nemico. Prenditela con
qualcuno pi al tuo livello. Meglio ancora, dimentica tutta la faccenda.
Catone gli lanci unocchiata. Strano consiglio, venendo da te.
La comitiva reale si lasci dietro Calleva e la sua infelice popolazione. Ben presto la capitale
degli Atrebati scomparve oltre una collina mentre la colonna di cavalieri, carri e servi a piedi seguiva la
pista scavata dai solchi delle ruote attraverso il paesaggio ondulato con le sue fattorie sparse e
intervallate da alberi secolari e boschi cedui. Nonostante i timori per le scorrerie che Carataco e i suoi
Durotrigi stavano compiendo in profondit nel territorio, alcuni campi venivano ancora coltivati. Ogni
tanto distese di orzo e frumento sincrespavano in onde gialle e dorate nella lieve brezza che
trasportava vaporose nubi bianche attraverso il cielo azzurro.
Il malumore di Catone miglior una volta che Calleva fu sparita alla vista. Il tribuno Quintillo si
era confuso tra il gruppo di uomini che si affollavano intorno al re, e in breve il giovane se ne
dimentic, mentre lasciava vagare lo sguardo sulle fertili campagne britanne. Certo, non erano
spettacolari o curate come quelle che circondavano Roma, ma avevano una loro incontaminata
bellezza, e il giovane gustava i dolci effluvi che gli offrivano.
Sarebbe un bel posto dove ritirarsi, osserv Macrone, interpretando correttamente
lespressione del compagno. Dopo aver dato una bella batosta al nemico.
Quanto ti rimane da servire?, chiese Catone, con una sfumatura di ansia nella voce allidea di
una vita nella Seconda Legione senza averlo al suo fianco.
Undici anni, sempre che limperatore rispetti gli impegni relativi alla fine del servizio.
Pensi che non lo far?
Non lo so. Dopo il disastro di Varo, continuarono a tenere sotto le armi veterani che avrebbero
dovuto andare in pensione fino a quando non riuscivano quasi pi a camminare o mangiare. Alcuni di
quei ragazzi dovettero mostrare a Germanico le gengive sdentate per fargli capire che ne avevano
abbastanza dellesercito.
Davvero?
Oh, s! Ce nera ancora in giro qualcuno, quando sono arrivato io. Poveri bastardi. Se i
Germani avessero saputo che le legioni sul Reno erano formate da vecchi a malapena in grado di
sollevare una spada, sarebbero dilagati in Gallia come una marea di merda.
Unimmagine pittoresca.
No. Solo realistica. Saremmo stati noi soldati a finirci dentro fino al collo, mentre a Roma i
fottuti politici avrebbero cercato di attribuirsi la colpa a vicenda. Bastardi.
Ora  diverso, per, replic Catone. A quanto pare, quelli che hanno completato gli anni di
servizio si ritirano con una buona indennit di congedo. Limperatore onora le sue promesse.
Sicuro. Il vecchio Claudio sembra un tipo onesto, ma non vivr per sempre. Macrone scosse
la testa con tristezza. I migliori non lo fanno mai. Probabilmente, con la fortuna che abbiamo, il
prossimo sar qualche piccolo stronzo come Caligola o peggio ancora come Vitellio.
Catone sorrise con aria ironica. Vitellio? Oh, andiamo! Impostori come lui finiscono per essere
smascherati, prima o poi. Vitellio imperatore? No,  impossibile.
Ne sei convinto?. Macrone appariva serio. Scommetterei un bel gruzzolo sul contrario.
Allora perderesti il tuo denaro.
Conosco il tipo: nessuna ambizione  mai eccessiva. Macrone indic il fronte della colonna.
Come il nostro amico Quintillo.
Catone segu la direzione del dito dellamico e vide che i compagni del re cavalcavano in ordine
sparso in gruppi di due o tre. Fra essi, scorse il mantello scarlatto dellufficiale romano. Accanto a
Quintillo cera un uomo con le spalle larghe e i capelli neri raccolti in treccine, e il giovane si chiese
cosa ci facesse Artax tanto assorto in conversazione con il tribuno.
...
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...
FINE Parte 1.